Stipendi

Lo Stipendio Medio in Italia nel 2023

Nel contesto del mercato del lavoro italiano, uno degli aspetti più rilevanti è rappresentato dallo stipendio medio. Comprendere appieno la situazione salariale è essenziale per ogni lavoratore, poiché influenza direttamente la propria stabilità finanziaria e le prospettive future. In questo articolo, esamineremo dettagliatamente i dati relativi allo stipendio medio in Italia per l’anno 2023, esplorando le retribuzioni, i redditi e le tendenze salariali. Analizzeremo anche come l’Italia si colloca rispetto ad altri paesi europei in termini di guadagni.

Stipendio Medio in Italia nel 2023

Secondo il rapporto annuale pubblicato da ISTAT il 7 luglio 2023, lo stipendio medio in Italia si attesta a circa 27.000 euro lordi all’anno, corrispondenti a circa 2.250 euro lordi al mese. Questi dati sono il risultato di un incremento del 12% nell’ultimo decennio. Tuttavia, è importante notare che il mercato del lavoro italiano presenta ancora alcune sfide, in particolare quando confrontato con le realtà economiche di altre nazioni europee.

L’Occupazione in Italia

Per comprendere appieno il contesto dello stipendio medio in Italia, è cruciale analizzare l’andamento dell’occupazione. Secondo i dati ISTAT del 2022, l’occupazione nel nostro paese è in crescita ed è tornata ai livelli pre-pandemici. Nel dicembre 2022, il tasso di occupazione nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 64 anni ha raggiunto il 60,5%, registrando un incremento significativo del 1,9% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, alcuni settori, come l’istruzione, la formazione e le politiche retributive, continuano a presentare notevoli difficoltà.

Il Rischio di Povertà tra i Lavoratori Dipendenti

Un’analisi condotta da ISTAT e presentata nell’audizione sul salario minimo del 12 luglio 2023 mette in luce la situazione dei lavoratori dipendenti a bassa retribuzione, che sono esposti al rischio di povertà.

Nel 2021, la soglia dello stipendio medio per i lavoratori a bassa retribuzione è stata fissata a 12.093 euro all’anno, rappresentando il 60% del valore mediano della distribuzione. Questa paga media coinvolgeva poco meno di 4,6 milioni di individui con rapporti di lavoro dipendente, corrispondenti al 30% del totale.

Altri dati ISTAT indicano quanto segue:

  • La paga media per i contratti a tempo pieno si attesta a 25.000 euro all’anno.
  • Lo stipendio medio dei lavoratori con contratti part-time a tempo indeterminato si aggira attorno ai 12.000 euro, mentre per quelli a tempo determinato è di circa 3.000 euro.
  • Gli stipendi medi dei lavoratori full-time a tempo determinato si attestano intorno a 7.000 euro.

È interessante notare che più del 40% dei lavoratori a bassa retribuzione proviene da specifici settori, tra cui alloggio e ristorazione, supporto alle imprese e servizi alla persona. Inoltre, oltre il 40% di questi lavoratori è impiegato in microimprese con meno di 10 dipendenti.

Il Guadagno Medio all’Ora in Italia

Nel contesto dell’audizione sul salario minimo del 12 luglio 2023, l’ISTAT ha esaminato anche lo stipendio medio italiano netto e lordo, concentrandosi sul guadagno orario.

I dati mostrano che il valore medio dello stipendio orario è di 14,50 euro. Tuttavia, è importante notare che questo valore varia notevolmente a seconda del settore:

  • Nel settore industriale, lo stipendio medio orario si attesta a 8,20 euro per i contratti nel settore delle pelli e del cuoio.
  • Nel settore dei servizi, che include la pubblica amministrazione, lo stipendio medio orario è di 7,60 euro per le figure meno qualificate nei contratti delle radio e delle televisioni private.
  • Gli operai agricoli con bassa qualifica guadagnano in media 6,50 euro all’ora.
  • Le figure apicali nel settore del credito percepiscono uno stipendio medio orario di circa 60 euro.
  • Le figure apicali nei contratti dell’energia elettrica e delle aziende petrolifere guadagnano in media circa 28 euro all’ora.

