GEFIA

 

Cosa sono i GEFIA?

Gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA). Per migliorare l’ unione dei mercati dei capitali (CMU) e rafforzare la protezione degli investitori, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato la propria posizione sulla modifica della Direttiva 2011/61/UE (Direttiva AIFM) il quadro legislativo che disciplina i gestori di hedge fund, i fondi di private equity, i fondi di private debt, i fondi immobiliari e altri cosiddetti fondi di investimento alternativi (FIA) nell’Unione.

La proposta è volta a mantenere un mercato europeo competitivo e attraente, sbloccando gli investimenti privati per finanziare la transizione digitale quella green.

La proposta punta a migliorare l’integrazione dei mercati della gestione patrimoniale in Europa, modernizzando al contempo il quadro normativo per gli aspetti chiave.

La Direttiva sui gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA), le norme applicabili agli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM) e il quadro normativo che consente la vendita di fondi comuni di investimento transeuropei vengono aggiornati.

La proposta si basa su quattro obiettivi:

  • raggiungere un’ulteriore integrazione del mercato per i fondi di investimento alternativi e quindi una più ampia integrazione del mercato dei capitali;
  • migliorare l’accesso delle imprese a forme di finanziamento più diversificate;
  • rafforzare la protezione degli investitori;
  • migliorare la capacità dei gestori di fondi di far fronte alla pressione di liquidità in condizioni di stress del mercato.

Il Consiglio sottolinea l’importanza di un’armonizzazione coerente nel settore della gestione del rischio di liquidità.

Sottolinea la necessità di migliorare la disponibilità di strumenti di gestione della liquidità, con nuovi requisiti per i gestori che prevedano l’attivazione di questi strumenti.

Questo contribuirà a garantire che i gestori di fondi siano preparati per affrontare deflussi significativi in periodi di turbolenza finanziaria.

Il Consiglio chiarisce ulteriormente le regole per l’esternalizzazione e la delega di alcune funzioni da parte dei gestori di fondi a terzi e aumenta la cooperazione di vigilanza in questo settore.

Introduce inoltre nuovi obblighi di segnalazione al fine di migliorare il monitoraggio e la vigilanza dell’applicazione del quadro normativo dell’UE.

Precisi obblighi di rendicontazione sull’esternalizzazione ridurranno le possibilità di creare società fittizie.

Per il Consiglio vi sono altre questione da tenere presente che riguardano il quadro per la fornitura di servizi transfrontalieri da parte dei depositari, i nuovi obblighi di segnalazione per gli OICVM ai fini del monitoraggio del rischio e le nuove norme sulla trasparenza per migliorare la protezione degli investitori.

Quali sono i fondi alternativi GEFIA?

i fondi alternativi sono:

Hedge Fund;
Private Equity Fund;
Venture Capital Fund.


Gli Hedge Fund sono fondi che adottano delle particolari strategie di copertura e non presentano alcun tipo di vincolo relativo agli investimenti che si possono svolgere. Gli hedge fund possono generare redditi ben superiori persino ai quelli dei fondi tradizionali. Gli Hedge Fund offrono  anche dei rischi molto più elevati rispetto aa altri fondi, il che talvolta porta persino a perdere una gran parte del denaro. Per questo tali fondi vengono affidati unicamente a coloro che si possono a tutti gli effetti considerare come dei veri e propri professionisti del settore.

Seguono i Private Equity Fund:  sono dei fondi comuni che si occupano di investimenti nelle piccole e medie imprese. Il loro compito è quello di offrire degli ottimi finanziamenti durante alcuni dei punti critici dell’esistenza di queste imprese. Sono fondi con livello di rischio e di guadagno medio.

I Venture Capital Fund sono quei fondi che investono nelle PMI che hanno un alto potenziale di sviluppo e rischi piuttosto elevati.

 

DECRETO LEGISLATIVO RECANTE ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA 2011/61/UE, SUI GESTORI DI FONDI DI INVESTIMENTO ALTERNATIVI, CHE MODIFICA LE DIRETTIVE 2003/41/CE E 2009/65/CE E I REGOLAMENTI (CE) N. 1060/2009 E (UE) N. 1095/2010.

La direttiva 2011/61/UE fissa le norme in materia di autorizzazione, funzionamento e trasparenza dei gestori di fondi di investimento alternativi (GEFIA) che gestiscono e/o commercializzano fondi di investimento alternativi (FIA) nell’Unione (Art. 1).

I FIA sono tutti quei tipi di fondi che non necessitano di un’autorizzazione ai sensi

dell’art. 5 della direttiva 2009/65/CE, che detta una disciplina armonizzata per taluni

organismi d’investimento collettivo in valori mobiliari (OICVM).

La commercializzazione dei FIA nell’Unione è rivolta agli investitori professionali,

tuttavia gli Stati membri possono consentire ai GEFIA la commercializzazione di tutti o

di alcuni tipi di FIA presso gli investitori al dettaglio sul loro territorio. In tali casi gli

Stati membri possono imporre ai GEFIA o ai FIA, come prerequisito alla

commercializzazione presso gli investitori al dettaglio, prescrizioni più rigorose di

quelle applicabili ai FIA commercializzati presso investitori professionali sul loro

territorio. Tuttavia, gli Stati membri non impongono ai FIA UE stabiliti in un altro Stato

membro e commercializzati su base transnazionale prescrizioni aggiuntive o più

rigorose rispetto a quelle applicabili ai FIA commercializzati su base nazionale.

Entro il 22 luglio 2014 gli Stati membri comunicano alla Commissione e all’AESFEM:

  1. a) i tipi di FIA che i GEFIA possono commercializzare presso gli investitori al dettaglio

sul loro territorio;

  1. b) ogni prescrizione aggiuntiva che lo Stato membro impone per la

commercializzazione di FIA presso gli investitori al dettaglio.

I GEFIA, le imprese di investimento autorizzate ai sensi della direttiva 2004/39/CE

(direttiva MiFID) e gli enti creditizi autorizzati ai sensi della direttiva 2006/48/CE, che

forniscono servizi di investimento alla clientela al dettaglio devono tener conto di ogni

prescrizione supplementare quando valutano se un determinato FIA sia opportuno o

appropriato per un determinato cliente al dettaglio o se si tratti di uno strumento

finanziario complesso o non complesso.

La direttiva non disciplina i FIA, i quali continuano ad essere disciplinati e sottoposti a

vigilanza a livello nazionale. Infatti, sarebbe eccessivo disciplinare la struttura o la

composizione dei portafogli dei FIA gestiti da GEFIA a livello di Unione e sarebbe

difficile conseguire un’armonizzazione così vasta a causa della grande varietà di tipi di

FIA gestiti dai GEFIA.

Il fatto che uno Stato membro possa imporre ai FIA stabiliti nel suo territorio obblighi

supplementari rispetto a quelli applicabili in altri Stati membri non impedisce ai GEFIA

autorizzati conformemente alla direttiva in altri Stati membri il diritto di

commercializzare, presso gli investitori professionali nell’Unione, taluni FIA stabiliti al

di fuori dello Stato membro che impone gli obblighi supplementari e che pertanto non

sono soggetti a tali obblighi né all’osservanza degli stessi.

Ambito di applicazione della direttiva

La direttiva si applica a tutti i GEFIA UE che gestiscono FIA UE o non UE, a

prescindere dal fatto che siano o meno commercializzati nell’Unione, ai GEFIA non UE

che gestiscono FIA UE, a prescindere dal fatto che siano o meno commercializzati

nell’Unione, e ai GEFIA non UE che commercializzano nell’Unione FIA UE o non UE.

L’ambito di applicazione della direttiva è limitato ai soggetti che esercitano

abitualmente l’attività di gestione di FIA – indipendentemente dal fatto che il fondo sia

di tipo aperto o chiuso, prescindendo dalla forma giuridica dello stesso o dal fatto che il

fondo sia o meno quotato – e che raccolgono capitale da una pluralità di investitori allo

scopo di investirlo a vantaggio di tali investitori in base a una determinata politica

d’investimento.

Pertanto, non sono considerati FIA ai sensi della direttiva i veicoli di gestione di un

patrimonio familiare (family office) che investono il patrimonio privato degli investitori

senza raccogliere capitale esterno.

La direttiva non si applica alle società di partecipazione finanziaria, agli enti

pensionistici aziendali o professionali che rientrano nell’ambito di applicazione della

direttiva 2003/41/CE, alle istituzioni sovranazionali, alle banche centrali nazionali, ai

governi nazionali, regionali e locali e gli organismi o altre istituzioni che gestiscono

fondi destinati al finanziamento dei regimi di sicurezza sociale e dei sistemi

pensionistici, ai regimi di partecipazione dei lavoratori o i regimi di risparmio dei

lavoratori, alle società veicolo di cartolarizzazione.

Inoltre, la direttiva non si applica ai GEFIA che gestiscono FIA i cui unici investitori

sono i GEFIA stessi.

Fasi di attuazione della direttiva

Poiché le conseguenze pratiche e le possibili difficoltà derivanti da un quadro

regolamentare armonizzato e da un mercato interno per i GEFIA UE e non UE sono

incerte e difficilmente prevedibili, a causa della mancanza di precedente esperienza in

questo ambito, è previsto un meccanismo di riesame, che verrà attuato in quattro fasi:

  1. dopo un periodo transitorio di due anni, il regime armonizzato del passaporto

diventerà applicabile ai GEFIA non UE che svolgono attività di gestione e/o

commercializzazione di FIA nell’Unione e ai GEFIA UE che gestiscono FIA non

UE, successivamente all’entrata in vigore di un atto delegato della Commissione

(presumibilmente entro il 2015). Ciò dovrebbe garantire la parità di condizioni tra

GEFIA UE e GEFIA non UE;

  1. il regime armonizzato, durante un ulteriore periodo transitorio di tre anni dalla data

di entrata in vigore dell’atto delegato di cui al punto 1, coesisterà con i regimi

nazionali degli Stati membri nel rispetto di determinate condizioni minime di

armonizzazione;

  1. trascorso tale periodo di coesistenza triennale, verranno soppressi i regimi nazionali

alla data di entrata in vigore di un ulteriore atto delegato della Commissione. Da

quel momento il regime del passaporto diventerà l’unico regime obbligatorio

applicabile in tutti gli Stati membri;

  1. entro il 22 luglio 2017 la Commissione, sulla base di una consultazione pubblica e

alla luce delle discussioni con le autorità competenti, avvia un riesame

dell’applicazione della direttiva. Tale riesame analizza l’esperienza acquisita

nell’applicazione della direttiva, il suo impatto sugli investitori, sui FIA o sui

GEFIA, sia all’interno dell’Unione sia nei paesi terzi e il grado di raggiungimento

degli obiettivi della direttiva. Al termine del riesame, la Commissione presenta una

relazione al Parlamento europeo e al Consiglio. Se del caso, la Commissione

presenta delle proposte di modifica della direttiva, tenendo in considerazione gli

obiettivi della stessa, i suoi effetti sulla tutela degli investitori, le perturbazioni del

mercato e la concorrenza, il monitoraggio del rischio sistemico e i potenziali effetti

sugli investitori, i FIA o i GEFIA.

Passaporto del gestore

Un GEFIA UE non può gestire e/o commercializzare FIA UE presso investitori

professionali nell’Unione senza essere stato autorizzato ai sensi della direttiva. I GEFIA

presentano domanda di autorizzazione presso le autorità competenti del loro Stato

membro d’origine (dove il GEFIA ha la sede legale), fornendo tutte le informazioni

richieste dalla direttiva. I GEFIA autorizzati devono soddisfare in qualsiasi momento le

condizioni di autorizzazione previste dalla direttiva.

L’autorizzazione è valida per tutti gli Stati membri.

Non appena consentito ai sensi della direttiva, il regime del passaporto potrà essere

esteso, mediante autorizzazione, ai GEFIA non UE che intendano gestire FIA UE e/o

commercializzare FIA nell’Unione, e ai GEFIA UE che intendano commercializzare

nell’Unione FIA non UE.

L’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (AESFEM o ESMA) tiene

un registro centrale pubblico che identifica ciascun GEFIA autorizzato ai sensi della

direttiva, un elenco dei FIA gestiti e/o commercializzati nell’Unione da detto GEFIA e

l’autorità competente per ciascun GEFIA. Tale registro è reso accessibile in formato

elettronico.

Fatto salvo quanto sopra, gli Stati membri possono consentire ai GEFIA non UE di

commercializzare, senza un passaporto, solo sul loro territorio e presso investitori

professionali, quote o azioni dei FIA che gestiscono, subordinatamente ad alcune

condizioni previste dalla direttiva.

La direttiva prevede un regime agevolato per i GEFIA nel caso in cui le attività dei FIA

gestiti non superino la soglia di 100 000 000 di EURO o di 500 000 000 di EURO per i

GEFIA che gestiscono solo fondi che non ricorrono alla leva finanziaria e non

concedono agli investitori diritti di rimborso per un periodo di cinque anni (c.d. de

minimis exemption). Tali GEFIA sono soggetti quanto meno all’obbligo di registrazione

nel proprio Stato membro d’origine, fatte salve norme più rigorose eventualmente

adottate dagli Stati membri.

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Questi GEFIA non beneficiano di nessuno dei diritti concessi ai sensi della direttiva, a

meno che non scelgano di sottoporsi alle norme della direttiva e le applichino

integralmente.

