reverse charge

Il reverse charge (o inversione contabile) è una regola che comporta lo spostamento degli obblighi fiscali relativi al pagamento dell’IVA da chi emette la fattura a chi la riceve.

Il regime di inversione contabile si applica nel momento in cui:

entrambi i soggetti coinvolti nell’operazione devono essere soggetti IVA;

almeno uno dei due soggetti deve essere residente in Italia.

Per essere più precisi, l’applicazione del reverse charge avviene in due casi ben precisi. Si parla di reverse charge esterno e di reverse charge interno.

Esempio di reverse charge

Supponiamo ad esempio una relazione di vendita tra due soggetti nella quale l’acquirente è ilsoggetto passivo dell’imposta (nel senso che soddisfa i tre presupposti soggettivo, oggettivo e territoriale ai fini IVA).
La fattura viene emessa per euro 10.000 con codice di esenzione IVA articolo 17.
Il soggetto acquirente, invece, riceverà una fattura da euro 10.000 ma la registrerà integrandola con l’IVA, che nel nostro esempio ipotizziamo pari al 22%.
In contabilità il soggetto acquirente evidenzierà l’IVA sia in dare che in avere, in modo da neutralizzarne l’effetto.

Il reverse charge esterno

Con riferimento all’ex art. 17, co. 2 del DPR n. 633/72, il regime del reverse charge esterno si applica nel momento in cui le operazioni sono effettuate da soggetti IVA non residenti in Italia verso soggetti passivi di imposta italiani. 

All’interno di questo regime rientrano anche tutti gli acquisti intracomunitari di beni.

Secondo quanto riportato dall’art. 44 del D.L. n. 331/93 il committente, seguendo il meccanismo messo in atto dal reverse charge, figura come debitore d’imposta. 

Il reverse charge esterno si applica attraverso due azioni:

integrazione della fattura: il committente dovrà indicare, sulla fattura ricevuta, la somma relativa all’imponibile e alla cifra dell’IVA che dovrà poi versare. Questo passaggio avviene nel caso di operazioni intracomunitarie di beni;

autofattura: da emettere in caso di operazioni fiscali ricevute da prestatori residenti in Paesi extra UE. L’autofattura, emessa dal committente, dovrà essere integrata alla fattura originaria ricevuta dal prestatore aggiungendo la relativa somma IVA. 

Come previsto dal reverse charge l’autofattura deve essere registrata, da parte del committente, sia nel registro delle fatture emesse che nel registro dei corrispettivi.

L’inserimento deve avvenire entro 15 giorni dal ricevimento della fattura. 

Il reverse charge interno

Il regime del reverse charge interno si applica nel momento di operazioni fiscali che avvengono tra soggetti passivi IVA residenti in Italia.

Di seguito l’elenco completo di tutte le operazioni in cui si può imporre il reverse charge:

cessioni di oro da investimento, di materiale in oro e di semilavorati con purezza pari o superiore a 325 millesimi;

prestazioni di servizi rese da subappaltatori nell’edilizia;

cessioni di fabbricati per le quali il cedente ha optato per l’applicazione IVA;

prestazioni di servizi di pulizia, demolizione, installazione impianti e di completamento relative ad edifici;

cessioni di telefoni cellulari, di console da gioco, tablet, pc e laptop;

cessioni di dispositivi a circuito integrato effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale;

cessioni di certificati energetici;

cessioni di gas ed energia elettrica a soggetti passivi-rivenditori;

cessioni di rottami e cascami, di semilavorati di alcuni metalli tra cui le ceneri di alluminio;

cessioni di pallet recuperati ai cicli di utilizzo successivo al primo. 

Tabella delle operazioni IVA

OPERAZIONI IMPONIBILI IVA IN ITALIA NORMATIVA
Cessioni di oro da investimento e di oro industriale art. 17 co. 5 del DPR 633/72
Prestazioni di servizi rese da subappaltatori nel settore dell’edilizia art. 17 co. 6 lett. a) del DPR 633/72
Cessioni di fabbricati per le quali il cedente ha optato per l’applicazione dell’IVA art. 17 co. 6 lett. a-bis) del DPR 633/72
Prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici  art. 17 co. 6 lett. a-ter) del DPR 633/72
Cessioni di telefoni cellulari art. 17 co. 6 lett. b) del DPR 633/72
Cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop, nonché di dispositivi a circuito integrato  art. 17 co. 6 lett. c) del DPR 633/72
Cessioni di dispositivi a circuito integrato effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale art. 17 co. 6 lett. c) del DPR 633/72
Cessioni di certificati energetici  art. 17 co. 6 lett. d-bis) e d-ter) del DPR n. 633/72
Cessioni di gas ed energia elettrica a soggetti passivi-rivenditori  art. 17 co. 6 lett. d-quater) del DPR n. 633/72
Cessioni di rottami e cascami, nonché cessioni dei semilavorati di alcuni metalli, ivi comprese le ceneri di alluminio art. 74 co. 7 e 8 del DPR 633/72
Cessioni di pallet recuperati ai cicli di utilizzo successivi al primo art. 74 co. 7 del DPR 633/72
 
 

Quali sono i settori interessati al reverse charge?