Il Reddito Medio Italiano per Età: 

Il reddito medio in Italia varia in base all’età dei lavoratori, sei nel posto giusto. L’ISTAT ha recentemente condotto un’indagine sui dati relativi al 2022 per i lavoratori dipendenti, e i risultati offrono un’interessante panoramica della situazione.

Situazione dei Giovani Lavoratori (Meno di 35 Anni)

I dati evidenziano che tra i giovani lavoratori, quelli con meno di 35 anni, c’è una quota significativamente più alta, pari al 13,7%, di coloro che sono a rischio di povertà. Questo potrebbe essere attribuito alle entrate più basse e alla mancanza di esperienza lavorativa accumulata nel corso degli anni.

Situzione dei Lavoratori Anziani (50 Anni e Oltre)

Dall’altro lato, tra i lavoratori anziani, quelli con 50 anni o più, la quota di coloro a rischio di povertà è significativamente più bassa, attestandosi all’8%. Questo fenomeno è in gran parte dovuto al fatto che i livelli retributivi tendono ad aumentare nel tempo grazie agli avanzamenti di carriera, all’accrescimento professionale e all’anzianità di servizio.

Influenza dell’istruzione e della Geografia

Un altro aspetto rilevante evidenziato nel rapporto riguarda l’istruzione e la geografia. Si nota che il rischio di povertà è inversamente correlato al livello di istruzione, e tra i dipendenti stranieri è più del doppio rispetto a coloro che hanno cittadinanza italiana (24,6% rispetto a 9,8%).

Inoltre, i dipendenti residenti nel Mezzogiorno hanno un rischio di povertà molto più alto, che è tre volte e mezzo rispetto ai dipendenti del Nord e più del doppio rispetto a quelli del Centro.

Tra i dipendenti, le giovani single (sotto i 35 anni) hanno il doppio della probabilità di cadere in uno stato di povertà reddituale rispetto ai loro colleghi maschi della stessa età. Anche tra i single adulti (35-64 anni), c’è una differenza significativa di quasi 3 punti percentuali.

Per i genitori single, principalmente donne, l’incidenza del rischio di povertà è ancora più elevata, attestandosi all’18,5%. Questa percentuale sale al 23,6% se nella famiglia è presente almeno un figlio minore.

Le Città con gli Stipendi più Alti in Italia

Se desideri saperne di più sulla distribuzione degli stipendi in Italia, il Geography Index di JobPricing 2023 può darti una panoramica chiara. Secondo i dati relativi al 2022, Milano si posiziona al primo posto con uno stipendio annuo medio di 35.724 euro. Subito dopo, nella top 5, troviamo:

  1. Trieste: 33.521 euro;
  2. Bolzano: 33.285 euro;
  3. Roma: 32.157 euro;
  4. Genova: 32.147 euro.

Nella top ten ci sono anche Parma, Torino, Monza, Varese e Bologna, con stipendi annui superiori ai 31.000 euro. Al contrario, Napoli si posiziona solo al 72° posto, con uno stipendio medio di 27.127 euro, mentre Ragusa chiude la classifica al 107° posto, con 23.525 euro.

Regioni con gli Stipendi più Alti in Italia

Se desideri conoscere la distribuzione degli stipendi a livello regionale, la top 5 delle regioni con lo stipendio medio annuo più alto, secondo il report di Geography Index di JobPricing 2023, è la seguente:

  1. Lombardia: 32.191 euro;
  2. Trentino Alto Adige: 31.501 euro;
  3. Lazio: 31.016 euro;
  4. Liguria: 30.620 euro;
  5. Emilia Romagna: 30.276 euro.

La Campania rappresenta il Sud con uno stipendio medio annuo di 27.015 euro, posizionandosi al 14° posto. Per ulteriori dettagli, è possibile consultare il report completo pubblicato il 12 settembre 2023.

Retribuzioni Inferiori alla Media Europea

Un dato preoccupante emerso nel rapporto annuale ISTAT 2023 è che i lavoratori italiani guadagnano circa 3.700 euro in meno all’anno rispetto alla media europea e oltre 8.000 euro in meno rispetto ai lavoratori tedeschi.

Nonostante una crescita del 12% nello stipendio medio netto in Italia nell’ultimo decennio, la situazione rimane critica con lavoratori italiani che percepiscono stipendi notevolmente inferiori rispetto a quelli di altri paesi europei.