Requisiti ed obblighi dei GEFIA

I GEFIA devono:

  1. possedere requisiti patrimoniali minimi;
  2. coprire i potenziali rischi di responsabilità professionale derivanti dalle attività

esercitate ai sensi della direttiva;

  1. applicare politiche e prassi remunerative in linea con una gestione sana ed efficace

del rischio (l’AESFEM, in collaborazione con l’ABE, elaborerà orientamenti in tal

senso)

  1. adottare ogni misura ragionevole, in materia di strutture e procedure organizzative e

amministrative, volta a individuare, prevenire, gestire, monitorare e comunicare i

conflitti di interesse;

  1. organizzare sistemi di gestione del rischio per individuare, misurare, gestire e

monitorare in modo adeguato tutti i rischi ai quali sono esposti per conto dei FIA

che gestiscono;

  1. fissare il livello massimo di leva finanziaria che possono utilizzare per conto di

ogni FIA che gestiscono;

  1. assicurare che per ogni FIA gestito, la strategia di investimento, il profilo di

liquidità e la politica di rimborso siano coerenti;

  1. possedere determinati requisiti organizzativi;
  2. valutare in modo corretto e indipendente le attività dei FIA che gestiscono, anche

mediante la nomina di un valutatore esterno;

  1. rispettare rigorosi vincoli e requisiti in caso di delega di funzioni a soggetti terzi e

informare le autorità competenti del loro Stato membro d’origine;

  1. nominare un depositario per ogni FIA gestito;
  2. mettere a disposizione degli investitori e delle autorità competenti, per ciascun FIA

UE che gestiscono o che commercializzano nell’Unione, una relazione annuale non

oltre i sei mesi dalla fine dell’esercizio, conformemente alla direttiva;

  1. mettere a disposizione degli investitori del FIA, prima che questi investano nel

fondo, le informazioni previste dalla direttiva, nonché ogni relativa modifica

significativa;

  1. osservare obblighi di segnalazione alle autorità competenti del proprio Stato

membro d’origine;

  1. rispettare obblighi specifici nel caso di FIA che acquisiscono il controllo di società

non quotate o di emittenti.

 

Vigilanza

Gli Stati membri designano le autorità competenti incaricate di esercitare le funzioni

previste dalla presente direttiva. Essi ne informano l’AESFEM e la Commissione,

precisando l’eventuale ripartizione delle competenze.

Alle autorità competenti sono conferiti tutti i poteri di vigilanza e di indagine necessari

per l’esercizio delle loro funzioni. Le autorità competenti degli Stati membri si

trasmettono reciprocamente le informazioni richieste ai fini dell’esercizio delle funzioni

loro assegnate dalla direttiva.

Per assicurare una efficace cooperazione transfrontaliera in materia di vigilanza, la

direttiva prevede una funzione generale di coordinamento da parte dell’AESFEM e la

possibilità di procedure di mediazione vincolanti presiedute dall’AESFEM per risolvere

le controversie tra le autorità competenti.

L’AESFEM può elaborare dei progetti di norme tecniche di regolamentazione sui

contenuti degli accordi di cooperazione che devono essere conclusi dallo Stato membro

d’origine o dallo Stato membro di riferimento del GEFIA e le pertinenti autorità di

vigilanza del paese terzo e sulle procedure per lo scambio di informazioni.

Gli Stati membri stabiliscono le norme sulle misure e le sanzioni applicabili in caso di

violazione delle disposizioni nazionali adottate ai sensi della direttiva e prendono tutte

le misure necessarie per la loro esecuzione. Tali misure devono essere effettive,

proporzionate e dissuasive.

Termini per l’attuazione delle disposizioni comunitarie

Ai sensi dell’articolo 66 della direttiva, gli Stati membri adottano e pubblicano entro il

22 luglio 2013 le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per

conformarsi alla direttiva e le applicano a decorrere dal 22 luglio 2013.

Gli Stati membri si conformano agli atti delegati adottati dalla Commissione europea

ai sensi degli artt. 67 e 68 della direttiva (fasi di attuazione della direttiva) a decorrere

dalle date ivi indicate.

La direttiva prevede, inoltre, un insieme molto importante di misure di esecuzione (c.d.

misure di livello 2), al fine di creare un corpus di regole uniche (c.d. regolamentazione

uniforme) che garantisca la parità delle condizioni di concorrenza per i GEFIA

nell’Unione. L’utilizzo di un regolamento facilita anche la gestione e la

commercializzazione transfrontaliera dei FIA da parte dei gestori.

In data 22 marzo 2013 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

(GUUE) il Regolamento delegato (UE) n. 231/2013, della Commissione, del 19

dicembre 2012, che integra la direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del

Consiglio per quanto riguarda deroghe, condizioni generali di esercizio, depositari, leva

finanziaria, trasparenza e sorveglianza.

Il regolamento si applica a decorrere dal 22 luglio 2013, e contiene misure di

esecuzione della direttiva 2011/61/UE per quel che concerne:

  1. calcolo delle attività gestite (articolo 3, paragrafo 2, della direttiva);
  2. calcolo della leva finanziaria (articolo 4, paragrafo 3, della direttiva);
  3. fondi propri aggiuntivi e assicurazione della responsabilità civile professionale

(articoli 9, paragrafo 7, e 15 della direttiva);

  1. condizioni operative del GEFIA (articolo 12, paragrafo 1, della direttiva);
  2. conflitti di interesse (articolo 14 della direttiva);
  3. gestione del rischio (articolo 15 della direttiva);
  4. gestione della liquidità (articolo 16 della direttiva);
  5. investimento in posizioni inerenti a cartolarizzazione (articolo 17 della direttiva);
  6. requisiti organizzativi (articoli 12 e 18 della direttiva);
  7. valutazione (articolo 19 della direttiva);
  8. delega di funzioni di GEFIA (articolo 20, paragrafi 1, 2, 4 e 5 della direttiva);
  9. depositario (articolo 21, paragrafi 2, 6 7, 8, 9, 11, 12 e 13 della direttiva);
  10. relazione annuale, informazioni agli investitori e segnalazione alle autorità

competenti (articoli 22, paragrafo 2, 23, paragrafo 4, e 24, paragrafo 1, della

direttiva);

  1. GEFIA che gestiscono FIA utilizzando la leva finanziaria (articolo 25, paragrafo 3,

della direttiva);

  1. norme specifiche relative ai paesi terzi (articoli 34, paragrafo 1, 35, paragrafo 2, 36,

paragrafo 1, 37, paragrafo 7, 40, paragrafo 2, e 42, paragrafo 1, della direttiva);

  1. scambio di informazioni sulle potenziali conseguenze sistemiche dell’attività dei

GEFIA (articolo 53, paragrafo 1, della direttiva).

Anche l’AESFEM ha emanato o sta per emanare misure di attuazione di livello 3, che

consistono in linee guida, Technical standards e Technical advice, che hanno come

scopo quello di promuovere condizioni uniformi di applicazione della direttiva.

Procedure per l’attuazione della direttiva

Per il completo adeguamento dell’ordinamento interno alla direttiva 2011/61/UE

occorre inserire parti della nuova disciplina in materia di GEFIA nel testo unico delle

disposizioni in materia di intermediazione finanziaria di cui al D.lgs. 24 febbraio

1998, n. 58 (di seguito “TUF”), e nella regolamentazione secondaria di Banca

d’Italia e Consob.

Si fa presente che il regolamento delegato (UE) n. 231/2013 non richiede misure di

attuazione in normativa primaria.

Occorre prevedere, inoltre, disposizioni di carattere fiscale da introdurre nel vigente

regime di tassazione degli OICR.

La delega legislativa è contenuta nell’art. 1, comma 1, della legge 6 agosto 2013 n 96,

(legge di delegazione europea 2013, primo semestre), pubblicata nella G.U. n. 194 del

20 agosto 2013, ed entrata in vigore il 4 settembre 2013.

La delega dev’essere esercitata entro i termini previsti dall’art. 31, comma 1, della

legge 24.12.2012, n. 234.

I principi e i criteri direttivi per l’esercizio della delega sono contenuti nell’art. 12 e

prevedono di:

  1. a) apportare al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione

finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, le modifiche e

le integrazioni necessarie al corretto ed integrale recepimento della direttiva e

delle relative misure di esecuzione nell’ordinamento nazionale, prevedendo, ove

opportuno, il ricorso alla disciplina secondaria e attribuendo le competenze e i

poteri di vigilanza previsti nella direttiva alla Banca d’Italia e alla

Commissione nazionale per la società e la borsa (CONSOB) secondo quanto

previsto dagli articoli 5 e 6 del citato testo unico;

  1. b) prevedere, in conformità alla disciplina della direttiva in esame, le necessarie

modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del

1998, per consentire che una società di gestione del risparmio possa prestare i

servizi previsti ai sensi della direttiva, nonché possa istituire e gestire fondi di

comuni investimento alternativi in altri Stati comunitari ed extracomunitari e

che una società di gestione di fondi comuni di investimento alternativi

comunitaria o extracomunitaria possa istituire e gestire fondi comuni di

investimento alternativi in Italia alle condizioni e nei limiti previsti dalla

direttiva;

  1. c) prevedere, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva in

esame, le opportune modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto

legislativo n. 58 del 1998 concernenti la libera prestazione dei servizi e la

libertà di stabilimento delle società di gestione di fondi comuni di investimento

alternativi anche al fine di garantire che una società di gestione di fondi comuni

di investimento alternativi operante in Italia sia tenuta a rispettare le norme

italiane in materia di costituzione e di funzionamento dei fondi comuni di

investimento alternativi, e che la prestazione in Italia dei servizi da parte di

succursali delle società di gestione di fondi comuni di investimento alternativi

avvenga nel rispetto delle regole di comportamento stabilite nel citato testo

unico;

  1. d) prevedere, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva in

esame, le opportune modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto

legislativo n. 58 del 1998 concernenti l’attività di depositaria ai sensi della

direttiva nonché in materia di responsabilità della depositaria nei confronti

della società di gestione del risparmio e dei partecipanti al fondo;

  1. e) modificare, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva in

esame, le norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998

al fine di introdurre gli obblighi relativi all’acquisto di partecipazioni rilevanti e

di controllo in società non quotate ed emittenti da parte di società di gestione di

fondi alternativi di investimento;

  1. f) attribuire alla Banca d’Italia e alla CONSOB, in relazione alle rispettive

competenze, i poteri di vigilanza e di indagine previsti nella direttiva, secondo i

criteri e le modalità previsti dall’articolo 187-octies del citato testo unico di cui

al decreto legislativo n. 58 del 1998, e successive modificazioni;

  1. g) modificare, ove necessario, il citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58

del 1998 per recepire le disposizioni della direttiva in materia di cooperazione e

scambio di informazioni con le autorità competenti dell’Unione Europea, degli

Stati membri e degli Stati extracomunitari;

  1. h) ridefinire con opportune modifiche, in conformità alle definizioni e alla

disciplina della direttiva, le norme del citato testo unico di cui al decreto

legislativo n. 58 del 1998 concernenti l’offerta in Italia di quote di fondi comuni

di investimento alternativi siano essi nazionali, comunitari o appartenenti a

Paesi terzi;

  1. i) attuare le misure di tutela dell’investitore secondo quanto previsto dalla

direttiva, in particolare con riferimento alle informazioni per gli investitori,

adeguando la disciplina dell’offerta delle quote o azioni di fondi comuni di

investimento alternativi;

  1. l) prevedere che, nel caso di commercializzazione in Italia di quote di fondi

comuni di investimento alternativi presso investitori al dettaglio, tali fondi siano

soggetti a prescrizioni più rigorose di quelle applicabili ai fondi comuni di

investimento alternativi commercializzati presso investitori professionali, al fine

di garantire un appropriato livello di protezione dell’investitore, in conformità a

quanto previsto dalla direttiva;

  1. m) prevedere l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni

delle regole dettate nei confronti delle società di gestione di fondi comuni di

investimento alternativi in attuazione della direttiva, in linea con quelle già

stabilite dal citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, e nei

limiti massimi ivi previsti, in tema di disciplina degli intermediari;

  1. n) ridefinire, secondo i criteri sopra indicati, anche la disciplina degli OICR

diversi dai fondi comuni di investimento e il regime delle riserve di attività per

la gestione collettiva del risparmio, in modo da garantire il corretto e integrale

recepimento della direttiva;

  1. o) prevedere, in conformità alle definizioni, alla disciplina della citata direttiva

2011/61/UE e ai criteri direttivi previsti dalla presente legge, le occorrenti

modificazioni alla normativa vigente, anche di derivazione comunitaria, per i

settori interessati dalla normativa da attuare, al fine di realizzare il migliore

coordinamento con le altre disposizioni vigenti, assicurando un appropriato

grado di protezione dell’investitore e di tutela della stabilità finanziaria;

  1. p) dettare norme di coordinamento con la disciplina fiscale vigente in materia di

organismi di investimento collettivo del risparmio.

  1. Dall’attuazione della presente disposizione non devono derivare nuovi o maggiori

oneri a carico della finanza pubblica e le Autorità interessate provvedono agli

adempimenti di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie

disponibili a legislazione vigente.

Si fa presente, inoltre, che il Governo aveva chiesto l’integrazione della delega per

l’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) n.

345/2013 relativo ai fondi europei per il venture capital (EuVECA) e del

regolamento (UE) n. 346/2013 relativo ai fondi europei per l’imprenditoria sociale

(EuSEF), pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 25.4.2013. Gli

emendamenti governativi non sono stati discussi né alla Camera né al Senato,

pertanto il Governo li ha riproposti nel disegno di legge di delegazione europea

2013, secondo semestre.

