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Formula abbreviata per il calcolo del ROE

Il ROE (Return On Equity) è un indicatore che misura la redditività del capitale proprio, ottenuto dividendo l’utile netto per i mezzi propri (ROE = Utile Netto/Capitale Proprio * 100).
L’indicatore viene utilizzato per verificare il tasso di remunerazione del capitale di rischio, ovvero quanto rende il capitale conferito all’azienda dai soci.

Misura la redditività netta dell’impresa, fornendo utili indicazioni sulla situazione dell’equilibrio economico-finanziario complessivo. Consente di valutare come il management abbia gestito i mezzi propri per aumentare gli utili aziendali.

Può anche essere descritto come la redditività netta attesa dai conferenti capitale di rischio, ovvero il rendimento percentuale annuo per gli azionisti, come conseguenza del loro investimento nel capitale di rischio dell’impresa.

Come capire se il ROE è buono?

Come si vede nella formula precedente i dati che ci servono per calcoalre il ROE sono:
L’utile netto (UN) che corrisponde alla variazione che il capitale proprio subisce per effetto della gestione.
E’ ricavabile da qualunque prospetto riclassificato di conto economico o stato patrimoniale, mentre il capitale netto (CN) è ottenibile dallo stato patrimoniale riclassificato.

Tale rapporto indica il rendimento del’ utile netto, ovvero l’incremento potenziale dell’utile netto nel periodo, cioè prima dell’eventuale redistribuzione di parte di esso sotto forma di dividendi.

Il ROE tende a convergere in marcati tradizionali intorno a valori tra il 10% e il 14%, in un arco temporale di medio periodo di 5-10 anni.

Dovremo pertanto investire in aziende che hanno un ROE superiore al 14 % per ottenere dividendi migliori.

Un secondo modo di valutare il ROE è verificare se è più conveniente investire nella azienda oppure in titoli privi di rischio, come ad esempio i titoli di stato (anche se in realtà il rischio zero negli investimenti non esiste)

se il valore de ROE risulta maggiore del rendimento dei titoli di stato: l’azienda ha un buon ritorno di capitale, dunque è conveniente investire in essa

se il valore de ROE risulta minore del rendimento dei titoli di stato: l’azienda non genera utili a sufficienza, dunque non è conveniente investire in essa.

Un terzo modo di valutazione l‘indice è buono se supera almeno di 3 – 5 punti il tasso di inflazione, essendo comunque caso fortemente influenzato dal settore di riferimento.

Naturalmente occore fare altre valutazioni e controllare altri indicatori come il ROI prima di prendere decisioni di investimento.

Il ROI esprime la redditività del capitale investito in azienda, offrendo un’indicazione più generica relativa all’andamento operativo nel suo complesso.

Il ROE misura invece, come sottolineato, la redditività del capitale netto, fornendo quindi un’indicazione specifica per gli azionisti della società.

Gli aspetti negativi del ROE

Il ROE è un indicatore molto utile e ampiamente utilizzato, tuttavia in alcuni casi può condurre ad alcune valutazioni e scelte aziendali sbagliate.

Le aziende, spinte dalla tentazione di attrarre maggiori investimenti dal mercato, rischiano di cadere nella tentazione di ricorrere a strategie finanziarie finalizzate ad aumentare il ROE ma l’apparente solidità aziendale, potrebbe nascondere in realtà il deterioramento delle performance aziendali.

Ad esempio l’azienda potrebbe far ricorso a un maggiore indebitamento e l’utilizzo dell’effetto leva. Si tratta di strategie pericolose che possono innescare un circolo vizioso, legato a un continuo incremento della leva finanziaria e dell’esposizione aziendale al mercato, e perciò devono essere adottate con estrema cautela.

Le aziende spesso incappano in questi errori, poiché una diminuzione del ROE ha un effetto immediato che tali strategie sembrano scongiurare momentaneamente.

Come tutte gli indicatori di redditività, anche l’utilizzo del ROE è più efficace se affiancato all’utilizzo di altri indicatori, così da valutare in modo più preciso lo stato di salute di un’azienda.

 

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