Mentre i salari medi nell’Unione Europea sono aumentati del 23% dal 2013, l’Italia ha registrato solo la metà di questa crescita. Questo solleva la questione se l’introduzione di un salario minimo possa risolvere questa situazione.

Il Dibattito sul Salario Minimo in Italia

Il dibattito sul salario minimo in Italia è un argomento di discussione molto rilevante. La Direttiva UE del 14 settembre 2022 impone ai governi dei paesi membri di garantire salari minimi adeguati. Inizialmente, il governo Meloni si era opposto all’idea di un salario minimo, ma recentemente è stato riportato in discussione a seguito della proposta dell’opposizione di introdurre una soglia oraria minima di 9 euro, come spiegato in dettaglio in un nostro approfondimento.

La domanda chiave che emerge è quando l’introduzione del salario minimo potrebbe realmente aiutare i lavoratori italiani.

Secondo il report sull’audizione sul salario minimo del 12 luglio 2023, l’aumento della retribuzione oraria minima a 9 euro comporterebbe un aumento dei salari annuali per 3,6 milioni di lavoratori. Escludendo gli apprendisti, il numero scende leggermente a poco più di 3,1 milioni, tra cui 2,8 milioni sono lavoratori e operaio. Per questi lavoratori, l’aumento annuale medio sarebbe di circa 804 euro per ciascun rapporto, con un aumento totale dei salari stimato superiore a 2,8 miliardi di euro.

Per comprendere meglio l’impatto, l’adeguamento alla soglia minima di 9 euro comporterebbe un aumento del reddito medio annuale dello 0,9% per l’intero gruppo di lavoratori e del 14,6% per quelli interessati dalla modifica.

Questo aumento percentuale sarebbe più significativo in settori specifici:

  • Nelle altre attività di servizio (+8,9% nell’insieme e +20,2% per i lavoratori interessati);
  • Nell’ambito del noleggio, delle agenzie di viaggio e dei servizi di supporto alle imprese (+2,8% nell’insieme e +14,3% per i lavoratori interessati);
  • Tra gli apprendisti (+8% nell’insieme e +21,8% per i giovani sotto i 30 anni);
  • Tra i lavoratori nel Sud (+2% nell’insieme e +16,7%) e nelle Isole (+1,5% nell’insieme e +15,1%).

Per i lavoratori per i quali l’aumento della retribuzione oraria minima è di 10 euro, il numero supera i 6 milioni. Escludendo gli apprendisti, il totale scende a poco più di 5,4 milioni, tra cui 4,7 milioni sono lavoratori operai.

Il Recupero del Salario Medio in Italia dal 2024

Guardiamo ora alle previsioni sul futuro degli stipendi in Italia. Secondo il rapporto di Confindustria della Primavera 2023 su “L’economia italiana tra rialzo dei tassi e inflazione alta”, il salario medio in Italia dovrebbe aumentare nel 2024. Nel 2022, la dinamica degli stipendi netti medi in Italia ha registrato un aumento significativo, pari al +3,7% (rispetto al +0,3% nel 2021).

Secondo Confindustria, questa tendenza dovrebbe continuare con una crescita media annua simile nei prossimi due anni (+3,0% nel 2023 e +3,6% nel 2024). Tuttavia, in termini reali, il recupero si verificherà solo nel prossimo anno (+1,3%). Questo è dovuto agli andamenti molto differenziati dei salari medi in vari settori:

  • Nel settore pubblico, la crescita salariale sarà spinta dai rinnovi contrattuali 2019-2021;
  • Nel settore privato, gli stipendi medi sono aumentati notevolmente nel 2022 (+3,9%), superando l’incremento contrattuale (+1,0%). Questo è stato influenzato da diversi fattori, come l’estensione delle ore di lavoro, i premi per le prestazioni economiche nel 2021 e i benefici aggiuntivi noti come fringe benefits.

Nel biennio 2023-2024, gli stipendi medi degli italiani dovrebbero aumentare a un ritmo più elevato, stimato intorno a un punto percentuale in più, grazie alla riduzione dell’inflazione e alla crescita economica in corso.