I due regolamenti sono entrati in vigore il 22 luglio 2013 e richiedono agli Stati membri

di designare le autorità nazionali competenti per l’autorizzazione e la vigilanza dei

gestori nonché per sanzionare le violazioni degli obblighi posti dai regolamenti

stessi.

I fondi EuVECA ed EuSEF sono fondi alternativi, e i gestori di tali fondi sono

considerati GEFIA sotto-soglia ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 2, lettera b), della

direttiva AIFMD. In caso di superamento della soglia prevista dal citato articolo, ai

gestori si applicano le disposizioni previste per i GEFIA dalla direttiva 2011/61/UE.

Nello schema di decreto sono state inserite le modifiche al TUF strettamente necessarie

all’applicazione dei due regolamenti, che sono già entrati in vigore e quindi sono

direttamente applicabili a tutti gli Stati membri.

La delega per la previsione delle sanzioni è basata sull’art. 2 della legge di delegazione

europea, il quale prevede che il Governo è delegato ad adottare, ai sensi dell’articolo 33

della legge 24 dicembre 2012, n. 234, disposizioni recanti sanzioni penali o

amministrative per le violazioni di obblighi contenuti in regolamenti dell’Unione

europea pubblicati alla data dell’entrata in vigore della legge, per le quali non sono già

previste sanzioni penali o amministrative.

Inoltre, l’art. 12, comma 1, lett. o), della legge delega consente al Governo di apportare

“le occorrenti modificazioni alla normativa vigente, anche di derivazione comunitaria,

per i settori interessati dalla normativa da attuare, al fine di realizzare il migliore

coordinamento con le altre disposizioni vigenti, assicurando un appropriato grado di

protezione dell’investitore e di tutela della stabilità finanziaria”.

La normativa comunitaria è entrata in vigore il 22 luglio 2013; il settore interessato,

cioè quello dei gestori di fondi alternativi, è il medesimo; le norme sui gestori di FIA e

quelle sui gestori di fondi qualificati EuVECA ed EuSEF devono essere coordinate, allo

scopo di garantire la massima protezione dell’investitore e la tutela della stabilità

finanziaria.

Ciò premesso, lo schema di decreto legislativo contiene le modiche da introdurre

nel TUF, nel D.lgs 252/2005 e nella disciplina tributaria.

La linea metodologica seguita prevede l’inserimento in normativa primaria delle

sole disposizioni di applicazione generale contenute nella direttiva 2011/61/UE, e le

norme strettamente necessarie all’applicazione dei regolamenti (UE) nn. 345 e 346

del 2013, demandando, ove possibile, alla regolamentazione secondaria da parte di

Banca d’Italia e Consob, la disciplina dettagliata degli aspetti tecnici contenuti

nella direttiva e nei regolamenti, nelle materie oggetto di vigilanza da parte delle

suddette Autorità.

Il provvedimento in esame non prevede l’introduzione o il mantenimento di livelli

di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalla direttiva e dai regolamenti,

ai sensi dell’articolo 14, commi 24-bis, 24-ter e 24-quater, della legge 28 novembre

2005, n. 246.

Lo schema di decreto legislativo è stato elaborato, per la parte riguardante le modifiche

al TUF, previo confronto a livello tecnico con gli uffici di Banca d’Italia e Consob che

hanno seguito i lavori comunitari per l’approvazione della direttiva e, per le modifiche

al D.lgs. 252/2005, previa consultazione degli uffici di Covip.

Lo schema è stato sottoposto a consultazione pubblica. La consultazione si è conclusa il

26.7.2013. Sono pervenute numerose osservazioni e suggerimenti che sono stati

attentamente vagliati e, laddove possibile, accolti.

Per quel che concerne le misure fiscali, ci si è avvalsi della collaborazione dei

competenti uffici del Dipartimento delle Finanze – Direzione Legislazione tributaria – e

dell’Agenzia delle Entrate – Direzione Centrale Normativa.

Le norme fiscali sono stare redatte nel rispetto del principio di invarianza della spesa.

10

Si illustra, di seguito, il contenuto delle norme introdotte nello schema di decreto

legislativo.

Artt. da 1 a 7: Modifiche al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.

Premessa. Le numerose modifiche da apportare al TUF per adeguarlo alla disciplina

europea in materia di fondi alternativi e l’uso sempre più frequente, in ambito europeo,

dello strumento del regolamento delegato della Commissione UE in materia di gestione

collettiva del risparmio, rendono necessario un ripensamento della struttura del Titolo

III del TUF nonché dell’impianto definitorio presente nel testo unico.

Nel decreto si propone una riformulazione delle definizioni presenti dalla lettera d) alla

lettera r-bis) del comma 1, per renderle più simili alla disciplina europea e quindi più

comprensibili al lettore e all’operatore, ferme restando le specificità della normativa

nazionale (società di investimento e gestori italiani). Per evitare l’inserimento di

numerose nuove lettere e la contestuale abrogazione di altre, si è preferita la tecnica

della sostituzione laddove necessario. Pertanto, alcune lettere sono state sostituite e altre

aggiunte.

Sul contenuto delle nuove definizioni e sulla struttura del comma 1 dell’art. 1, sono stati

valutati i suggerimenti e le proposte dei soggetti interessati, pervenuti durante la

consultazione pubblica chiusasi il 26.7.2013, al fine di rendere le definizioni il più

possibile chiare, sintetiche e complete.

Nel decreto si propone, inoltre, una revisione organica del Titolo III (cfr. apposita

scheda in calce alla relazione), con una suddivisione delle norme sulla gestione

collettiva del risparmio secondo le seguenti macro aree:

  1. Soggetti autorizzati italiani (Sgr, Sicav e Sicaf) e attività esercitabili ai sensi

delle direttive UCITS e AIFMD e delle relative disposizioni di attuazione;

  1. Disciplina degli Oicr italiani (fondi comuni di investimento, Sicav e Sicaf in

gestione esterna, strutture master-feeder, fusione e scissione);

  1. Operatività transfrontaliera dei gestori italiani ed esteri;
  2. Commercializzazione in Italia di OICVM e FIA;
  3. Obblighi supplementari per le Sgr i cui FIA acquisiscono partecipazioni rilevanti

e di controllo;

  1. Disciplina del depositario

La revisione risulta più schematica e coerente con i nuovi orientamenti AIFMD. Tenuto

conto del vincolo rappresentato dalla numerazione degli articoli precedente (32-ter) e

successivo (50-quinquies), rispetto a quelli oggetto di revisione, sono stati inseriti e

rinumerati alcuni articoli.

A seguito della sostituzione del Capo II, il vigente art. 37, sulla struttura dei fondi

comuni di investimento, è stato rubricato come 39 (struttura degli Oicr italiani). Nelle

norme transitorie vengono fatti salvi gli effetti prodotti dal regolamento 24.5.1999, n.

228, emanato in attuazione del citato art. 37 del TUF, in attesa di procedere ad una sua

completa revisione, che sarà oggetto, nei prossimi mesi, di una consultazione pubblica

ad hoc.

Di seguito si esaminano nel dettaglio i singoli articoli.

L’art. 1 contiene le modifiche alla parte I (Disposizioni comuni) del TUF.

il comma 1 modifica le definizioni contenute nell’art. 1, comma 1, del D.lgs. 58/1998,

secondo i criteri illustrati in premessa.

Sicaf cosa sono?

Società di investimento a capitale fisso (Sicaf). La Sicaf :

o è una società per azioni a capitale fisso di nuova istituzione;

o è un organismo di investimento collettivo del risparmio di tipo chiuso;

o rientra nell’ambito di applicazione della direttiva AIFMD (si tratta quindi

di un FIA o gestore di FIA);

o può gestire direttamente il proprio patrimonio o affidarne la gestione ad

un gestore esterno;

o è disciplinata dalle norme del TUF e del codice civile;

o è autorizzata e vigilata dalla Banca d’Italia.

Organismo di investimento collettivo del risparmio (Oicr). La definizione

presente nel nostro ordinamento vuole includere tutti gli organismi di

investimento collettivo (OICVM e FIA) presenti nella normativa comunitaria,

quindi sia i fondi comuni, sia le società di investimento. Caratteristiche

fondamentali di tali organismi sono la pluralità degli investitori e l’autonomia

patrimoniale. Si ritiene utile mantenere una definizione onnicomprensiva sia nel

TUF che nella disciplina regolamentare.

OICR cosa sono?

Oicr aperto e Oicr chiuso. Le nuove definizioni, che sostituiscono quelle di

fondo aperto e fondo chiuso, tengono conto delle definizioni contenute nel RTS

ESMA/2013/413, nella direttiva UCITS IV (2009/65/CE) e nella direttiva

Prospetto (2010/73/UE), secondo le quali è aperto il fondo che garantisce il

diritto di rimborso su richiesta dei partecipanti, secondo la frequenza e le

modalità previste dallo statuto o dal regolamento. Sono fondi chiusi tutti gli altri.

 Organismi di investimento collettivo in valori mobiliari italiani (OICVM

italiani). La definizione, di derivazione comunitaria, è necessaria per

differenziare gli Oicr italiani (fondi e società) autorizzati ai sensi della direttiva

2009/65/CE (direttiva UCITS IV) dagli Oicr italiani (fondi e società) alternativi

(cioè FIA italiani). Gli OICVM italiani sono fondi comuni di investimento e

Sicav in quanto, come abbiamo detto in precedenza, le Sicaf sono solo FIA.

OICVM UE. Sono quegli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari

armonizzati ai sensi della direttiva 2009/65/CE, costituiti in un Stato membro

dell’UE diverso dall’Italia.

Oicr alternativo italiano (FIA italiano). È l’organismo di investimento collettivo

del risparmio rientrante nell’ambito di applicazione della direttiva 2011/61/UE

(direttiva AIFMD). Sono FIA italiani il fondo comune di investimento, la Sicav

e la Sicaf. La Sicav, quindi, può assumere la forma di OICVM o di FIA.

FIA italiano riservato. È un FIA italiano, quindi un Oicr alternativo, a cui

possono partecipare solo investitori professionali e altre categorie di investitori

individuate dal MEF con proprio regolamento, ai sensi del nuovo art. 39 del TUF.

 FIA UE. Sono quei fondi e società rientranti nell’ambito di applicazione della

direttiva AIFMD costituiti in uno Stato membro dell’UE diverso dall’Italia.

 FIA non UE. La definizione si rende necessaria perché la direttiva AIFMD

disciplina anche la commercializzazione, con o senza passaporto, di FIA

costituiti in uno Stato non appartenente all’UE.

Fondo europeo per il venture capital (EuVECA) e fondo europeo per

l’imprenditoria sociale (EuSEF). Sono due tipologie di fondi alternativi che

godono di una disciplina armonizzata sul prodotto e sul gestore ai sensi dei

regolamenti (UE) nn. 345 e 346 del 2013.

Investitori professionali e investitori al dettaglio. La classificazione della

clientela in due categorie (clienti professionali e clienti al dettaglio) discende

dalla direttiva 2004/39/CE (direttiva MiFID). Nel TUF vigente già esiste il

riferimento ai clienti professionali privati e pubblici nell’art. 6, commi 2-

quinquies e 2-sexies, nonché in altri articoli sulla raccolta di capitali e l’offerta al

pubblico. Considerato che i FIA sono disciplinati in maniera diversa a seconda

che siano commercializzati nei confronti di investitori professionali o di

investitori al dettaglio, appare opportuno l’inserimento di queste due definizioni.

 Gestione collettiva del risparmio. La nuova definizione rispetta il contenuto

nell’art. 4 paragrafo 1, lett. w), della direttiva, secondo cui “gestire FIA”

significa:

“svolgere per uno o più FIA almeno le funzioni di gestione degli investimenti di

cui all’allegato I, punto 1, lettera a) o b)”

L’allegato I, punto 1, della direttiva definisce le funzioni minime di gestione

degli investimenti che un gestore svolge nella gestione di un FIA:

  1. a) gestione del portafoglio;
  2. b) gestione del rischio.

Società di gestione UE. La definizione di “società di gestione armonizzata” è

stata riformulata per adeguarla alle trasformazioni intervenute nella normativa

comunitaria. Il concetto di “armonizzazione”, prima riferito in ambito europeo

esclusivamente alle società che gestivano OICVM e ai relativi prodotti, ora

finirebbe per non ricomprendere anche i gestori di FIA e i gestori di EuVECA

ed EuSEF.

Gestore di FIA UE (GEFIA UE). La definizione è importante perché alle società

autorizzate ai sensi della direttiva 2011/61/UE in un qualunque Stato membro

dell’UE si applica automaticamente il regime del passaporto.

Gestore di FIA non UE (GEFIA non UE). La definizione serve perché le fasi di

recepimento della direttiva prevedono, in futuro, l’estensione del regime del

passaporto anche ai GEFIA autorizzati in uno Stato dell’UE ai sensi della

direttiva 2011/61/UE ma con sede legale in uno Stato non appartenente all’UE.

Gestore. La nozione di gestore include tutte le società italiane, UE e non UE

autorizzate a gestire OICVM e FIA si sensi delle direttive 2009/65/CE e

2011/61/UE e dei regolamenti (UE) n. 345/2013 e n. 346/2013.

