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La Ritenuta d’Acconto: Cos’è e Come si Calcola

Hai mai sentito parlare della ritenuta d’acconto? È un termine che può sembrare complicato, ma in realtà è un concetto fondamentale per i professionisti in Italia. In questo articolo, ti spiegheremo in modo semplice e diretto cos’è la ritenuta d’acconto e come calcolarla. Dimentica le terminologie complesse e preparati a svelare i segreti di questo aspetto fiscale importante!

La Ritenuta d’Acconto

Quando un professionista emette una fattura, è obbligatorio evidenziare la ritenuta d’acconto. Questa ritenuta rappresenta un anticipo sulle imposte che il professionista deve versare. In altre parole, il cliente trattiene una parte dell’importo da pagare, che verrà successivamente versata al fisco. Le imposte soggette a ritenuta d’acconto sono l’Irpef e, meno frequentemente, l’Irap.

Imposte Soggette alla Ritenuta

Le imposte soggette a ritenuta d’acconto sono l’Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) e, in misura minore, l’Irap (Imposta Regionale sulle Attività Produttive). Queste imposte rappresentano una parte essenziale della fiscalità in Italia.

Il Ruolo del Cliente

Il cliente svolge un ruolo chiave in questo processo. Viene definito “sostituto d’imposta” perché si sostituisce al professionista nel pagamento dell’IRPEF. Questo significa che il cliente trattiene una percentuale dell’importo da pagare e la versa direttamente al fisco per conto del professionista. Quando il momento di pagare le tasse arriva, il professionista dovrebbe sottrarre le somme già versate dai clienti. Tuttavia, per garantire il corretto funzionamento di questo meccanismo, il professionista deve calcolare e inserire la ritenuta d’acconto in ogni fattura.

Una precisazione importante: solo i clienti con partita IVA possono e devono agire come sostituti d’imposta. Se, invece, vendi beni o servizi a un privato senza partita IVA, non dovrai inserire la ritenuta d’acconto nella fattura.

Cos’è la Ritenuta d’Acconto

La ritenuta d’acconto, in sostanza, rappresenta un anticipo sulle tasse che il cliente versa al posto del professionista. Il cliente assume il ruolo di “sostituto d’imposta” e trattiene una percentuale sull’importo dovuto al professionista, versando quest’importo direttamente al fisco. Quando il professionista è tenuto a pagare le tasse, deve sottrarre le somme già versate dai clienti. Dunque, sia il cliente che il professionista hanno un ruolo importante nel processo.

Ritenuta d’Acconto: Come si Calcola

Ora passiamo ai dettagli dei calcoli. La ritenuta d’acconto è una percentuale del 20% per i professionisti residenti in Italia e del 30% per quelli non residenti. L’importo su cui applicare questa percentuale varia in base al tipo di professionista che emette la fattura e se ha o meno una cassa previdenziale. Esaminiamo le differenze.

Professionisti Senza Cassa

Se sei un freelance senza cassa previdenziale, la ritenuta d’acconto si calcola sull’importo del compenso, più la cosiddetta “rivalsa INPS” (e, eventualmente, i rimborsi spese). L’IVA non influisce su questo calcolo.

La “Rivalsa INPS” è una maggiorazione facoltativa del 4% sul compenso lordo che puoi addebitare ai tuoi clienti. Ad esempio, se il tuo compenso è di 2.000 euro, puoi aggiungere 80 euro come rivalsa INPS in fattura. Questo importo è soggetto all’IVA ed è considerato imponibile ai fini dell’IRPEF. Ecco un esempio pratico di come dovresti inserire questi dati in una fattura:

  • Compenso: 2.000 euro
  • Rivalsa INPS: 80 euro (2.000 * 4%)
  • IVA: 457,60 euro [(2.000 + 80) * 22%]

Il totale della fattura sarà quindi la somma di questi tre importi: 2.537,60 euro.

Per conoscere l’importo che il cliente deve versarti (cioè il netto), devi calcolare la ritenuta d’acconto e sottrarla dal totale:

  • Ritenuta d’acconto: 416,00 euro (compenso + rivalsa INPS) * 20%

Il netto dovuto ammonta quindi a 2.121,60 euro, ottenuto sottraendo la ritenuta d’acconto (416,00 euro) dal totale della fattura (2.537,60 euro).

Professionisti Con Cassa

Per i professionisti con una cassa professionale, il calcolo della ritenuta d’acconto si effettua solamente sull’importo del compenso concordato con il cliente.

