Cuneo Fiscale

 

 

Per cuneo fiscale si intende l’ammontare delle imposte (dirette, indirette, contributi previdenziali) che gravano sul costo del lavoro, sia dalla parte dei datori di lavoro, sia rispetto ai lavoratori dipendenti, autonomi o liberi professionisti. Il cuneo fiscale è la differenza tra lo stipendio lordo versato dal datore di lavoro e la busta paga netta ricevuta dal lavoratore. Questo parametro serve a quantificare gli effetti della tassazione del costo del lavoro sul reddito dei lavoratori, dell’occupazione e del mercato del lavoro.

Nel dettaglio questa differenza si compone di:

  • imposte dirette;
  • imposte indirette;
  • contributi previdenziali.

Il cuneo fiscale è in parte a carico del datore di lavoro e in parte del lavoratore.

Dunque, il datore di lavoro esborsa l’intero importo lordo dello stipendio mensile, suddividendolo in:

  • stipendio netto al lavoratore dipendente;
  • imposte all’Erario;
  • contributi all’ente previdenziale.

Il cuneo fiscale in Italia

In Italia il cuneo è molto alto, come dimostrano i dati sul cuneo fiscale pubblicati dall’Ocse nel rapporto Taxing Wages 2019. A fronte di un valore medio del cuneo fiscale nei 36 Paesi Ocse pari al 36,1%, l’Italia occupa il terzo posto nella classifica. Un lavoratore senza figli a carico è sottoposto ad un cuneo fiscale del 47,9%, di cui il 16,7% è rappresentato dalle imposte personali sul reddito ed il restante 31,2% dai contributi previdenziali, di cui una parte è a carico del lavoratore 7,2% e l’altra del datore di lavoro 24%.

Cosa vuol dire tagliare il cuneo fiscale?

Si tratta di ridurre la differenza tra lo stipendio lordo versato dal datore di lavoro per il dipendente e la busta paga netta incassata da questi. In Italia, purtroppo, questa differenza risulta essere ancora molto alta per effetto dell’eccessivo peso della tassazione sul lavoro. Una riduzione del cuneo porta un aumento netto della busta paga.

La nuova riforma per il taglio del cuneo fiscale

Nel 2022, con l’assegno unico universale e il taglio dell’Irpef previsto nel primo modulo della riforma, il cuneo fiscale, si è ridotto di due di punti percentuali. L’intervento, è stato limitato fino ai 35.000 euro di reddito. Da luglio a dicembre, per effetto della riduzione del cuneo decisa dal governo Draghi, ci sarà un ulteriore aumento fino a 25 euro al mese (tredicesima compresa). Secondo le simulazioni della Uil, a fine anno, un lavoratore che incassa fino a 2.600 euro netti al mese, vedrà aumentare la busta paga di 144 euro. Per chi guadagna 1.500 euro l’incremento si attesta sui 102 euro per poi scendere, gradualmente, a 72 euro per gli stipendi fino a mille euro.

Nel 2023 cosa succederà?

Il Governo ha previsto un taglio al cuneo fino al 3% per i lavoratori dipendenti con redditi bassi per un totale di 4.185 miliardi. Previsto l’esonero contributivo del 2% per redditi fino a 35.000 euro e del 3% per redditi fino a 20.000 euro. La riduzione del cuneo è tutta a beneficio dei lavoratori

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