Pensioni

 

Pensioni, il bonus per restare al lavoro a sale al 33%. Trecentosessanta euro al mese in più per i redditi fino a 20.000 euro all’anno.

Tabella Bonus per chi resta al lavoro avendo maturato il requisito di Quota 103:

Reddito lavoro dipendente Bonus Annuo Bonus Netto Annuo Bonus Mensile
12.000 3.960 2.938 226
15.000 4.950 3.673 283
18.000 5.940 4.289 330
20.000 6.600 4.765 367
22.000 7.260 5.242 403
25.000 8.250 5.957 458
30.000 9.900 6.158 474
35.000 11.550 7.184 553
40.000 13.200 8.210 632
45.000 14.850 9.237 711
*50.000 16.500 8.943 688

 

La tabelle tiene conto delle addizionali locali

Se raggiungono i requisiti per Quota 103 e  si decide di non andare in pensione, Lo Stato gira al dipendente i contributi previdenziali che il datore di lavoro versa all’ Inps. Non solo quelli a carico del lavoratore 9,19%, ma anche quelli sull’impresa 23,8%. Ecco dunque che il super bonus per non andare in pensione non è solo del 10%, come pure annunciato dal governo. Ma del 33%. Se si decide di non andare in pensione  lo stipendio si alza di un terzo, lordo ovviamente. Si parte da 200 euro netti al mese per i redditi bassi a 711 euro netti per un reddito da 45 mila euro.

Bonus Maroni

Bonus Maroni: la liquidazione sarà quella maturata alla prima scadenza utile per il pensionamento
Il lavoratore in possesso dei requisiti per la pensione anticipata e che intende continuare l’attività, se sceglie di usufruire del bonus Maroni, potrà beneficiare della decontribuzione in busta paga, accettando però l’importo della pensione maturato fino a quel momento.

Nel momento in cui, poi, il lavoratore andrà in pensione l’importo della liquidazione sarà pari:

“a quello che sarebbe spettato alla data della prima scadenza utile per il pensionamento prevista dalla normativa vigente e successiva alla data dell’esercizio della predetta facoltà, sulla base dell’anzianità contributiva maturata alla data della medesima scadenza.”

Attenzione: pensioni conviene il Bonus lavoro?

Occorre valutare con attenzione la scelta perchè presenta delle limitazioni.

Il lavoratore che raggiunge i requisiti per Quota 103 e decide di restare al lavoro, “congela” la sua pensione a quel preciso momento, alla prima finestra utile per Quota 103. Nel periodo che lo separa dal raggiungimento del requisito ordinario della legge Fornero – 42 anni e 10 mesi – continuerà a lavorare, ma non maturerà altri contributi ai fini pensionistici.

La sua storia previdenziale si ferma ai 41 anni già raggiunti.

L’assegno futuro verrà  rivalutato in automatico all’inflazione che matura in quel “periodo di posticipo del pensionamento”, come evidenziato nell’articolo 52.

Occorre valutare la convenienza di una scelta del genere. Perché rinunciare a un anno e dieci mesi di contributi per ricevere il “lordo” in busta paga, significa specie col metodo contributivo  prendere oggi uno stipendio maggiore per un periodo limitato, ma accettare di avere una pensione domani più bassa e per sempre.

La quota del 33% dei contributi che finisce nel cedolino è poi una somma al lordo dell’Irpef, verrà pertanto ulteriormente ridotta. Di sicuro è una misura a costo zero per lo Stato che anzi evita di pagare la pensione per un anno e 10 mesi e quando la pagherà sarà più bassa. 

Per sapere se conviene il bonus pensioni per restare al lavoro occorre fare il seguente calcolo:


Quanto vale un anno di lavoro in più per la pensione? 

Facciamo un esempio con il sistema di calcolo di riferimento per chi ha iniziato a lavorare dal 1996 è il contributivo.