Quote e azioni di Oicr. La nuova definizione è appropriata perché nel testo del

TUF si fa frequente riferimento alle quote e azioni di Oicr.

Soggetti abilitati. La definizione è stata integrata per includervi i nuovi soggetti

autorizzati in Italia ai sensi della direttiva AIFMD: Sicaf, GEFIA UE e GEFIA

non UE.

Il comma 2 modifica l’art. 4 del D.lgs. 58/1998 in modo coerente con le definizioni.

Il comma 3 introduce nel D.lgs. 58/1998 il nuovo art. 4-quinquies allo scopo di

individuare le autorità nazionali competenti ai sensi del regolamento (UE) n. 345/2013,

relativo ai fondi europei per il venture capital (EuVECA), e del regolamento (UE) n.

346/2013, relativo ai fondi europei per l’imprenditoria sociale (EuSEF), come in

precedenza illustrato.

Le autorità nazionali competenti sono la Banca d’Italia e la Consob. L’articolo

attribuisce alle due autorità, secondo le rispettive attribuzioni, i compiti di vigilanza e di

cooperazione previsti dai regolamenti UE.

In particolare la Banca d’Italia registra e cancella i gestori italiani di EuVECA ed

EUSEF, in quanto tali gestori sono considerati sotto-soglia ai sensi dell’articolo 3,

paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE.

Infatti, l’articolo 2, paragrafo 1, dei citati regolamenti prevede che:

“Articolo 2

  1. Il presente regolamento si applica ai gestori di organismi di investimento collettivo

(…), che soddisfino le seguenti condizioni:

  1. a) le loro attività gestite non superano complessivamente la soglia di cui all’articolo 3,

paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE;

  1. b) sono stabiliti nell’Unione;
  2. c) sono tenuti alla registrazione presso le autorità competenti del proprio Stato membro

d’origine ai sensi dell’articolo 3, paragrafo 3, lettera a), della direttiva 2011/61/UE;

(…)”

il successivo paragrafo 2 di entrambi i regolamenti stabilisce che:

“2. Nel caso in cui le attività complessivamente gestite dai gestori (…) registrati a

norma dell’articolo (…) superino successivamente la soglia di cui all’articolo 3,

paragrafo 2, lettera b), della direttiva 2011/61/UE, essendo i relativi gestori pertanto

soggetti ad autorizzazione ai sensi dell’articolo 6 di tale direttiva, essi possono

continuare a utilizzare la denominazione «Eu…» per la commercializzazione di fondi

(…) nell’Unione, a condizione che, in relazione al fondo (…) da essi gestito, assicurino

in ogni momento:

  1. a) il rispetto dei requisiti di cui alla direttiva 2011/61/UE; e
  2. b) il perdurante rispetto degli articoli (…) del presente regolamento.

Tale disposizione è contenuta nell’art. 4-quinquies, comma 7, dello schema di decreto.

La Banca d’Italia registra il gestore italiano in un’apposita sezione dell’albo dei gestori

di FIA, e riceve dai gestori italiani l’informativa prevista dagli articoli 15 del

regolamento 345 e 16 del regolamento 346, qualora intendano commercializzare in

Italia un nuovo fondo qualificato EuVECA o EuSEF.

La registrazione è valida per l’intero territorio dell’Unione.

In tema di commercializzazione transfrontaliera, la Consob è l’autorità nazionale

competente per quanto riguarda l’invio e la ricezione delle notifiche alle e dalle autorità

nazionali competenti degli altri Stati membri, inoltre cura i rapporti con l’AESFEM.

Alle autorità di vigilanza sono attribuiti i poteri necessari ad assicurare l’attuazione della

normativa italiana ed europea in materia.

L’art. 2 contiene le modifiche alla parte II (Disciplina degli intermediari), titolo I

(Disposizioni generali), del TUF.

Il comma 1 apporta le seguenti modifiche all’art. 6 del D.lgs. 58/1998:

Sostituisce la lett. c) del comma 1 per dare attuazione, in particolare, alle

previsioni dell’art. 25 della direttiva sul monitoraggio dei GEFIA che gestiscono

FIA utilizzando la leva finanziaria e sull’utilizzo di queste informazioni da parte

delle autorità di vigilanza.

Il paragrafo 3 dell’art. 25 stabilisce che:

“(…) Le autorità competenti valutano i rischi che può comportare l’uso della

leva finanziaria da parte di un GEFIA riguardo al FIA che gestisce e, ove

ritenuto necessario per assicurare la stabilità e l’integrità del sistema

finanziario, le autorità competenti dello Stato membro d’origine del GEFIA,

previa notifica all’AESFEM, al CERS e alle autorità competenti del FIA in

questione, impongono limiti al livello della leva finanziaria che un GEFIA è

autorizzato a utilizzare, o altre restrizioni alla gestione del FIA riguardo ai FIA

sotto la sua gestione, per limitare la misura in cui l’utilizzo della leva

finanziaria contribuisce ad accrescere i rischi sistemici nel sistema finanziario o

i rischi di disordini sui mercati. Le autorità competenti dello Stato membro

d’origine del GEFIA informano debitamente l’AESFEM, il CERS e le autorità

competenti del FIA delle misure adottate al riguardo, tramite le procedure

stabilite all’articolo 50”.

Il TUF già attribuisce alla Banca d’Italia, sentita la Consob, il potere

regolamentare in tema di norme prudenziali di contenimento e frazionamento del

rischio. La modifica apportata al punto 2) della lett. c), integra tale previsione

attribuendo alle autorità di vigilanza un potere di intervento per evitare che i

limiti massimi di leva finanziaria fissati dai GEFIA per i FIA italiani riservati

che gestiscono (art. 15, paragrafo 4, della direttiva) siano tali da poter creare

rischi sistemici.

Inoltre, nella stessa lettera, viene specificato che per gli Oicr non riservati a

investitori professionali e alle categorie di investitori individuate dal MEF con

proprio regolamento, le autorità di vigilanza fisseranno norme prudenziali di

contenimento e frazionamento del rischio.

L’inserimento del numero 6 alla lett. c) consente, altresì, alle autorità di

vigilanza di definire in via regolamentare le condizioni per la delega a terzi della

valutazione dei beni in cui è investito il patrimonio dell’Oicr, come prevede

l’art. 19 della direttiva.

In particolare, il paragrafo 2 stabilisce che:

“Le norme applicabili alla valutazione delle attività e al calcolo del valore

patrimoniale netto per quota o azione del FIA sono stabilite dalla legislazione

del paese in cui il FIA è stabilito (…)”.

Gli artt. da 67 a 74 del regolamento delegato della Commissione n. 231/2013

stabiliscono politiche e procedure di valutazione delle attività del FIA e di

calcolo del valore patrimoniale netto delle quote o azioni.

Inserisce il num 3-bis) al comma 2, lett. a), per dare attuazione all’art. 23 della

direttiva sulle informazioni agli investitori. In particolare, la direttiva prevede

che per ciascuno dei FIA UE che gestiscono e per ciascuno dei FIA che

commercializzano nell’Unione, i GEFIA mettono a disposizione degli investitori

dei FIA, prima dell’investimento, una serie dettagliata di informazioni. Il

contenuto degli obblighi informativi nei confronti degli investitori è, nel nostro

ordinamento, oggetto di disciplina regolamentare da parte della Consob.

Modifica il comma 2-quater, lett. d), numero 1, per adeguarlo alle modificazioni

normative intervenute a livello nazionale ed europeo e chiarire meglio chi sono

le controparti qualificate.

Le modifiche previste negli altri commi dell’art. 2 sono necessarie per coerenza interna.

In particolare il comma 10 prevede, in coerenza con la riserva di attività di cui all’art.

33, comma 2, lett. g), che le Sgr che gestiscono FIA possono prestare il servizio di

ricezione e trasmissione di ordini.

L’art. 3 contiene le modifiche alla parte II, titolo II (Servizi e attività d’investimento),

del TUF.

I commi 2 e 3 modificano gli artt. 30 e 31 del D.lgs. 58/1998 in tema di offerta fuori

sede, per includere i nuovi soggetti (Sicaf , GEFIA UE e non UE) abilitati ai sensi della

direttiva AIFMD a promuovere e collocare fuori sede strumenti finanziari e servizi e

attività d’investimento, al pari delle Sgr, delle Sicav e delle società di gestione UE.

L’art. 4 contiene le modifiche alla parte II, titolo III (Gestione collettiva del

risparmio) del TUF (cfr. scheda in calce alla relazione).

Il comma 1 sostituisce il capo I del titolo III del D.lgs. 58/1998 composto dai seguenti

articoli:

nuovo art. 32-quater sulla riserva di attività.

L’art. 2 della direttiva stabilisce il proprio ambito di applicazione elencando,

al paragrafo 1, i soggetti ai quali si applica e, al paragrafo 3, i soggetti ai quali

non si applica la disciplina AIFMD. Tale impostazione è stata riprodotta

nell’articolo 32-quater del TUF.

La norma dà attuazione all’art. 12, comma 1, lett. n), della legge delega,

laddove delega il Governo a “ridefinire il regime delle riserve di attività per

la gestione collettiva del risparmio”.

Art. 33 sulle attività esercitabili.

Le attività esercitabili sono distinte dall’allegato I della direttiva in:

  1. funzioni minime di gestione degli investimenti: gestione del

portafoglio e gestione del rischio;

  1. funzioni supplementari rispetto alle attività di cui al punto 1:

amministrazione, commercializzazione, attività collegate agli attivi

dei FIA.

Un GEFIA non può essere autorizzato a prestare unicamente le funzioni

supplementari senza essere autorizzato a prestare le funzioni minime.

L’art. 6 della direttiva, sulle condizioni per l’accesso alle attività di GEFIA,

prevede la possibilità, per gli Stati membri, di autorizzare i GEFIA esterni a

fornire, oltre alle attività di cui all’allegato I, anche i seguenti servizi:

  1. a) gestione dei portafogli di investimento, compresi quelli detenuti dai fondi

pensione ed enti pensionistici aziendali o professionali;

  1. b) servizi ausiliari alla gestione di portafogli comprendenti: consulenza in

materia di investimenti, custodia e amministrazione titoli, ricezione e

trasmissione di ordini.

L’attuazione della direttiva AIFMD comporta il superamento del modello

italiano che attualmente consente alle Sgr di prestare disgiuntamente le attività

di gestione di patrimoni e di promozione e, in tal caso, prevede la

responsabilità solidale verso i partecipanti di entrambe le Sgr, in quanto l’art.

5, paragrafo 1, della direttiva dispone che: “ciascun FIA gestito nell’ambito

della presente direttiva abbia un GEFIA unico, responsabile del rispetto della

presente direttiva.”.

Le modifiche al comma 4 danno attuazione all’art. 20 della direttiva in tema di

delega di funzioni di GEFIA. In particolare il paragrafo 3 prevede che:

“Il fatto che il GEFIA abbia delegato delle funzioni ad un terzo o qualsiasi

ulteriore subdelega non pregiudicano la responsabilità del GEFIA nei confronti

del FIA e dei suoi investitori, né il GEFIA delega le sue funzioni in misura tale

da non poter essere più considerato, in sostanza, il gestore del FIA o in misura

tale da diventare una società fantasma.”.

Inoltre, gli artt. da 75 a 82 del regolamento delegato (UE) n. 231/2013, della

Commissione, dettano misure di attuazione dell’art. 20 della direttiva.

I commi da 2 a 5 riorganizzano nel nuovo capo I-bis la disciplina dei soggetti autorizzati

suddividendola in 3 sezioni:

 sezione I – Sgr

sezione II – Sicav e Sicaf

sezione III – disposizioni comuni e deroghe

Al comma 3 le modifiche apportate all’art. 34 del D.lgs. 58/1998, sull’autorizzazione

della Sgr, sono coerenti con le disposizioni sulle attività esercitabili contenute nell’art.

33 del TUF.

Le Sgr possono gestire sia OICVM, qualora autorizzate ai sensi della direttiva

2009/65/CE, sia FIA, qualora autorizzate ai sensi della direttiva 2011/61/UE.

All’autorizzazione provvede la Banca d’Italia, sentita la Consob, che disciplina la

procedura di autorizzazione e le ipotesi di decadenza.

La direttiva 2011/61/UE prevede che:

“Gli Stati membri assicurano che nessun GEFIA gestisca FIA se non autorizzato

conformemente alla presente direttiva.” (art. 6, paragrafo 1);

 “Gli Stati membri dispongono che i GEFIA presentino domanda di

autorizzazione presso le autorità competenti del loro Stato membro d’origine.”

(art. 7, paragrafo 1);

Il comma 4 sostituisce il comma 1 dell’art. 35 del D.lgs. 58/1998 per prevedere due

distinte sezioni dell’albo delle Sgr, una per le società autorizzate a gestire OICVM, ai

sensi della direttiva 2009/65/CE (UCITS), e una per le società autorizzate a gestire FIA

ai sensi della direttiva 2011/61/UE (AIFMD); nonché per creare sezioni distinte

nell’elenco delle società estere (società di gestione UE, GEFIA UE, GEFIA non UE) da

allegare all’albo di cui sopra. L’albo è tenuto dalla Banca d’Italia che rilascia le

autorizzazioni.

Tale distinzione in precedenza non era necessaria in quanto, prima dell’entrata in vigore

della direttiva AIFMD, a livello europeo esisteva una sola disciplina armonizzata per gli

OICVM e per i gestori di tali organismi (Sgr, Sicav e società di gestione UE).