In questa categoria, parte dei contributi sono addebitati direttamente in fattura al cliente, e si tratta di un “contributo integrativo.” La percentuale di rivalsa non è sempre del 4%, ma varia a seconda della cassa di appartenenza. Dal punto di vista fiscale, questo contributo integrativo è soggetto all’IVA, ma non è considerato imponibile ai fini dell’IRPEF, e quindi non incide sulla ritenuta d’acconto. Ecco come inserire questi dati in una fattura:

  • Compenso: 2.000 euro
  • Rivalsa INPS: 80 euro (2.000 * 4%)
  • IVA: 457,60 euro [(2 * 22%]

Anche in questo caso, il totale della fattura è la somma di questi tre importi: 2.537,60 euro. Finora, nulla è cambiato rispetto ai professionisti senza cassa. La differenza principale si presenta nel calcolo della ritenuta d’acconto:

  • Ritenuta d’acconto: 400,00 euro (compenso * 20%)

Il netto dovuto ammonta quindi a 2.137,60 euro, ottenuto sottraendo la ritenuta d’acconto (400,00 euro) dal totale della fattura (2.537,60 euro).

In entrambi i casi, il calcolo della ritenuta d’acconto può sembrare complicato, ma con un po’ di pratica diventerà più semplice da gestire.

Chi sono i soggetti a cui applicare la ritenuta d’acconto?

Secondo le indicazioni del Testo unico sulle imposte sono tenuti ad effettuare la ritenuta d’acconto, in quanto sostituti d’imposta:

Le società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee residenti nel territorio dello Stato;
Gli enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché trust, residenti nel territorio dello Stato, aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
Gli enti pubblici e privati diversi dalle società, trust non aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, nonché organismi di investimento collettivo del risparmio residenti nel territorio dello Stato;
Le società ed enti di ogni tipo, compresi i trust con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato;
Le società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato;
persone fisiche che esercitano imprese commerciali o agricole;
persone fisiche che esercitano arti o professioni;
curatore fallimentare e il commissario liquidatore;
condominio.

Aliquote della ritenuta d’acconto

La percentuale di ritenuta d’acconto è evidenziate nella seguente tabella.

Tipo di reddito Aliquota ritenuta Base imponibile
Compensi per prestazioni di lavoro autonomo anche occasionale 20% a titolo d’acconto 100%
Compensi per cessione diritti d’autore da parte dello stesso autore:

soggetti di età superiore a 35 anni 20% a titolo d’acconto 75%
soggetti di età inferiore a 35 anni 20% a titolo d’acconto 60%
     
Commissione agenzia e mediazione 23% 50%
Compensi per l’assunzione di obblighi di fare, non fare e permettere 20% a titolo d’acconto 100%
Compensi ad associati in partecipazione che apportano solo lavoro 20% a titolo d’acconto 100%
Partecipazione agli utili di soci fondatori o promotori 20% a titolo d’acconto 100%

Nei casi di prestazione occasionale, è possibile usare questo metodo solo fino alla soglia di 5.000 euro annuali per i guadagni netti.

In entrambi i casi i clienti sostituti d’imposta devono consegnare la documentazione che attesta il pagamento della ricevuta perché i professionisti possano detrarre il rispettivo ammontare dal debito impositivo totale.

Ritenuta d’acconto per agenti di commercio o rappresentanti

Nei rapporti di rappresentanza, commercio o mediazione (come sopra riportato nella tabelle) viene usata la ritenuta d’acconto per emettere fattura.

Tuttavia, per questa categoria di operatori economici questa viene calcolata come il 23% sul 50% delle provvigioni e non sul totale.

Nel caso in cui chi emette fattura collabori con altri (che siano interni o esterni all’attività), per la gestione delle operazioni è necessario applicare il 20%.

Ritenuta d’acconto, come si calcola?

La ritenuta d’acconto è la percentuale del 20% per i professionisti residenti in Italia, del 30% per i non residenti. L’importo sul quale va applicata questa percentuale cambia in base al tipo di professionista che emette fattura: con o senza cassa previdenziale . Se vuoi puoi utilizzare il nostro pratico calcolatore.

Professionisti senza cassa

Per un freelance senza cassa previdenziale, la ritenuta si calcola su compenso + rivalsa INPS (più eventuali rimborsi spese). L’IVA non incide sul conteggio.

La “Rivalsa INPS” è una maggiorazione (facoltativa) del 4% sul compenso lordo che si può addebitare ai clienti.

