Salario Minimo

Salario minimo in Italia: Stop ai 9 euro l’ora e proposta stralciata

Introduzione

Il dibattito sull’introduzione del salario minimo in Italia ha preso vita con il parere del CNEL, presieduto da Renato Brunetta. La proposta di fissare il salario minimo a 9 euro lordi, presentata dai partiti di opposizione, ha subito una svolta significativa in parlamento.

La proposta di legge sul Salario minimo

Il 4 luglio 2023 è stata presentata alla Camera la proposta di legge numero 1275 riguardante “Disposizioni per l’istituzione del salario minimo”. Un iniziativa portata avanti dai deputati d’opposizione con l’obiettivo di stabilire un trattamento economico minimo orario.

Paesi dell’UE e il salario minimo

Il confronto con gli altri Stati membri dell’Unione europea evidenzia che la maggioranza ha già un salario minimo legale. Tuttavia, Paesi come Danimarca, Svezia, Finlandia, Austria e Italia restano delle eccezioni. La Germania ha recentemente fissato il proprio salario minimo a 12 euro l’ora nel 2022.

Sostenere la contrattazione collettiva

La proposta enfatizza il ruolo cruciale della contrattazione collettiva nell’attuale sistema, affermando la necessità di sostenerla per garantire trattamenti retributivi dignitosi a tutti i lavoratori in Italia.

Retribuzione sufficiente

L’articolo 1 della proposta sottolinea l’obbligo per i datori di lavoro di corrispondere una retribuzione complessiva sufficiente e proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, in linea con l’articolo 36 della Costituzione.

Rinvio ai CCNL

L’articolo 2 specifica che il trattamento economico non può essere inferiore a quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore in cui il datore opera. Il trattamento minimo, in ogni caso, è fissato a 9 euro lordi.

Aggiornamento del salario minimo

L’articolo 5 prevede l’istituzione di una Commissione presso il Ministero del lavoro per l’aggiornamento del valore soglia del trattamento economico minimo, garantendo una valutazione annuale.

L’incarico al CNEL

Il 11 agosto, Giorgia Meloni incarica il CNEL di redigere un documento con proposte ed analisi sul salario minimo entro 60 giorni. Il CNEL, tuttavia, boccia il testo, sottolineando che la contrattazione collettiva è preferibile alla fissazione per legge di un salario minimo.

Bocciatura del salario minimo dal CNEL

Il CNEL boccia la proposta con 15 voti contrari su 62 consiglieri presenti, affermando che la mera introduzione di un salario minimo legale non risolverebbe le problematiche del lavoro povero e del dumping contrattuale.

Commento della Premier Giorgia Meloni

La Premier sostiene che la contrattazione collettiva, che copre oltre il 95% dei lavoratori del settore privato, è più efficace nel garantire salari adeguati rispetto a un salario minimo legale.

La svolta in parlamento

La proposta di legge approda in parlamento, ma il 28 novembre l’emendamento di maggioranza stralcia la proposta delle opposizioni sul salario minimo. Al suo posto, si prevede una delega al governo da esercitare entro sei mesi.

Obiettivi della delega

La delega si propone di garantire l’attuazione del diritto di ogni lavoratore a una retribuzione proporzionata e sufficiente, focalizzandosi sulla contrattazione collettiva e sull’equa retribuzione.

La contrattazione collettiva come priorità

L’emendamento sottolinea ancora una volta che la contrattazione collettiva è fondamentale per evitare un livellamento verso il basso delle retribuzioni, soprattutto per le piccole e medie imprese.

Aggiornamento della delega

La seconda parte della delega mira a contrastare i contratti pirata, promuovendo la trasparenza e contrastando fenomeni di concorrenza sleale e lavoro irregolare.

Conclusioni

Il dibattito sul salario minimo in Italia ha attraversato diverse fasi, dalla proposta iniziale alla bocciatura del CNEL e alla recente approvazione dell’emendamento che stralcia la proposta delle opposizioni. La contrattazione collettiva rimane al centro delle discussioni come strumento principale per garantire salari dignitosi.

FAQs:

  1. Cosa ha determinato la bocciatura del salario minimo da parte del CNEL?

    • Il CNEL ha ritenuto che la contrattazione collettiva sia più efficace nel garantire salari adeguati rispetto a un salario minimo legale.
  2. Quali sono gli obiettivi dell’emendamento approvato in parlamento?

    • L’emendamento mira a sostituire la proposta di salario minimo con una delega al governo, focalizzandosi sulla contrattazione collettiva e sull’equa retribuzione.
  3. Cosa significa la delega al governo nel contesto del salario minimo?

    • La delega al governo dà al governo il compito di definire e attuare misure per garantire retribuzioni proporzionate e sufficienti, concentrando gli sforzi sulla contrattazione collettiva.
  4. Come cambia l’approccio al salario minimo dopo l’approvazione dell’emendamento?

    • L’approccio si sposta dalla fissazione di un salario minimo legale a favore della valorizzazione della contrattazione collettiva come strumento principale per determinare trattamenti retributivi adeguati.
  5. Qual è il ruolo della Commissione prevista nella proposta di legge?

    • La Commissione presso il Ministero del lavoro è incaricata di valutare e determinare, con cadenza annuale, l’aggiornamento dell’importo del trattamento economico minimo orario di 9 euro lordi.

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