Contratto di espansione

Il contratto di espansione è uno strumento normativo che ha l’obiettivo di facilitare la ristrutturazione e la riorganizzazione delle imprese, sostituendo i contratti di solidarietà espansiva. In questo articolo, andremo ad approfondire il tema del contratto di espansione, analizzandone le caratteristiche, le novità e le possibili opportunità.

Cos’è il contratto di espansione?

Il contratto di espansione è stato introdotto nel 2019 dal decreto Crescita, in forma sperimentale. Si tratta di un accordo tra l’azienda e i sindacati che consente ai lavoratori che si trovano a meno di 5 anni dalla pensione di uscire anticipatamente e ricevere un’indennità mensile pari al trattamento pensionistico lordo maturato al momento della cessazione del rapporto. Questo strumento normativo è stato confermato anche dalla legge di conversione del decreto Sostegni bis.

Come funziona il contratto di espansione?

Il contratto di espansione prevede l’accordo tra l’azienda e i sindacati sulla possibilità di mandare in pensione su base volontaria i lavoratori che si trovano a meno di 5 anni dalla pensione. In questo modo, l’azienda può ristrutturarsi e riorganizzarsi, evitando di dover ricorrere a licenziamenti collettivi. Ai lavoratori che accettano di uscire anticipatamente viene corrisposta un’indennità mensile pari al trattamento pensionistico lordo maturato al momento della cessazione del rapporto.

Quali sono le novità del contratto di espansione?

Il decreto Sostegni bis ha introdotto alcune novità in merito al contratto di espansione. In particolare, è stata prevista la possibilità di estendere il CdE anche ai lavoratori con meno di 5 anni di contributi versati, a patto che abbiano raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia o anticipata. Inoltre, è stata introdotta la possibilità di utilizzare il CdE per favorire la transizione verso attività lavorative sostenibili, a patto che l’azienda dimostri di avere un piano di ristrutturazione che preveda investimenti in questa direzione.

 

Quali sono le opportunità offerte dal contratto di espansione?

Il “contratto di espansione” è uno strumento pensato per aiutare le aziende a riconvertirsi o ristrutturarsi, al fine di favorire lo sviluppo e l’innovazione tecnologica, e offre diverse opportunità sia ai datori di lavoro che ai lavoratori dipendenti.

In particolare, le opportunità offerte dal CdE includono la possibilità di modificare strutturalmente i processi aziendali per favorire lo sviluppo e l’innovazione tecnologica, la sostituzione dei contratti di solidarietà, la riqualificazione professionale dei dipendenti, la possibilità di gestire e superare le crisi aziendali, il piano di assunzioni, l’uscita anticipata dal lavoro per i lavoratori dipendenti regolarmente assunti, in un’azienda con almeno 50 dipendenti, con un contratto a tempo indeterminato, iscritti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD) o a forme sostitutive gestite dall’INPS, con risoluzione del rapporto di lavoro tramite un percorso di esodo incentivato, e la possibilità di far uscire personale a 60 mesi dalla pensione di vecchiaia o di anzianità con un percorso di esodo incentivato.

In sintesi, il contratto di espansione offre numerose opportunità per le aziende che desiderano ristrutturarsi e innovarsi, oltre che per i lavoratori che intendono usufruire dell’uscita anticipata dal lavoro tramite un percorso di esodo incentivato.

 

Quali aziende possono aderire al contratto di espansione?

Il contratto di espansione è uno strumento che consente ai lavoratori di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro. Secondo quanto riportato dalla Legge di Bilancio, è possibile stipulare il CdE fino al 2023.

Per quanto riguarda le aziende, tutte quelle con almeno 50 dipendenti possono aderire al CdE. Va tuttavia precisato che alcune tipologie di aziende non possono stipulare il contratto di espansione, tra cui quelle che operano nel settore agricolo, gli enti della Pubblica Amministrazione e le imprese del terziario senza dipendenti a tempo indeterminato.

Quanta retribuzione si perde con un contratto di espansione

Secondo quanto riportato dalle fonti di ricerca, la perdita di retribuzione per un lavoratore con contratto di espansione dipende dall’entità della riduzione oraria e dallo stipendio di partenza. In particolare, un articolo riporta che l’assegno mensile in CdE può essere pari a 1.786 euro lorde contro uno stipendio di 2.692 euro, mentre in un quinquennio si arriva a 58.890 euro lorde, pari a 35.815 euro nette.

Un altro articolo, invece, afferma che il CdE prevede una perdita di salario tra il 20% e il 40% rispetto alla retribuzione ordinaria, ma che tale perdita può essere compensata parzialmente dalla pensione anticipata .

In ogni caso, la scelta di aderire al CdE va valutata attentamente, tenendo conto dei costi e delle penalizzazioni previste, che possono essere molto elevati. Un altro articolo riporta ad esempio un costo di quasi 80.000 euro per andare in pensione in anticipo.

Per quanto riguarda invece il datore di lavoro, un articolo riporta che lo stipulare un contratto di espansione può consentire di ridurre il costo del lavoro a tempo indeterminato, con una retribuzione lorda mensile erogata pari a 1.844 euro contro 1.291 euro per il CIGS contratto di espansione.

Da ultimo, una circolare INPS del 2022 ha prorogato la possibilità di attuare un piano di esodo specifico attraverso il CdE fino al 2023, precisando che i lavoratori interessati possono essere quelli che si trovano a meno di 5 anni dalla pensione.

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