TASI

La TASI  sulla prima casa venne abolita per far posto alla nuova IMU come unica imposta comunale sugli immobili

Dal 1 gennaio 2020, la TASI venne abolita per fare spazio alla nuova IMU, che diventerà l’unica imposta comunale sugli immobili.

La legge di bilancio 2020 ha eliminato la TASI dal sistema fiscale dei Comuni, lasciando solo l’IMU come imposta che gravava sugli immobili di cittadini e imprese.

Con l’abolizione della TASI, il sistema è stato semplificato, eliminando una tassa che, in effetti, era un duplicato dell’IMU, poiché entrambe avevano come presupposto il possesso di beni immobili.

IMU e TASI, a prima vista, possono sembrare identiche, ma in realtà esistono differenze significative.

La TASI era una tassa legata a specifici servizi erogati dal Comune, che dovevano essere specificati in una delibera della giunta comunale.

L’IMU, d’altra parte, è un’imposta generale utilizzata per coprire le esigenze del Comune senza richiedere una delibera dettagliata per giustificare la sua applicazione.

Questo significa che l’IMU è più suscettibile di subire aumenti, poiché l’ente non deve motivare in dettaglio le ragioni della sua applicazione, a differenza della TASI.

La legge di bilancio 2020 ha abolito la TASI, e il suo gettito è stato trasferito alla nuova IMU.

In effetti, il presupposto per l’applicazione dell’IMU e della TASI, ovvero il possesso di beni immobili, ha creato problemi applicativi e una “duplicazione fiscale” sulla stessa base imponibile, gravando inutilmente sui contribuenti e rendendo il sistema fiscale dei comuni particolarmente complesso.

Di conseguenza, è stata presa la decisione di semplificare il sistema attraverso l’abolizione della TASI, mantenendo l’IMU come unica imposta comunale sugli immobili a partire dal 1 gennaio 2020.

Questa riforma comporta alcune modifiche importanti.

L’aliquota base per il calcolo dell’IMU è ora dell’8,6 per mille, ma i Comuni hanno la libertà di aumentarla di due punti, portandola al 10,6 per mille, o di azzerarla completamente.

Tuttavia, i Comuni che avevano già deliberato un aumento dello 0,8 per mille per la TASI possono approvare un’aliquota IMU fino all’11,4 per mille.

Nel caso in cui un immobile sia posseduto da più persone, ciascuna quota deve tener conto delle eventuali agevolazioni spettanti individualmente, senza la possibilità di estenderle agli altri proprietari.

In caso di affidamento di figli minori a seguito di separazione o divorzio, l’assegnatario diventa il soggetto passivo dell’imposta.

Gli inquilini e i comodatari sono esclusi dall’imposta, che graverà solo sul proprietario.

Con l’abolizione della TASI, i Comuni non sono più obbligati a identificare i servizi indivisibili e a indicare i relativi costi da coprire con il tributo.

Ad eccezione di alcune novità, il regime IMU rimane invariato.

Le prime case che non rientrano nelle categorie catastali che identificano le abitazioni di lusso (A1, A8 o A9) non sono soggette all’IMU.

Le esenzioni e le agevolazioni IMU rimangono invariate, tranne per i pensionati A.I.R.E (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero).

Le scadenze per il pagamento rimangono le stesse: i contribuenti devono effettuare il pagamento dell’imposta dovuta al comune in due rate, con scadenza la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre. Tuttavia, i contribuenti hanno la possibilità di versare l’imposta complessivamente dovuta in un’unica soluzione annuale entro il 16 giugno.

Il pagamento della prima rata è pari all’imposta dovuta per il primo semestre, applicando l’aliquota e la detrazione dei dodici mesi dell’anno precedente.

Nel caso di prima applicazione dell’IMU, la prima rata da corrispondere è la metà di quanto versato a titolo di IMU e TASI per l’anno 2019. Il versamento della rata a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno è eseguito a conguaglio e tiene conto di eventuali aumenti o diminuzioni dell’aliquota dell’8,6 per mille, se deliberati dai Comuni.

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