Il reverse charge non si applica in tutti i settori e per tutti gli individui ma solo per i seguenti casi:

Nel settore edile in relazioni con appaltatore e subappaltatori le cui attività siano inquadrate nella sezione F della tabella di classificazione ATECOFIN 2004

Per cessioni di fabbricati o parte di essi dove espressamente richiesto dal titolare

Nel settore della telefonia

Per cessioni di computer portatili ed eventuali pezzi o accessori

Per beni estratti da cave o miniere

A queste categorie se ne aggiungono di nuove, come previsto dalla legge di Stabilità 2015:

Servizi di pulizia, installazione di impianti, demolizione o completamento di edifici

Per emissione di gas serra o altre sostanze previa autorizzazione dell’Unione Europea

Trasferimenti di gas e energia ad un soggetto rivenditore entro i confini nazionali

Transazioni con discount, supermercati e ipermercati

Per la grande distribuzione solo nei termini e per le operazioni ammesse e approvate dall’Unione Europea

Per concessione di pallet

Il reverse charge si applica al forfetario?

Non si applica il reverse charge alle prestazioni di servizi effettuate da soggetti che applicano il regime forfetario (in tal senso si rinvia alla circolare n 37/E del 29 dicembre 2006 con la quale sono stati forniti chiarimenti in merito al regime dei “minimi”.

Se tali soggetti acquistano servizi in regime di reverse charge, gli stessi saranno tenuti ad assolvere l’imposta secondo tale meccanismo e, non potendo esercitare il diritto alla detrazione, dovranno effettuare il versamento dell’imposta a debito.

Reverse charge  si applica al regime dei minimi?

Ai professionisti aderenti al regime dei minimi non è richiesta l’applicazione dell’IVA nelle fatture e per questo non viene applicato il reverse charge.

Se però il contribuente minimo richiede la prestazione, è tenuto a integrare la fattura con l’ammontare IVA di pertinenza e a versarlo all’Erario entro il 16 del mese successivo.

Quali sono le operazioni escluse dal reverse charge?

Il reverse charge non viene applicato quando:

Non esiste una reale relazione appaltatore-subappaltatore ma un soggetto viene incaricato di portare a termine il lavoro

I soggetti passivi non hanno un numero di partita IVA

Si verifica il caso di posa in opera, ovvero quando il servizio prestato non è preponderante ma è in secondo piano rispetto allo scambio di beni.

Che differenza c’è tra autofattura e reverse charge?

Nell’inversione contabile (reverse charge), a differenza delle ipotesi di autofattura vera e propria (i.e. omaggi), il cedente/prestatore documenta l’operazione con l’emissione di un documento, senza addebito dell’IVA, che è integrato dal cessionario/committente, il quale provvede all’assolvimento dell’imposta.

Reverse charge, le registrazioni contabili

Nei casi previsti dalla legge, il soggetto che effettua la cessione o la prestazione di servizi soggetta a reverse charge non è tenuto ad addebitare l’imposta tramite l’esercizio della rivalsa. Nella fattura emessa saranno indicati, in luogo del tributo, gli estremi della norma che prevede l’applicazione dell’inversione contabile.
L’acquirente, dal canto suo, è obbligato ad assolvere l’imposta in maniera autonoma in due modi diversi a seconda dell’operazione effettuata:
1. integrando la fattura del fornitore con l’indicazione dell’imposta;

2. emettendo un’autofattura con l’indicazione dell’imposta.

La fattura integrata, ovvero l’autofattura, dovrà poi essere registrata distintamente nel registro acquisti e, contemporaneamente, nel registro delle fatture attive dell’acquirente. In alternativa possono essere utilizzati appositi registri separati.
Con quest’ultimo passaggio la medesima operazione genererà per l’acquirente sia Iva a credito che a debito, in questo modo, solitamente, non sarà necessario effettuare alcun versamento effettivo all’erario relativo all’operazione in oggetto. In sostanza, ad eccezione dei casi in cui trovino applicazione norme che prevedono l’indetraibilità del tributo, la doppia registrazione determina una neutralizzazione del debito con il credito.
Con il reverse charge, pertanto, si ottengono due effetti essenziali:

1. Il venditore non addebita l’Iva in fattura e quindi non dovrà versare all’erario l’Iva dovuta sulla vendita;
2. L’acquirente non dovrà pagare l’Iva al venditore e maturerà contemporaneamente un debito e un credito Iva

Per le scritture  contabili del venditore è necessario evidenziare che l’operazione dovrà essere rilevata allo stesso modo di una qualsiasi operazione esente.

Si ipotizza che Alfa ceda a Beta un bene al prezzo di 10.000, l’aliquota Iva è del 22% ma l’operazione è soggetta a reverse charge

Il venditore Alfa, emettendo fattura senza addebito dell’Iva, dovrà rilevare esclusivamente il credito verso Beta:

crediti verso Beta                             a                         ricavi di vendita                             10.000€

l’acquirente, dovendo integrare la fattura del fornitore con Iva e dovendola registrare sia nel registro delle fatture di vendita che in quello delle fatture d’acquisto, rileverà:

  1. Il debito verso il fornitore :

c/acquisti                                     a                         debiti verso alfa                                   10.000€

  1. L’importo dell’Iva sia a credito che a debito:

Iva c/acquisti                              a                          Iva c/vendite                                     2.200€

 

 

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