Pensioni

 

Che pensione mi spetta con 27 anni di contributi?

Con 24 anni di contributi versati e 67 anni di età compiuti, è possibile accedere alla pensione di vecchiaia. In realtà non è sempre possibile.

Se ad esempio, il lavoratore inizi a lavorare piuttosto tardi e non soddisfi un altro requisito importante: l’assegno maturato deve risultare pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale, ovvero almeno 702 euro al mese (l’assegno sociale, nel 2022, è pari a 468 euro).

In caso contrario, se l’importo della pensione è inferiore a 702 euro al mese, il lavoratore sarà costretto a prestare servizio almeno fino al compimento dei 71 anni. Questo accade quando il primo anno di contributi viene versato dopo il 1° gennaio 1996.

Per uscire dal mondo del lavoro prima di compiere 67 anni è necessario aver maturato dai 30 ai 42 anni e 10 mesi di contributi.
Di conseguenza rimangono a disposizione pochissime possibilità per la pensione. 
Rimane la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia contributiva, al compimento dei 71
anni di età, ma solo se i contributi (minimo 5 anni) sono stati versati dal 1996 in poi.
Anche un solo mese o un solo anno versato prima del 1996 non darebbe modo al lavoratore di
accedere a questa forma previdenziale.
Al contrario, mettere da parte pochi anni di contributi, meno di quanti ne servono ad
accedere alla pensione di vecchiaia, comporta la maturazione di un assegno di importo
ridotto o, nei casi più gravi, il mancato accesso a una delle pensioni previste dal nostro
ordinamento.
Oltre alla pensione di vecchiaia, accessibile con 67 anni di età e almeno 20 anni di
contributi versati, sono previste alcune forme anticipate come la pensione anticipata
ordinaria, Quota 103 l’Ape Sociale, Opzione Donna, Quota 41 per lavoratori precoci e la
pensione anticipata per lavori usuranti.

Pensione con 27 anni di contributi per gli iscritti al fondo casalinghi e casalinghe

Chi è iscritto al Fondo casalinghi o casalinghe dell’Inps può avere diritto alla pensione con meno di 10 anni di contributi. Per avere diritto a una rendita mensile, infatti, sono sufficienti 5 anni di contributi.

In tal caso, il diritto alla pensione di acquisisce già al compimento dei 57 anni qualora l’importo riconosciuto risulti pari almeno a 1,2 volte il valore dell’assegno sociale. Considerando che questo nel 2023 sarà  pari a 571,6 euro, ne risulta che la pensione maturata deve essere pari almeno a 685,92 euro.

In caso contrario, il diritto alla pensione si acquisisce all’età di 65 anni, in quanto non bisogna soddisfare alcuna soglia minima di reddito.

Nel computo dei contributi necessari per avere diritto alla pensione erogata dal Fondo casalinghi e casalinghe dell’Inps non si tiene conto di eventuali contributi versati in altre casse di previdenza, anche quando sono gestite sempre dall’Inps.

Pensione con 27 anni di contributi per gli iscritti alle casse professionali

Alcuni  professionisti che possono assicurarsi una pensione con soli 15 anni di contributi. Guardando tra i requisiti per il pensionamento fissati da alcune casse professionali, specialmente quelle di recente fondazione, si nota infatti che in certi casi basta avere un minimo di 4 anni di contributi per avere diritto a una rendita mensile.

È il caso, ad esempio, della cassa degli avvocati, come pure della cassa multi categoriale: in questi casi, infatti, per andare in pensione a fronte di un’età minima di 70 anni basta avere 5 anni di contributi. Lo stesso vale per i consulenti del lavoro, che da quest’anno possono andare in pensione a 69 anni di età (che diventeranno 70 dal 2025) e 5 anni di contributi. Lo stesso requisito contributivo è previsto dalla cassa degli psicologi, dove però per andare in pensione bisogna avere almeno 65 anni di età.

Cosa fare con 27 anni di contributi se non si rientra tra le suddette categorie?

Qualora non si rientri in almeno una delle suddette categorie, allora non si può andare in pensione con 11 anni di contributi.

In tal caso, ci sono due possibilità:

rinunciare alla pensione, prendendo coscienza del fatto che l’Inps non restituirà comunque i contributi versati, e fare richiesta per una misura di tipo assistenziale (ecco cosa spetta di pensione per chi non ha i contributi);

incrementare gli anni di contributi, provando ad arrivare almeno ai 27 anni richiesti.