Dati 2023 sui Redditi Medi degli Italiani

Ora diamo un’occhiata a un altro dato interessante. Nel report del Ministero dell’Economia e delle Finanze a aprile 2023, basato sulle dichiarazioni fiscali relative al 2021, emergono importanti informazioni sui redditi degli italiani. È importante notare che qui parliamo di redditi, non di stipendi.

La differenza fondamentale è che lo stipendio annuo rappresenta la somma di denaro guadagnata da un individuo in un anno lavorativo, mentre il reddito annuo comprende tutte le somme percepite in un anno, che possono includere anche altre fonti di reddito oltre allo stipendio.

Redditi Medi degli Italiani per Tipo di Lavoro

Il rapporto del MEF rivela che i redditi da lavoro dipendente e da pensione costituiscono circa l’83,2% del reddito totale dichiarato. In particolare, il reddito da pensione rappresenta il 30,2% del reddito totale.

Per quanto riguarda i redditi medi in base al tipo di lavoro, emergono le seguenti statistiche:

  • Il reddito medio più elevato è quello da lavoro autonomo, che raggiunge i 60.520 euro;
  • I titolari di ditte individuali dichiarano un reddito medio di 24.130 euro;
  • I lavoratori dipendenti dichiarano un reddito medio di 21.500 euro, mentre i pensionati dichiarano un reddito medio di 18.990 euro;
  • Il reddito medio derivante dalla partecipazione in società di persone ed equiparate è di 19.480 euro.

Queste differenze sono in parte spiegate dalla modalità di dichiarazione dei contributi previdenziali all’interno di questi redditi.

Rispetto al 2020, si osserva un aumento significativo nei redditi medi da lavoro autonomo (+14,2%), nei redditi da partecipazione (+18,4%), nei redditi d’impresa in contabilità ordinaria (+25,4%) e nei redditi d’impresa in contabilità semplificata (+20,8%).

Il Reddito Medio in Italia: Analisi Regionale e Disparità Economiche

L’Italia è un paese ricco di diversità, non solo dal punto di vista culturale e paesaggistico, ma anche dal punto di vista economico. L’analisi territoriale del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) fornisce interessanti informazioni sul reddito medio delle diverse regioni italiane, mettendo in evidenza le disparità economiche tra il Nord e il Sud del paese.

Reddito Medio in Italia: Un Quadro Generale

Il reddito medio complessivo in Italia nel 2021 è di 23.370 euro. Tuttavia, questa cifra nasconde notevoli differenze regionali. La Regione con il reddito medio più elevato è la Lombardia, con un impressionante valore di 26.620 euro. Al secondo posto troviamo la Provincia Autonoma di Bolzano, con un reddito medio di 25.680 euro. Al contrario, la Calabria presenta il reddito medio più basso in Italia, pari a soli 16.300 euro.

Reddito Medio in Nord Italia: Le Regioni Più Prosperose

La parte settentrionale dell’Italia si distingue per i redditi medi più elevati. Ecco una panoramica delle regioni del Nord Italia con i loro rispettivi redditi medi:

  1. Lombardia – La regione più prospera, con un reddito medio di 26.620 euro.
  2. Trentino Alto Adige – Segue da vicino, con 25.680 euro.
  3. Emilia Romagna – Con un reddito medio di 24.790 euro.
  4. Lazio – Anch’essa con cifre elevate, registrando un reddito medio di 24.350 euro.
  5. Piemonte – Con 24.040 euro.

Queste regioni del Nord Italia si distinguono per la loro forte economia e il loro elevato reddito medio, che contribuiscono significativamente alla prosperità economica del paese.

Reddito Medio in Sud Italia: Le Sfide Economiche

Al contrario, le regioni del Sud Italia affrontano sfide economiche significative, con redditi medi notevolmente più bassi rispetto al Nord. Ecco alcune delle regioni del Sud Italia e i loro redditi medi:

  1. Calabria – La regione con il reddito medio più basso in Italia, a soli 16.300 euro.
  2. Sicilia – Con un reddito medio di 17.680 euro.
  3. Puglia – Con 17.670 euro.
  4. Basilicata – Segue con un reddito medio di 17.620 euro.
  5. Molise – Con 17.520 euro.

Queste cifre evidenziano la sfida economica che le regioni del Sud devono affrontare per ridurre il divario con il Nord.

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