Il comma 5 inserisce gli articoli da 35-bis a 35-undecies relativi alle sezioni II e III del

capo I-bis.

Nello schema di decreto la disciplina delle Sicaf di nuova istituzione è stato costruita sul

modello di quella attuale delle Sicav e le differenze tra Sicaf e Sicav sono limitate.

La disciplina delle Sicaf persegue due finalità:

  1. a) allineare i regimi di vigilanza cui sono soggette, rispettivamente, le Sicaf e le Sgr

con i relativi fondi chiusi, tenuto conto delle diverse caratteristiche strutturali di

tali veicoli;

  1. b) assicurare la massima flessibilità di utilizzo possibile allo strumento delle Sicaf,

tenuto anche conto delle prassi di mercato relative alla strutturazione degli

schemi di investimento di natura societaria.

Le norme danno attuazione all’art. 12, comma 1, lett. n) della legge delega, laddove

delega il Governo a “ridefinire la disciplina degli organismi di investimento collettivo

del risparmio (OICR) diversi dai fondi comuni di investimento”.

Accogliendo, laddove possibile, le proposte formulate in consultazione pubblica dalle

associazioni di categoria e dagli operatori del settore, si è previsto, in particolare:

All’art. 35-ter, che le Sicav e le Sicaf autorizzate in Italia sono iscritte dalla

Banca d’Italia in un apposito albo. Le Sicav possono essere OICVM o FIA,

mentre le Sicaf sono solo FIA. Per questo l’albo delle Sicav deve avere due

sezioni distinte, in quanto i requisiti richiesti agli OICVM e ai FIA sono diversi.

All’art. 35-quinquies è prevista per le Sicaf una disciplina del capitale più

flessibile rispetto a quella delle Sicav.

o Il capitale della Sicaf non può essere sempre uguale al patrimonio netto, in

quanto gli schemi di investimento di natura societaria prevedono di regola una

struttura patrimoniale articolata in un capitale di entità ridotta e in una o più

riserve di capitale in cui sono contabilizzati i versamenti degli investitori (per la

parte degli impegni finanziari che supera il valore nominale delle rispettive azioni).

o Lo statuto delle Sicaf riservate a investitori professionali, può prevedere, fermo

restando l’obbligo di versamento del capitale iniziale entro 30 giorni dalla data

di rilascio dell’autorizzazione, previsto dall’art. 35-bis, comma 4, la possibilità

di effettuare i successivi versamenti relativi alle azioni sottoscritte in più

soluzioni, a richiesta della Sicaf e in base alle esigenze di investimento.

Tale impostazione permette di definire una disciplina dei versamenti del

capitale, nelle Sicaf riservate a investitori professionali, analoga a quella

stabilita, per i fondi chiusi riservati, dall’articolo 14, comma 5, del decreto

ministeriale 24 maggio 1999, n. 228.

o Alle Sicaf devono potersi applicare le regole codicistiche che consentono di

creare più categorie di azioni che attribuiscono diritti patrimoniali diversi ai

relativi possessori (articolo 2348, commi 2 e 3, cod. civ.).

o Alle Sicaf devono potersi applicare le regole codicistiche che consentono di

creare azioni senza diritto di voto o con diritto di voto limitato entro il limite

della metà del capitale sociale (articolo 2351 cod. civ.), considerato che la

governance degli schemi di natura societaria presuppone una differenziazione

dei diritti di voto delle diverse categorie di azioni.

o Alle Sicaf devono potersi applicare le regole codicistiche che consentono di

sottoporre a particolari condizioni il trasferimento delle azioni (articolo 2355-bis

cod. civ.). Gli statuti delle società di investimento contengono normalmente

clausole che sottopongono la circolazione delle azioni al gradimento dell’organo

amministrativo, volto ad accertare che l’acquirente rientri in categorie

predefinite di possibili investitori, che sia un soggetto solvibile, etc. Talvolta è

previsto un divieto assoluto di trasferimento delle azioni (o di alcune categorie

di azioni) per un periodo di tempo iniziale (sino a 5 anni dall’emissione).

o Per le Sicaf non è previsto il divieto di acquisto o detenzione di azioni proprie.

In alcuni schemi di investimento di natura societaria si prevede il riscatto delle

azioni degli investitori in default come uno dei possibili rimedi a tutela degli

investitori adempienti. Nei rapporti tra investitori, gli effetti economici del

riscatto di azioni sono assimilabili a quelli dell’annullamento delle quote dei

fondi (il principale rimedio che, nei fondi, è normalmente previsto contro i

default). Il TUF non vieta l’acquisto di azioni proprie alle SGR. Non dovrebbe

conseguentemente essere vietato l’acquisto di azioni proprie da parte delle Sicaf.

All’art. 35-septies, l’obbligo di sottoporre le modifiche statutarie

all’approvazione della Banca d’Italia è limitata alle Sicav e alle Sicaf non

riservate, analogamente a quanto previsto nell’art. 37 per l’approvazione delle

modifiche dei regolamenti di gestione dei fondi comuni di investimento.

Gli artt. 35-decies e 35-undecies dettano disposizioni comuni a tutti i gestori italiani

(Sgr, Sicav e Sicaf che gestiscono direttamente i loro patrimoni). In particolare:

L’art. 35-decies sulle regole di comportamento e diritto di voto è stato modificato per

tener conto degli Oicr in forma societaria come le Sicav e le Sicaf ed è già

sostanzialmente in linea con la disciplina europea vigente.

L’art. 12, paragrafo 1, della direttiva e gli artt. da 16 a 29 del regolamento delegato (UE)

  1. 231/2013, della Commissione, nel fissare le condizioni operative del GEFIA,

stabiliscono, tra l’altro, l’equità di trattamento degli investitori. In principio generale è che:

“Nessun investitore di un FIA ha un trattamento di favore, a meno che tale trattamento

di favore sia previsto nel regolamento o nei documenti costitutivi del FIA

pertinente”(art. 12, paragrafo 1, della direttiva) e che “il trattamento preferenziale

eventualmente accordato dal GEFIA ad uno o più investitori non può provocare un

danno significativo generale ad altri investitori” (art. 23, paragrafo 2, del regolamento).

Ai sensi dell’art. 16 del regolamento (UE) n. 231/2013, le autorità competenti (Consob

e Banca d’Italia) vigilano sull’osservanza di tali obblighi, per questo è stata inserita la

previsione di cui all’art. 35- decies, comma 1, lett. d).

Il nuovo art. 35-undecies dà attuazione all’art. 3 della direttiva che prevede un regime

agevolato per i GEFIA che gestiscono portafogli di FIA le cui attività non superano

determinate soglie (cd. de minimis).

Tali GEFIA possono, tuttavia, scegliere volontariamente di sottoporsi alla disciplina

della direttiva per poterne ottenere i benefici (es. passaporto).

Il comma 6 sostituisce i capi II, II-bis e III del titolo III del D.lgs. 58/1998,

riorganizzando la disciplina secondo i criteri illustrati in premessa.

Per quel che concerne l’art. 36, i principi generali che disciplinano i fondi comuni di

investimento sono stati adeguati alla nuova normativa europea per quanto riguarda la

delega di funzioni e le attività esercitabili da parte dei gestori nonché i compiti del

depositario. Rimane invariata la responsabilità del gestore e la segregazione

patrimoniale del fondo.

In merito agli artt. 36, comma 2, e 37, commi 4 e 5, si fa presente che la Banca d’Italia

approva soltanto i regolamenti dei fondi non riservati. Già adesso l’autorità di vigilanza

non approva i regolamenti dei fondi riservati e dei fondi speculativi, che sono fondi

alternativi o hedge founds, disciplinati dal DM 228/1999.

Pertanto, la Banca d’Italia, solo per i fondi non riservati determina i criteri generali di

redazione del regolamento e il suo contenuto minimo e individua le ipotesi in cui tali

regolamenti si intendono approvati in via generale.

Con riferimento all’art. 37, comma 3, si precisa quanto segue:

nella consultazione pubblica è stato chiesto agli operatori del settore di esprimere le

proprie valutazioni sull’eventuale eliminazione o modificazione del comma 2-bis

dell’art. 39 sull’assemblea dei partecipanti dei fondi chiusi, stante le difficoltà

riscontrate, per i fondi chiusi destinati al pubblico retail, nel coinvolgimento dei quotisti

nelle decisioni di governance del fondo.

Sono pervenuti numerosi commenti a questa proposta e si è scelto di optare per una

modifica dei poteri assembleari dei fondi non riservati a investitori professionali che

consenta ai quotisti di riunirsi in assemblea solo per deliberare la sostituzione del

gestore. Per facilitare l’assunzione delle decisioni assembleari sono stati abbassati i

quorum costitutivi e deliberativi. Inoltre, per semplificare e ridurre gli oneri per

l’industria e le autorità, è stata tolta l’approvazione delle delibere assembleari da parte

della Banca d’Italia.

Ai fondi chiusi riservati a investitori professionali viene lasciata la massima libertà

negoziale. L’istituzione dell’assemblea dei partecipanti e i diritti dei partecipanti al

fondo sono normalmente oggetto di negoziazione tra sottoscrittori e gestori. È il

regolamento del fondo che deve individuare le materie su cui l’assemblea dei quotisti è

chiamata a deliberare. In questi tipi di fondi l’assemblea dei partecipanti funziona in

maniera efficiente in quanto in tale sede gli investitori possono partecipare attivamente

al funzionamento del fondo in cui hanno investito.

L’art. 38 disciplina le Sicav e le Sicaf che designano un gestore esterno.

Ai sensi dell’art. 5 della direttiva AIFMD, i FIA eterogestiti (che, nel contesto

normativo italiano, si configurano come Sicav autorizzate ai sensi della AIFMD e Sicaf

i cui patrimoni sono gestiti da una Sgr o da un GEFIA UE o non UE) non possono

qualificarsi come GEFIA e, quindi, non possono essere destinatari delle norme di

condotta sulla gestione collettiva, applicabili solo ai gestori. Allo stesso modo, l’art. 30

della direttiva UCITS IV stabilisce che le norme di condotta non si applicano alle Sicav

eterogestite.

Relativamente all’art. 39, che prevede che il MEF determini con regolamento i criteri

generali cui devono uniformarsi gli Oicr italiani (l’attuale DM 228/1999), si segnala che

ai sensi del comma 2, lett. a), verranno individuate “le categorie di investitori non

professionali nei cui confronti è possibile commercializzare quote di FIA italiani

riservati, secondo le modalità previste dall’articolo 43” (cfr. definizione di FIA italiano riservato).

Il capo II-bis disciplina l’operatività transfrontaliera dei gestori che sono (cfr.

definizioni):

Sgr (che gestiscono sia OICVM sia FIA)

Società di gestione UE (che gestiscono OICVM)

GEFIA UE (che gestiscono FIA)

GEFIA non UE (che gestiscono FIA)

Gli articoli 41, 41-ter e 41-quater danno attuazione all’art. 12, comma 1, lett. b),

della legge delega, secondo cui il Governo deve:

“b) prevedere, in conformità alla disciplina della direttiva, le necessarie modifiche

alle norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, per

consentire che una società di gestione del risparmio possa prestare i servizi previsti ai

sensi della direttiva, nonché possa istituire e gestire fondi comuni di investimento

alternativi in altri Stati comunitari ed extracomunitari e che una società di gestione di

fondi comuni di investimento alternativi comunitaria o extracomunitaria possa

istituire e gestire fondi comuni di investimento alternativi in Italia alle condizioni e nei

limiti previsti dalla direttiva;”

La direttiva 2011/61/UE prevede che un GEFIA UE autorizzato nel proprio Stato

membro d’origine ai sensi dell’art. 6, possa gestire e commercializzare FIA UE e non

UE nell’Unione mediante il regime del passaporto, in quanto:

“L’autorizzazione è valida per tutti gli Stati membri.”(art. 8, paragrafo 1).

Ai sensi degli artt. 31, 32, 33 e 34 della direttiva, gli Stati membri assicurano che un

GEFIA UE autorizzato possa commercializzare, con un passaporto, quote o azioni di un

FIA UE che gestisce presso gli investitori professionali:

nello Stato membro d’origine del GEFIA;

in uno Stato membro diverso dal suo Stato membro d’origine;

e possa gestire:

FIA UE stabiliti in un altro Stato membro direttamente o stabilendovi una

succursale;

FIA non UE che non sono commercializzati nell’Unione;

Per la commercializzazione, con un passaporto, di FIA non UE (art. 35 della direttiva),

occorre attendere un atto delegato della Commissione ai sensi degli artt. 66 e 67.

Pertanto, le Sgr italiane potranno, ai sensi dell’art. 41 (Operatività transfrontaliera delle

Sgr) del D.lgs. 58/1998, prestare negli Stati UE e non UE le attività previste dalle

direttive europee per le quali sono state autorizzate.

Ai sensi dell’art. 41-ter del D.lgs. 58/1998, se un GEFIA UE, autorizzato nel proprio

Stato membro d’origine, intende gestire in libera prestazione di servizi o mediante

stabilimento di succursali un FIA stabilito in Italia, lo comunica alle autorità competenti

del suo Stato membro d’origine che, a sua volta, trasmettono tutta la documentazione

alla Banca d’Italia, secondo le procedure previste dalla direttiva.