Si potrebbero riscattare fino a 5 anni di contributi non versati (anni di laurea, maternità, periodi lavorati e senza contributi) e versarne altri 5 volontariamente, previa autorizzazione dell’INPS.
In questo modo con 10 anni in più di contributi si potrebbe andare in pensione:  ma è
un’ipotesi molto remota, dai costi elevatissimi.

Come aumentare i contributi versati

Per aumentare i contributi ci sono diverse possibilità: ad esempio si può verificare la presenza di periodi che possono essere coperti da contribuzione figurativa, oppure se  facendosi carico dei costi è possibile ricorrere al versamento volontario.

Ci sono inoltre i contributi da riscatto.

Una ulteriore possibilità è qualora i 27 anni di contributi siano tutti accreditati presso le gestioni Inps, e nel caso in cui l’anzianità assicurativa sia anteriore al 1996.

Si tratta di una possibilità riconosciuta dall’articolo 3 del decreto ministeriale n. 282 del 1996 a coloro che possiedono contributi al 31 dicembre 1995; questi, infatti, possono optare per il computo presso la gestione separata, il che comportando il calcolo interamente contributivo della pensione consente di accedere all’opzione contributiva della pensione di vecchiaia (71 anni di età e 5 anni di contributi).

Per poter ricorrere a un tale strumento bastano 15 anni di contributi. Inoltre, almeno 5 anni di contributi devono essere accreditati dall’1 gennaio 1996, mentre almeno 1 mese deve essere accreditato presso la Gestione separata Inps.

27 anni di contributi esempi di calcolo:

 Prendiamo come esempio il caso di un lavoratore  che abbia versato tutti i suoi contributi dal 1996 ad oggi e che al compimento dei 71 anni di età sia pronto ad accedere alla pensione di vecchiaia
contributiva.
L’importo della pensione si calcola con il sistema contributivo puro, particolarmente
penalizzante in termini economici.

Avremo bisogno di conoscere il montante contributivo.
Un lavoratore dipendente accantona il 33% di ogni anno di retribuzione lorda (nel
nostro caso è di 28.000 euro). Il 33% di 28.000 euro è 9.240 euro, moltiplicato per 22 anni
di contributi è 249.480 euro, l’importo del montante contributivo.

Su questo importo incide il coefficiente di trasformazione, che a 71 anni è del 6,466%. Il
6,466% di 249.480 euro è 16.131 euro, l’importo lordo di un anno di pensione, circa 1240
euro lordi al mese.

Aumentando il valore della retribuzione lorda annua a 32.000 euro, avremo una
pensione lorda annua di 18.435 euro, circa 1.418 euro lordi al mese.
Con una retribuzione più bassa (24.000 euro lordi l’anno), avremo una pensione ancora
più bassa: 13.826 euro lordi all’anno, circa 1063 euro lordi.
Ricordiamo che, a differenza della pensione di vecchiaia calcolata col sistema
contributivo puro (almeno 1,5 volte il valore dell’assegno sociale, circa 702 euro al
mese per chi ha compiuto i 75 anni), la pensione di vecchiaia contributiva non prevede limiti minimi di assegno.

Calcolo con il sistema misto

Decisamente più complicato è il calcolo della pensione col sistema misto.

In questo caso sarà necessario prendere in esame quanti anni di contributi sono stati maturati nel sistema retributivo e quanti nel sistema contributivo.

Prendiamo come esempio un lavoratore di 71 anni  che ha maturato 13 anni nel sistema retributivo e i restanti 14 anni nel sistema contributivo, con una retribuzione media annua pari a 28.000 euro.

Calcolare la quota del sistema retributivo è semplice:

La quota viene calcolata sulla base della retribuzione annua pensionabile spettante alla data di cessazione, moltiplicata per un’aliquota corrispondente all’anzianità di servizio maturata alla data del 31/12/1992 (2,33 % per i primi 15 anni, 1,80% per i successivi). Rientrano nella base pensionabile per il calcolo della quota solo le voci fisse di stipendio, mentre sono escluse quelle accessorie.

il 2,33 % di 28.000 euro per anno, ovvero 7.828 euro lordi all’anno.

Con il sistema contributivo, come visto in precedenza, va calcolato il montante contributivo, in questo caso 92.400 euro, per un importo di 8.481 euro lordi annui di pensione.

I due importi (8.481 e 8.364 euro) vanno sommati e il risultato (16.845 euro) è l’importo annuo dell’assegno.

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