A titolo di esempio

Per un compenso di 1.000 euro, è possibile aggiungere in fattura 40 euro come rivalsa INPS. Questa somma va assoggettata ad IVA  ed è da considerare per il calcolo della ritenuta d’acconto in quanto risulta essere un imponibile ai fini IRPEF.  Se un professionista senza cassa residente in Italia, emette fattura deve contenere i seguenti dati:

Compenso 1.000 euro
Rivalsa INPS 40 euro (1.000*4%)
IVA 228,80 euro [(1.000+40)*22%]

Il Totale fattura sommando i tre importi sarà : 1.268,80 euro.

Per ricavare l’importo che effettivamente il cliente deve versare al freelance  (cioè il netto) occorre calcolare la ritenuta d’acconto e sottrarla dal totale:

Ritenuta d’acconto 1,040 (compenso + rivalsa INPS)*20% = 208,00 euro
Il Totale fattura (1268,80 euro) meno la ritenuta d’acconto (208,00 euro). Il Netto dovuto ammonta pertanto a 1.060,8 euro:

Professionisti con cassa

Il calcolo della ritenuta d’acconto per i professionisti con una cassa professionale si effettua sul solo compenso concordato con il cliente.

Per questa categoria parte dei contributi sono addebitati in fattura al cliente (si parla di “contributo integrativo”) e la percentuale di rivalsa non è sempre del 4%, ma varia a seconda della cassa di appartenenza. Dal punto di vista fiscale questo contributo integrativo va assoggettato ad IVA ma, non avendo la natura di corrispettivo, non è imponibile ai fini IRPEF e quindi non incide sulla ritenuta d’acconto. Torniamo al nostro esempio, ponendo che, anche in questo caso, la rivalsa sia del 4%:

Compenso 1.000 euro
Rivalsa INPS 40 euro (1.000*4%)
IVA 228,80 euro [(1.000+40)*22%]

Il Totale fattura è la somma dei tre importi: 1.268.80 euro.

La differenza compare solo nel calcolo della ritenuta d’acconto:

Ritenuta d’acconto 1.000 (compenso)*20% = 200,00 euro

Il Totale fattura (1.268,80 euro) meno l’ RdA (400,00 euro). Il Netto dovuto ammonta pertanto a 1.068,80 euro.

Quando si paga la ritenuta d’acconto?

ricapitolando Il cliente paga al professionista o al collaboratore il compenso al netto della trattenuta e verserà l’ammontare della ritenuta d’acconto all’Erario entro il 16 del mese successivo al pagamento effettuato, utilizzando il modello F24.
Il sostituto d’imposta dovrà  certificare le ritenute effettuate nell’anno entro il 31 marzo dell’anno successivo, in modo tale che il professionista, nel momento della dichiarazione dei redditi, possa sottrarre queste somme dall’imposta dovuta sul proprio reddito annuale.

Conclusione

La ritenuta d’acconto può sembrare un argomento complesso, ma è un aspetto essenziale del sistema fiscale italiano per i professionisti. È fondamentale per garantire che le imposte vengano pagate in modo regolare e tempestivo. Ricorda sempre di inserire correttamente la ritenuta d’acconto nelle tue fatture, in base al tuo status fiscale e alla presenza o assenza di una cassa previdenziale.

Domande Frequenti

1. Chi è tenuto a calcolare la ritenuta d’acconto?

Tutti i professionisti in Italia che emettono fatture sono tenuti a calcolare la ritenuta d’acconto. La percentuale varia in base alla residenza e alla presenza o assenza di una cassa previdenziale.

2. Quali sono le imposte soggette alla ritenuta d’acconto?

Le imposte soggette alla ritenuta d’acconto sono l’Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche) e, meno frequentemente, l’Irap (Imposta Regionale sulle Attività Produttive).

3. Cosa significa “rivalsa INPS” e quando deve essere applicata?

La “rivalsa INPS” è una maggiorazione del 4% sul compenso lordo che i professionisti possono addebitare ai clienti. Deve essere applicata solo dai professionisti senza cassa previdenziale.

4. Qual è il ruolo del cliente nella ritenuta d’acconto?

Il cliente agisce come “sostituto d’imposta” e trattiene una percentuale dell’importo da pagare, che verrà versata direttamente al fisco per conto del professionista.

5. Cosa succede se si vende a un privato senza partita IVA?

Se vendi beni o servizi a un privato senza partita IVA, non sei tenuto a inserire la ritenuta d’acconto nella fattura. Questa regola si applica solo ai clienti con partita IVA.

Speriamo che questo articolo ti abbia aiutato a comprendere meglio la ritenuta d’acconto e come calcolarla. Ricorda che, se sei un professionista in Italia, la gestione corretta di questo aspetto fiscale è fondamentale per evitare problemi con il fisco

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