Un GEFIA UE, per poter gestire un FIA italiano deve rispettare la normativa prevista

dal TUF e dai regolamenti delle autorità di vigilanza per gli Oicr italiani, come prevede

l’art. 12, comma 1, lett. c), della legge delega, secondo cui il Governo deve:

“c) prevedere, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva, le

opportune modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58

del 1998 concernenti la libera prestazione dei servizi e la libertà di stabilimento

delle società di gestione di fondi comuni di investimento alternativi, anche al fine di

garantire che una società di gestione di fondi comuni di investimento alternativi

operante in Italia sia tenuta a rispettare le norme italiane in materia di

costituzione e di funzionamento dei fondi comuni di investimento alternativi, e che la

prestazione in Italia dei servizi da parte di succursali delle società di gestione di

fondi comuni di investimento alternativi avvenga nel rispetto delle regole di

comportamento stabilite nel citato testo unico;”

Per i GEFIA non UE gli artt. 37, 39 e 40 della direttiva prevedono la possibilità di

commercializzare, presso investitori professionali dell’Unione, con un passaporto, i FIA

UE e non UE da essi gestiti. Tali gestori sono soggetti all’autorizzazione preventiva

delle autorità competenti dello Stato membro di riferimento, e devono rispettare la direttiva.

La commercializzazione, conseguente al rilascio del passaporto, avverrà solo dopo

l’emanazione di un atto delegato della Commissione ai sensi degli artt. 66 e 67.

Ai sensi dell’art. 41-quater del D.lgs. 58/1998, se un GEFIA non UE sceglie l’Italia

come Stato di riferimento per gestire FIA italiani e FIA UE o commercializzare nell’UE

i FIA da essa gestiti, deve chiedere l’autorizzazione alla Banca d’Italia. La Banca

d’Italia curerà l’iscrizione del gestore in un’apposita sezione dell’elenco allegato

all’albo delle Sgr di cui all’art. 35.

Se invece il GEFIA non UE viene autorizzato in un altro Stato membro e vuole gestire

un FIA italiano in libera prestazione di servizi o mediante stabilimento di succursali,

deve comunque rispettare la normativa italiana, come previsto per i GEFIA UE.

La norma dà attuazione all’art. 12, comma 1, lett. c), della legge delega.

Come previsto nelle norme transitorie, l’entrata in vigore dell’art. 41-quater del TUF è

subordinata all’emanazione dell’atto delegato della Commissione di cui all’art. 67,

paragrafo 6, della direttiva.

Il capo II-ter disciplina la commercializzazione di Oicr che può essere di:

OICVM UE (cfr. definizioni);

FIA riservati a investitori professionali e alle altre categorie individuate dal

regolamento del MEF ai sensi dell’art. 39;

FIA non riservati, che quindi possono essere commercializzati a investitori al dettaglio.

Gli artt. 43 e 44 del TUF danno attuazione all’art. 12, comma 1, lettere h) ed i), della

legge delega, secondo cui il Governo deve:

“h) ridefinire con opportune modifiche, in conformità alle definizioni e alla

disciplina della direttiva, le norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n.

58 del 1998 concernenti l’offerta in Italia di quote di fondi comuni di investimento

alternativi siano essi nazionali, comunitari o appartenenti a Paesi terzi;

  1. i) attuare le misure di tutela dell’investitore secondo quanto previsto dalla

direttiva, in particolare con riferimento alle informazioni per gli investitori,

adeguando la disciplina dell’offerta delle quote o azioni di fondi comuni di

investimento alternativi;”

Per la commercializzazione nello Stato membro d’origine del GEFIA, l’art. 31 della

direttiva prevede che:

“Il GEFIA trasmette una notifica alle autorità competenti del suo Stato membro

d’origine in merito a ciascun FIA UE che intende commercializzare.

La notifica comprende la documentazione e le informazioni di cui all’allegato III.”

(paragrafo 2);

“Nei venti giorni lavorativi dal ricevimento di un fascicolo completo di notifica ai sensi

del paragrafo 2, le autorità competenti dello Stato membro d’origine del GEFIA

comunicano al GEFIA stesso se può iniziare a commercializzare il FIA indicato nella

notifica di cui al paragrafo 2. Le autorità competenti dello Stato membro d’origine del

GEFIA impediscono la commercializzazione del FIA soltanto se la gestione del FIA da

parte del GEFIA non è o non sarà conforme alla presente direttiva o se il GEFIA non

rispetta o non rispetterà in altro modo la presente direttiva. In caso di decisione

positiva, il GEFIA può iniziare a commercializzare il FIA nel suo Stato membro

d’origine a partire dalla data della notifica delle autorità competenti in tal senso”

(paragrafo 3);

Se il GEFIA intende commercializzare in Stati membri diversi dallo Stato membro

d’origine, l’art. 32 della direttiva prevede che:

“Nei venti giorni lavorativi dal ricevimento del fascicolo di notifica completo di cui al

paragrafo 2, le autorità competenti dello Stato membro d’origine del GEFIA lo

trasmettono alle autorità competenti degli Stati membri in cui si intende

commercializzare il FIA. Tale trasmissione ha luogo unicamente se la gestione del FIA

da parte del GEFIA è e continuerà ad essere conforme alla presente direttiva e se in

ogni modo il GEFIA rispetta la stessa.

Le autorità competenti dello Stato membro d’origine del GEFIA allegano

un’attestazione da cui risulti che il GEFIA interessato è autorizzato a gestire i FIA con

una particolare strategia di investimento.”(paragrafo 3).

Un GEFIA non UE autorizzato in uno Stato dell’Unione, quindi con il passaporto, può

commercializzare presso gli investitori professionali dell’Unione i FIA che gestisce

seguendo le procedure di notifica previste agli artt. 39 e 40 della direttiva.

La notifica viene fatta alle autorità competenti dello Stato membro di riferimento presso

il quale il GEFIA è stato autorizzato e se la commercializzazione riguarda più Stati

membri, le autorità competenti dello Stato membro di riferimento trasmettono il

fascicolo di notifica completo alle autorità degli Stati membri in cui il GEFIA intende

commercializzare i FIA.

Il nuovo art. 43 del D.lgs. 58/1998 disciplina la commercializzazione dei FIA riservati,

rispettando il dettato della direttiva e la ripartizione di competenze tra le autorità di

vigilanza italiane prevista dall’art. 5 del TUF, così come richiesto dall’art. 12, comma

1, lett. a), della legge delega.

Come regola generale, l’autorizzazione delle Sgr e dei GEFIA non UE (che scelgono

l’Italia come Stato membro di riferimento) spetta alla Banca d’Italia (che ne cura anche

l’iscrizione all’albo), mentre la commercializzazione di FIA in Italia e nell’UE con

passaporto (per i soggetti autorizzati in Italia) è preceduta da una notifica alla Consob.

Stesse regole valgono per Sicav e Sicaf autogestite.

La notifica contiene le informazioni richieste dalla direttiva, le procedure sono

disciplinate dal TUF e dal regolamento della Consob, sentita la Banca d’Italia, allo

scopo di renderle chiare, con tempi certi e non più onerose rispetto alle procedure

autorizzative attualmente esistenti.

Le norme transitorie prevedono che la commercializzazione di FIA non UE da parte di

un gestore e la commercializzazione di FIA nell’Unione da parte di un GEFIA non UE,

è subordinata all’emanazione dell’atto delegato della Commissione di cui all’art. 67,

paragrafo 6, della direttiva.

Il nuovo art. 44 del TUF disciplina la commercializzazione dei FIA non riservati,

rispettando il dettato dell’art. 43, paragrafo 1, della direttiva, secondo cui:

“(…) gli Stati membri possono consentire ai GEFIA di commercializzare presso gli

investitori al dettaglio sul loro territorio quote o azioni dei FIA che gestiscono a norma

della presente direttiva (…). In tali casi, gli Stati membri possono imporre a carico del

GEFIA o del FIA prescrizioni più rigorose di quelle applicabili ai FIA commercializzati

presso investitori professionali sul loro territorio (…)”.

L’unica condizione richiesta è che: “gli Stati membri non impongono ai FIA UE

stabiliti in un altro Stato membro e commercializzati su base transnazionale

prescrizioni aggiuntive o più rigorose rispetto a quelle applicabili ai FIA

commercializzati su base nazionale.”.

La norma dà attuazione all’art. 12, comma 1, lett. l), della legge delega, secondo cui il

Governo deve:

“l) prevedere che, nel caso di commercializzazione in Italia di quote di fondi comuni di

investimento alternativi presso investitori al dettaglio, tali fondi siano soggetti a

prescrizioni più rigorose di quelle applicabili ai fondi comuni di investimento

alternativi commercializzati presso investitori professionali, al fine di garantire un

appropriato livello di protezione dell’investitore, in conformità a quanto previsto dalla

direttiva;”.

Inoltre, la norma rispetta la ripartizione di competenze tra le autorità di vigilanza

italiane prevista dall’art. 5 del TUF.

I FIA italiani non riservati ad investitori professionali e alle categorie di investitori

individuate ai sensi dell’art. 39, comma 2, lett. a), possono essere commercializzati in

Italia da gestori autorizzati nei confronti di investitori al dettaglio previa notifica alla

Consob.

La differenza sostanziale rispetto alla commercializzazione nei confronti di investitori

professionali, è che alla lettera di notifica è allegato il prospetto destinato alla

pubblicazione, che soggiace alla disciplina contenuta nella parte IV, titolo II, capo I, del

TUF, riguardante l’offerta al pubblico di Oicr. Inoltre tali FIA sono soggetti alle regole

prudenziali di contenimento e frazionamento del rischio fissate dalla Banca d’Italia con

proprio regolamento (art. 6, comma 1, lett. c).

L’art. 94, comma 1, del D.lgs. 58/1998 prevede che coloro che intendono effettuare

un’offerta al pubblico pubblicano preventivamente un prospetto e il prospetto non può

essere pubblicato finché non è approvato dalla Consob.

Per evitare che i termini per l’approvazione del prospetto previsti dal Regolamento

emittenti della Consob per gli Oicr chiusi (entro 20 gg lavorativi, prorogabili fino ad un

max di 70 gg) si vadano a sommare ai 10 gg lavorativi previsti dal comma 3 dell’art. 44

per la comunicazione Consob, e per ridurre gli oneri amministrativi per le imprese, il

comma 8 dell’art. 44 stabilisce che gli Oicr chiusi devono effettuare una sola notifica

alla Consob e il termine di 10 gg previsto al comma 3 si intende interamente assorbito

nell’ambito della procedura di approvazione del prospetto. Pertanto, la comunicazione

prevista al comma 3 è contestuale al provvedimento di approvazione del prospetto.

La commercializzazione in Italia al dettaglio di FIA UE e FIA non UE è invece

subordinata all’autorizzazione della Consob.

Al fine di assicurare un appropriato livello di protezione dell’investitore, i FIA UE e

non UE, per essere commercializzati in Italia a clienti al dettaglio, devono inoltre

rispettare regole analoghe a quelle imposte ai FIA italiani non riservati (cfr. art. 44,

comma 5).

Il nuovo capo II-quater disciplina gli obblighi delle Sgr i cui FIA acquisiscono

partecipazioni rilevanti e di controllo di società non quotate e di emittenti.

Gli artt. 45 e 46 del D.lgs. 58/1998, danno attuazione agli artt. da 26 a 30 della direttiva

sugli obblighi imposti ai GEFIA che gestiscono FIA che acquisiscono il controllo di

società non quotate e di emittenti e sulla comunicazione dell’acquisizione di

partecipazioni importanti di società non quotate, nonché all’art. 12, comma 1, lett. e),

della legge delega, secondo cui il Governo deve:

“e) modificare, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva, le

norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998 al fine di

introdurre gli obblighi relativi all’acquisto di partecipazioni rilevanti e di controllo

in società non quotate ed emittenti da parte di società di gestione di fondi alternativi di

investimento;”.

In particolare, le informazioni riguardanti l’acquisizione del controllo di una società

non quotata devono essere comunicate dalla Sgr, dalle Sicav e dalle Sicaf che

gestiscono direttamente i propri patrimoni:

  1. a) alla società;
  2. b) agli azionisti;
  3. c) alla Consob

Il nuovo capo III riorganizza la disciplina del depositario per renderla conforme alla

direttiva AIFMD. Fino ad ora l’unica normativa esistente a livello comunitario recava

principi di carattere generale per i depositari degli OICVM disciplinati dalla direttiva

UCITS.

Infatti, l’art. 36, comma 2, del D.lgs. 58/1998 attualmente vigente prevede che: “La

custodia degli strumenti finanziari e delle disponibilità liquide di un fondo comune di

investimento è affidata a una banca depositaria.”.

L’art. 38 del TUF vigente disciplina l’esercizio delle funzioni di banca depositaria, che

dev’essere autorizzato dalla Banca d’Italia.

L’art. 21, paragrafo 3, della direttiva AIFMD ha introdotto importanti innovazioni nella

disciplina del depositario prevedendo che tale funzione possa essere svolta da:

un ente creditizio avente sede legale nell’Unione;

un’impresa di investimento avente sede legale nell’Unione;

un’altra categoria di istituto soggetto a regolamentazione prudenziale e a

vigilanza costante.

Inoltre, per determinate categorie di FIA, “gli Stati membri possono consentire che il

depositario sia un soggetto che esercita tale funzione nel quadro di attività

professionali o commerciali per le quali è soggetto all’obbligo di registrazione

professionale riconosciuta per legge (…)”.