Pertanto ai fini del calcolo dell’importo della pensione, si tengono in considerazione:

l’età del lavoratore, la retribuzione annua e gli anni di contributi versati. Per ogni anno di lavoro, un lavoratore dipendente mette da parte il 33% deIl’ INPS (fino al 2022)

come esempio:

uomo di 67 anni, con 26 anni di contributi, con sistema di calcolo contributivo (dal 1996) e una retribuzione annua di 25.000 euro

lordi, possiamo calcolare l’importo della sua pensione.

Prima di tutto va calcolato il 33% di ogni anno di retribuzione, ovvero 8.250 euro lordi l’anno. Moltiplicati per 26 anni di contributi, ci dà come risultato 214.500 euro lordi di montante contributivo.

A questo punto entra in gioco il coefficiente di trasformazione che, per chi va in pensione

a 67 anni, è del 5,575%.

Per sapere a quanto ammonta un anno di pensione bisogna eseguire il calcolo:

214.500 x 5,575 : 100.

Il totale è 11.958 euro lordi.

Ogni mese, il pensionato riceverà una pensione di 919,87 euro lordi.

Nel caso in cui andasse in pensione un anno dopo 

Aumentiamo di un anno l’età del lavoratore (68 anni) e, di conseguenza, aumentiamo anche di un anno l’anzianità contributiva (27 anni). Se il lavoratore andasse in pensione nel 2023, maturando un altro anno di contributi, riceverebbe una pensione di importo superiore.

A 68 anni cambia il coefficiente di trasformazione, che sale al 5,772%. Inoltre aumenta il valore del montante contributivo:

8. 250 euro maturato in un anno di lavoro x 27 anni di contributi ci dà come risultato 222.750 euro.

Questo valore moltiplicato per 5,772 e diviso per 100, per un totale di 12.857,13 ovvero

l’importo lordo di un anno di pensione. E già possiamo vedere un incremento dell’importo di 899,13 euro lordi, per un anno in più lavorato.

Un mese di pensione è pari a 989,01 euro lordi (a 68 anni, con 27 anni di  contributi INPS (fino al 2022) 
rispetto ai 919, 87 euro lordi che si percepirebbero a 67 anni con 26 anni di contributi per una differenza di 69,14 euro lordi in più. 

Coefficienti di trasformazione INPS cosa sono?

I coefficienti di trasformazione sono valori che concorrono al calcolo della pensione con metodo contributivo. Per mezzo di  questi valori il montante contributivo versato dal lavoratore durante la sua vita lavorativa viene trasformato nella pensione annua.

I coefficienti di trasformazione variano in base all’età anagrafica del lavoratore nel momento in cui consegue la prestazione previdenziale, a partire dall’età di 57 anni fino ai 70 anni.

Maggiore è l’età del lavoratore, più elevati risulteranno anche i coefficienti di trasformazione.

Per i trattamenti di pensione liquidati a soggetti di età inferiore a 57 anni (assegno di invalidità, pensione ai superstiti) deve essere applicato il coefficiente di trasformazione previsto per i soggetti che abbiano compiuto i 57 anni.

Coefficienti di trasformazione in vigore dal 1° gennaio 2021
I coefficienti, a seguito della Riforma Fornero del 2011, vengono aggiornati ogni triennio, in corrispondenza dello scatto degli adeguamenti alla speranza di vita.

Di seguito la tabella con i coefficienti di trasformazione in vigore dal 1° gennaio 2021.

 

Età di Uscita  Valori Divisori
57 4,186% 23,892
58 4,289% 23,314
59 4,399% 22,734
60 4,515% 22,149
61 4,639% 21,558
62 4,770% 20,965
63 4,910% 20,366
64 5,060% 19,763
65 5,220% 19,157
66 5,391% 18,549
67 5,575% 17,938
68 5,772% 17,324
69 5,985% 16,707
70 6,215% 16,091
71 6,466% 15,465

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