La direttiva e il regolamento delegato della Commissione n. 231/2013 hanno introdotto

un insieme di regole più rigorose e dettagliate, che impongono adempimenti più

complessi a carico del depositario e delle controparti di cui esso si avvale per svolgere i

propri compiti.

Ciò posto, la nuova formulazione dell’art. 47, comma 2, del D.lgs. 58/1998 consente

l’assunzione dell’incarico di depositario solo ai soggetti sottoposti a regolamentazione

prudenziale e vigilanza continuativa da parte di Banca d’Italia. Non viene pertanto

ammessa la possibilità che il depositario sia una banca o un’impresa di

investimento comunitaria senza succursale in Italia.

Non si ritiene opportuno il ricorso a soggetti diversi dagli intermediari, anche se

regolamentati a livello domestico, in quanto non vigilati da Banca d’Italia e Consob.

Pertanto non viene esercitata l’opzione prevista dall’art. 21, paragrafo 3, della

direttiva.

I doveri del depositario previsti dall’art. 21 della direttiva sono:

  1. a) custodire gli strumenti finanziari del FIA o del GEFIA e verificare la proprietà e

la tenuta delle registrazioni degli altri beni (paragrafo 8);

  1. b) accertare la legittimità delle operazioni di vendita, emissione, riacquisto,

rimborso e annullamento delle quote o azioni del FIA e della destinazione dei

redditi del FIA (paragrafo 9, lett. a) ed e);

  1. c) assicurare che il valore delle quote o azioni del FIA sia calcolato in conformità

della legislazione nazionale applicabile, del regolamento e della direttiva

(paragrafo 9, lett. b);

  1. d) accertare che nelle operazioni che coinvolgono le attività del FIA, il

controvalore gli sia rimesso nei termini d’uso (paragrafo 9, lett. d);

  1. e) eseguire le istruzioni del GEFIA, salvo che non siano in contrasto con la

legislazione nazionale applicabile o il regolamento (paragrafo 9, lett. c);

  1. f) monitorare i flussi di cassa del FIA (paragrafo 7);
  2. g) agire in modo onesto, equo, professionale e indipendente, nell’interesse del FIA

e degli investitori del FIA (paragrafo 10).

Esistono alcune differenze rispetto ai compiti del depositario disciplinati dalla direttiva

UCITS:

  1. la direttiva UCITS IV impone la custodia della liquidità dell’OICVM al

depositario, mentre la direttiva AIFMD consente il deposito della liquidità del

FIA presso qualsiasi soggetto abilitato a detenere liquidità, mantenendo in capo

al depositario solo il monitoraggio ex post dei flussi di liquidità;

  1. la direttiva UCITS IV consente l’affidamento del calcolo del valore delle

quote/azioni dell’OICVM (c.d. calcolo del NAV) al depositario, mentre la

direttiva AIFMD prevede la designazione di un valutatore esterno diverso dal

depositario (art. 19, paragrafo 4), mantenendo in capo al depositario l’obbligo di

accertare la correttezza del calcolo del valore delle quote o azioni del FIA.

Nello schema di decreto si è scelto di mantenere in normativa primaria una disciplina

unitaria del depositario, indipendentemente dalla circostanza che il singolo Oicr gestito

(OICVM o FIA) ricada nell’ambito di applicazione della direttiva UCITS o della

direttiva AIFMD. Questo in quanto i depositari prestano i loro servizi a favore di una

pluralità di soggetti, sia gestori di OICVM che di FIA.

L’art. 48 del D.lgs. 58/1998 disciplina i compiti del depositario prevedendo, ai commi

2, 3, lett. b) e 4, una differenziazione di obblighi che tiene conto delle diversità esistenti

nella normativa comunitaria come sopra esposte.

La Banca d’Italia, sentita la Consob, emanerà disposizioni di attuazione della direttiva e

del regolamento UE.

Nelle norme transitorie viene previsto per i depositari un congruo periodo

transitorio (22 luglio 2014 per i depositari di FIA e 22 luglio 2015 per i depositari

di OICVM) per consentire una revisione delle procedure e delle convenzioni.

Per quel che concerne la responsabilità del depositario, l’art. 21, paragrafi 12 e 13, della

direttiva prevedono che:

“12. Il depositario è responsabile nei confronti del FIA o degli investitori del FIA per la

perdita, da parte del depositario o di un terzo al quale è stata delegata la custodia di

strumenti finanziari detenuti in custodia ai sensi del paragrafo 8, lettera a).

In caso di perdita di strumenti finanziari tenuti in custodia, il depositario restituisce

senza indebito indugio uno strumento finanziario di tipo identico o l’importo

corrispondente al FIA o al GEFIA che agisce per conto del FIA. Il depositario non è

responsabile qualora possa dimostrare che la perdita è imputabile a un evento esterno

al di fuori del suo ragionevole controllo, le cui conseguenze sarebbero state inevitabili

nonostante ogni ragionevole sforzo per evitarle.

Il depositario è altresì responsabile nei confronti del FIA, o degli investitori del fondo,

per ogni altra perdita da essi subita in conseguenza del mancato rispetto, intenzionale o

dovuto a negligenza, degli obblighi di cui alla presente direttiva.

  1. Ogni eventuale delega di cui al paragrafo 11 lascia impregiudicata la

responsabilità del depositario.

Nonostante il primo comma del presente paragrafo, in caso di perdita di strumenti

finanziari detenuti in custodia da terzi ai sensi del paragrafo 11, il depositario può

esonerarsi da responsabilità se è in grado di dimostrare che:

  1. a) sono soddisfatti tutti i requisiti per la delega delle sue funzioni di custodia, come

previsto al paragrafo 11, secondo comma; e

  1. b) un contratto scritto tra il depositario e il terzo trasferisce espressamente la

responsabilità del depositario al terzo in questione e consente al FIA o al GEFIA che

agisce per conto del FIA di rivalersi nei confronti del terzo per la perdita degli

strumenti finanziari o consente al depositario di farlo a nome loro; e

  1. c) un contratto scritto tra il depositario e il FIA o il GEFIA che agisce per conto del

FIA consente espressamente l’esonero dalla responsabilità del depositario e stabilisce

la ragione oggettiva per stipulare tale esonero.”

Il contenuto del nuovo art. 49 del D.lgs. 58/1998 traspone, nella sostanza, quanto

previsto dalla direttiva utilizzando la terminologia civilistica presente nel nostro

ordinamento. Banca d’Italia e Consob individueranno i casi in cui sono consentiti gli

accordi di manleva tra gestore, depositario e subdepositario e il loro contenuto minimo.

Inoltre, gli articoli 47, 48 e 49 del TUF danno attuazione all’art. 12, comma 1, lett. d),

della legge delega, secondo cui il Governo deve:

“d) prevedere, in conformità alle definizioni e alla disciplina della direttiva, le

opportune modifiche alle norme del citato testo unico di cui al decreto legislativo n.

58 del 1998 concernenti l’attività di depositaria ai sensi della direttiva nonché in

materia di responsabilità della depositaria nei confronti della società di gestione del

risparmio e dei partecipanti al fondo;”

Il comma 8 abroga i capi III-bis e III-ter in quanto gli articoli riguardanti le strutture

master – feeder e la fusione e scissione di Oicr sono stati inseriti nelle sezioni IV e V del

capo II sulla disciplina degli Oicr italiani, in modo da garantire una trattazione ordinata

e sistematica degli argomenti.

L’art. 5 contiene le modifiche alla parte II, titolo IV (Provvedimenti ingiuntivi e di

crisi) del TUF.

Il comma 1 modifica l’art. 51 del D.lgs. 58/1998 per inserire i nuovi intermediari

nazionali e extracomunitari previsti dalla direttiva.

Il comma 2 modifica l’art. 52 del D.lgs. 58/1998 per inserire i nuovi intermediari

autorizzati ai sensi della direttiva.

Il comma 3 apporta modifiche di drafting all’art. 54 del D.lgs. 58/1998 in conformità

alle nuove definizioni.

Il comma 4 estende la disciplina dell’amministrazione straordinaria di cui all’art. 56 del

D.lgs. 58/1998 alle nuove società autorizzate in Italia ai sensi della direttiva: Sicaf e

GEFIA non UE.

Il comma 5 estende la disciplina della liquidazione coatta amministrativa di cui all’art.

57 del D.lgs. 58/1998 alle Sicaf.

Il comma 6 modifica l’art. 58 del D.lgs. 58/1998 per inserire i nuovi intermediari UE e

non UE previsti dalla direttiva.

Il comma 7 modifica l’art. 60 del D.lgs. 58/1998 per adeguarlo alla nuova definizione

di società di gestione UE.

Il comma 8 estende la disciplina della responsabilità da illecito amministrativo di cui

all’art. 60-bis del D.lgs. 58/1998 alle Sicaf.

L’art. 6 contiene le modifiche alla parte IV (Disciplina degli emittenti), titolo II

(Appello al pubblico risparmio), del TUF.

I commi 2, 3, 4 e 5 modificano gli articoli 94, 98, 98-ter e 98-quater, del D.lgs. 58/1998

relativi all’offerta al pubblico di Oicr per consentire una maggiore tutela dell’investitore

al dettaglio. Infatti si prevede che, nel caso di offerta al pubblico di quote o azioni di

FIA italiani, FIA UE e non UE, aperti o chiusi, il prospetto o la documentazione

d’offerta possono essere pubblicati solo una volta concluse le procedure di notifica (per

i FIA italiani) o di autorizzazione (per i FIA UE e non UE) previste dall’art. 44 del TUF

e dalle relative disposizioni di attuazione, da emanarsi con regolamento Consob.

Le modifiche apportate danno attuazione all’art. 12, comma 1, lettere h) ed i), della

legge delega.

Il comma 6 abroga il comma 2 dell’art. 98-quinquies del D.lgs. 58/1998 per eliminare il

rinvio al comma 3 dell’art. 98-quater, non più presente nel TUF attualmente vigente.

L’art. 7 contiene le modifiche alla parte V (Sanzioni), titolo II (Sanzioni

amministrative), del TUF.

I commi 1 e 2 sostituiscono il comma 1 degli artt. 188 e 190 del D.lgs. 58/1998 per

estendere le sanzioni amministrative pecuniarie ivi previste anche alle violazioni di

norme introdotte in attuazione della direttiva AIFMD.

L’ art. 48, paragrafo 1, della direttiva prevede che:

“Gli Stati membri stabiliscono le norme sulle misure e le sanzioni applicabili in caso di

violazione delle disposizioni nazionali adottate ai sensi della presente direttiva e

prendono tutte le misure necessarie per la loro esecuzione. Fatte salve le procedure per

la revoca dell’autorizzazione o il diritto degli Stati membri di irrogare sanzioni penali,

gli Stati membri assicurano, conformemente al loro diritto nazionale, che possano

essere adottate misure amministrative o irrogate sanzioni amministrative appropriate a

carico delle persone responsabili nel caso in cui le disposizioni adottate in attuazione

della presente direttiva non siano rispettate. Gli Stati membri provvedono affinché dette

misure siano effettive, proporzionate e dissuasive.”

Le modifiche apportate danno attuazione al dettato della direttiva e dell’art. 12, comma

1, lett. m), della legge delega, secondo cui il Governo deve:

“m) prevedere l’applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie per le violazioni

delle regole dettate nei confronti delle società di gestione di fondi comuni di

investimento alternativi in attuazione della direttiva, in linea con quelle già stabilite dal

citato testo unico di cui al decreto legislativo n. 58 del 1998, e nei limiti massimi ivi

previsti, in tema di disciplina degli intermediari;”.

Articolo 8: Modifiche al decreto legislativo 5 dicembre 2005, n.252

Le modifiche apportate all’art. 7 del D.lgs. 252/2005, che disciplina le forme

pensionistiche complementari, sono necessarie per adeguare la terminologia e i

riferimenti normativi alla nuova disciplina del depositario prevista dagli artt. 47, 48 e 49

del TUF, come modificati dal presente decreto.

Norme fiscali

Premessa: le modifiche di seguito illustrate, predisposte dal Dipartimento delle finanze

e dall’Agenzia delle entrate, danno attuazione all’art. 12, comma 1, lett. p) della legge

delega, secondo cui il Governo deve:

“p) dettare norme di coordinamento con la disciplina fiscale vigente in materia di OICR.”.

Articolo 9: Estensione alle SICAF immobiliari delle disposizioni riguardanti i fondi

comuni di investimento immobiliare

Considerato che la direttiva 2011/61/UE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’8

giugno 2011 sui gestori dei fondi di investimento alternativi, nonché le relative

modifiche al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (TUF), introducono nella

definizione di OICR italiani anche le SICAF è necessario estendere a queste ultime la

disciplina fiscale prevista per le SICAV dei fondi immobiliari qualora gli investimenti

in immobili vengano effettuati tramite un OICR avente natura statutaria.

E’ altresì specificato che alle SICAF diverse da quelle immobiliari si rendono

applicabili le medesime disposizioni previste per le SICAV, ossia le agevolazioni in

materia di imposta di registro, nonché la previsione che ai proventi dalle stesse

distribuiti non si applica il regime fiscale degli utili.

Alle SICAF, a prescindere dall’oggetto dell’investimento, si applicano le disposizioni in

materia di IRAP previste per le SICAV.

Articolo 10: Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973,

  1. 600

Modifiche all’articolo 26-quinquies

Nel comma 1, oltre all’aggiornamento della definizione di fondi immobiliari al fine di

tenere conto delle SICAF così come introdotte dal TUF, è stato sostituito il riferimento

alla sede degli organismi con l’istituzione che è l’elemento che viene preso in

considerazione dal legislatore ai fini dell’individuazione della residenza dei fondi per

effetto dell’entrata in vigore della Direttiva UCITS IV.

La modifica alla percentuale dell’aliquota è di mero coordinamento con le disposizioni

già in vigore a seguito delle modifiche apportate dal decreto legge n. 138 del 2011 che

ha unificato al 20 per cento le aliquote di tassazione delle rendite finanziarie.

La modifica al comma 3 è volta ad operare una semplificazione nella determinazione

della base imponibile dei redditi derivanti dalla partecipazione ad OICR diversi da

quelli immobiliari. In particolare nella determinazione del reddito di capitale viene

eliminata la previsione che stabiliva che il costo di sottoscrizione o acquisto e il valore

di riscatto, cessione o liquidazione delle quote o azioni dovevano essere sempre

determinati con riferimento ai valori indicati nei prospetti periodici dell’OICR, creando

problemi operativi per quegli OICR che non redigono i prospetti giornalieri e per gli

OICR quotati.

Le disposizioni del comma 6-bis sono volte ad individuare il sostituto d’imposta tenuto

ad applicare la ritenuta sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad OICR

italiani istituiti da una società di gestione estera che operi in Italia in regime di libera

prestazione di servizi in attuazione della direttiva 2009/65/CE del 13 luglio 2009 e della

direttiva 2011/61/UE dell’8 giugno 2011. In tal caso la ritenuta è applicata dalla stessa

SGR estera ovvero da un rappresentante fiscale, scelto tra i soggetti incaricati

nell’articolo 23 del D.P.R. n. 600 del 1973, che risponde in solido con la SGR estera per

gli obblighi di determinazione e versamento della ritenuta e che provvede altresì alla

dichiarazione annuale dell’importo versato e agli altri adempimenti richiesti dalla

normativa. Le modifiche apportate a tale disposizione individuano il sostituto d’imposta

nei casi in cui la SGR sia disintermediata in quanto le quote o azioni sono inserite in un

sistema di deposito accentrato gestito da una società autorizzata ai sensi dell’articolo 80

del TUF, ovvero i proventi siano realizzati in sede di negoziazione delle quote o azioni.

La modifica alla percentuale dell’aliquota è di mero coordinamento con le disposizioni

già in vigore a seguito delle modifiche apportate dal decreto legge n. 138 del 2011.

Articolo 11: Modifiche alla legge 23 marzo 1983, n. 77

Le modifiche apportate all’articolo 10-ter, ivi compresa la rubrica, sono volte a

disciplinare in un unico articolo il regime di tassazione dei redditi di capitale derivanti

dalla partecipazione a tutte le tipologie di OICR di diritto estero, ad esclusione dei fondi

e delle SICAF immobiliari, uniformandolo al regime di tassazione degli omologhi

prodotti di diritto italiano. Tali modifiche si rendono necessarie a seguito del

recepimento della direttiva 2011/61/UE sui gestori di fondi di investimento alternativi i

quali, come noto, possono investire in beni anche diversi dagli strumenti finanziari.

In particolare, il comma 2-ter individua il sostituto di imposta tenuto ad applicare la

ritenuta sui redditi di capitale derivanti dalla partecipazione ad OICR esteri istituiti e

gestiti da una società di gestione italiana che operi all’estero in regime di libera

prestazione di servizi in attuazione della direttiva 2009/65/CE del 13 luglio 2009 e della

direttiva 2011/61/UE dell’8 giugno 2011. In tal caso la ritenuta è applicata dalla stessa

SGR italiana. Viene, altresì, individuato il sostituto d’imposta nei casi in cui la SGR

italiana sia disintermediata in quanto le quote o azioni sono inserite in un sistema di

deposito accentrato gestito da una società autorizzata ai sensi dell’articolo 80 del TUF,

ovvero i proventi siano realizzati in sede di negoziazione delle quote o azioni.

Il comma 5 stabilisce che, nel caso di quote o azioni collocate all’estero il contribuente,

laddove necessario, è tenuto a fornire i dati utili ai fini dell’applicazione della ritenuta

da parte dell’intermediario che interviene nella riscossione dei proventi. Qualora tali

informazioni non vengano fornite dal contribuente il sostituto d’imposta applica la

ritenuta sull’intero importo del flusso messo in pagamento.

Le modifiche alla percentuale dell’aliquota è di mero coordinamento con le disposizioni

già in vigore a seguito delle modifiche apportate dal decreto legge n. 138 del 2011.

Le modifiche nella determinazione della base imponibile dei redditi derivanti dalla

partecipazione ad OICR esteri diversi da quelli immobiliari sono volte ad operare una

semplificazione. In particolare nella determinazione del reddito di capitale viene

eliminata la previsione che stabiliva che il costo di sottoscrizione o acquisto e il valore

di riscatto, cessione o liquidazione delle quote o azioni dovevano essere sempre

determinati con riferimento ai valori indicati nei prospetti periodici dell’OICR, creando

problemi operativi per quegli OICR che non redigono i prospetti giornalieri e per gli

OICR quotati.

Articolo 12: Modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986,

  1. 917

L’articolo 73 del TUIR è stato aggiornato con la nuova definizione di OICR immobiliari

che comprende sia i fondi immobiliari, sia le SICAF immobiliari che hanno il

medesimo regime fiscale dei predetti fondi.

Articolo 13: Modifiche alla disciplina dei fondi immobiliari esteri

L’articolo modifica il regime di tassazione dei redditi derivanti dalla partecipazione ad

organismi di investimento collettivo del risparmio immobiliari di diritto estero,

uniformandolo al regime di tassazione degli omologhi prodotti di diritto italiano. Tali

modifiche si rendono necessarie a seguito del recepimento della Direttiva 2011/61/UE

sui gestori di fondi di investimento alternativi che consentiranno alle SGR italiane di

istituire e gestire fondi immobiliari all’estero in regime di libera prestazione dei servizi.

In particolare, è previsto che, in linea generale, sui proventi derivanti dalla

partecipazione ad OICR immobiliari di diritto estero, percepiti da soggetti residenti, si

applica una ritenuta del 20 per cento.

Le norme disciplinano le modalità di applicazione della ritenuta ed individuano il

sostituto d’imposta anche nel caso in cui le quote o azioni siano collocate all’estero.

Inoltre, al pari di quanto disciplinato dall’articolo 32 del decreto legge n. 78 del 2010 è

prevista la tassazione per trasparenza per i partecipanti che possiedono quote superiori

al 5 per cento dell’organismo.

Articolo 14: Norme di coordinamento

Il comma 1 consente, qualora per l’investitore ricorrano le condizioni per l’applicazione

del regime di tassazione sostituiva al 20 per cento, di includere i redditi di capitale

derivanti dalla partecipazione a fondi immobiliari italiani ed esteri nel risultato maturato

delle gestioni di portafoglio con opzione per l’applicazione del regime del risparmio

gestito di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 461 del 1997. Inoltre, vengono

soppressi i riferimenti, non più attuali, ai proventi derivanti dalla partecipazione a fondi

immobiliari di cui alla legge n. 86 del 1994 che non avevano optato per l’applicazione

del regime di tassazione di cui al decreto legge n. 351 del 2001, nonché ai proventi

derivanti dalla partecipazione a fondi “small cap” la cui tassazione era prevista nella

misura del 5 per cento.

Il comma 2, lettera a) consente, inserendo il riferimento al costo medio ponderato, di

uniformare la base imponibile di determinazione dei redditi di capitale per gli OICR.

Allo stato attuale, infatti, per i proventi derivanti dalla partecipazione a fondi comuni di

investimento immobiliare, la norma qualifica redditi di capitale quelli compresi nella

differenza tra il valore di rimborso o di liquidazione e il costo di sottoscrizione o

acquisto e non, come per gli altri OICR, il costo medio ponderato di sottoscrizione o

acquisto.

Il comma 2, lettera b), aggiorna il riferimento normativo relativo alle forme di

previdenza complementare.

Il comma 2, lettera c), individua il sostituto d’imposta tenuto ad applicare la ritenuta sui

redditi di capitale derivanti dalla partecipazione fondi immobiliari istituiti da una società

di gestione estera che operi in Italia in regime di libera prestazione di servizi in

attuazione della direttiva 2011/61/UE dell’8 giugno 2011. In tal caso la ritenuta è

applicata dalla stessa SGR estera ovvero da un rappresentante fiscale, scelto tra i

soggetti incaricati nell’articolo 23 del D.P.R. n. 600 del 1973, che risponde in solido con

la SGR estera per gli obblighi di determinazione e versamento della ritenuta e che

provvede altresì alla dichiarazione annuale dell’importo versato e agli altri adempimenti

richiesti dalla normativa.

Il comma 3, infine, modifica il comma 71 dell’articolo 2 del decreto legge n. 225 del

2010 che consente la compensazione dei risultati negativi di gestione accumulati dagli

OICVM italiani. La direttiva 2011/61/UE consente, infatti, alle società di gestione del

risparmio italiane di istituire o gestire OICR in altri Stati membri dell’Unione europea

senza necessità di costituire in loco una società di gestione. La norma proposta è volta a

consentire la compensazione dei risultati negativi accumulati dagli OICVM italiani con

le ritenute da applicare sui proventi derivanti dalla partecipazione a OICR esteri istituiti

e gestiti dalla medesima SGR.

Articolo 15: Disposizioni finali e transitorie

Il comma 1 prevede che le disposizioni contenute nei provvedimenti attuativi del TUF

attualmente vigenti (regolamenti di Banca d’Italia e Consob, regolamento MEF n.

228/1999) continuano ad applicarsi fino alla data di entrata in vigore delle nuove

disposizioni di attuazione. In continuità con l’ordinamento vigente, Banca d’Italia e

Consob continuano ad esercitare, nel periodo transitorio, i poteri di vigilanza e di

indagine previsti dal TUF.

Il comma 2 consente alle Sgr che attualmente gestiscono FIA italiani di continuare la

propria attività e di adeguarsi alle disposizioni di recepimento della direttiva entro il 22

luglio 2014.

Al riguardo, le disposizioni transitorie contenute nell’art. 61, paragrafo 1, della direttiva

prevedono che:

“I GEFIA che svolgono attività ai sensi della direttiva prima del 22 luglio 2013

adottano tutte le misure necessarie per rispettare la legislazione nazionale derivante

dalla presente direttiva e presentano domanda di autorizzazione entro un anno da tale

data.”

Al fine di semplificare le procedure e ridurre i costi per gli operatori nazionali, la norma

transitoria contenuta nello schema di decreto non obbliga le Sgr a presentare entro il 22

luglio 2014 una nuova domanda di autorizzazione alla Banca d’Italia; è sufficiente che

le Sgr rispettino le disposizioni nazionali di attuazione della direttiva e ne diano

comunicazione alle autorità di vigilanza.

Alle Sgr che svolgono unicamente l’attività di promozione viene concesso un periodo

transitorio di un anno entro il quale dovranno adeguarsi alla nuova normativa, secondo

la quale un gestore non può essere autorizzato a prestare unicamente l’attività di

promozione senza essere autorizzato a prestare l’attività di gestione di Oicr.

Anche nel caso di Oicr garantiti le Sgr possono continuare a prestare la loro attività

entro 6 mesi dalla scadenza della garanzia, allo scopo di evitare che il superamento del

modello promozione/gestione e la conseguente sostituzione della società di gestione

possa costituire una causa di recesso da parte del garante dal contratto di garanzia, con

evidenti conseguenze negative per i partecipanti al fondo.

Il comma 3 è rivolto a quelle società italiane esistenti, diverse dalle Sgr, e pertanto non

attratte alla disciplina TUF vigente, che svolgono un’attività di gestione che viene

adesso ricompresa nella nuova disciplina AIFMD. Per continuare a svolgere la propria

attività devono adeguarsi alle disposizioni di recepimento della direttiva entro il 22

luglio 2014 e presentare domanda di autorizzazione.

Il comma 4 equipara i fondi alternativi attualmente disciplinati dal DM 24.5.1999, n.

228 (fondi riservati e fondi speculativi) ai FIA italiani riservati previsti dalla nuova

normativa. Dalla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni attuative del TUF,

tali FIA potranno essere commercializzati nei confronti di investitori professionali e

delle categorie di investitori individuate dal MEF con proprio regolamento, ai sensi

dell’art. 1, comma 1, lett. m-quater, e 39, comma 2, lett. a), del TUF.

Il comma 5 consente alle Sgr che già commercializzano FIA italiani di continuare la

propria attività.

Al fine di semplificare le procedure e ridurre i costi per gli operatori nazionali, le Sgr si

dovranno adeguare alle disposizioni di recepimento della direttiva entro il 22 luglio

2014 e non dovranno espletare le procedure di notifica previste dagli artt. 43 e 44 del

TUF, in quanto si considerano già abilitate alla commercializzazione di FIA.

Il comma 6 recepisce l’art. 61, paragrafo 2, della direttiva il quale prevede che:

“Gli articoli 31, 32 e 33 non si applicano alla commercializzazione di quote o azioni di

FIA oggetto di un’offerta pubblica in corso nel quadro di un prospetto elaborato e

pubblicato in conformità della direttiva 2003/71/CE prima del 22 luglio 2013 per il

periodo di validità di tale prospetto.”.

Il comma 7 consente alle Sgr che gestiscono fondi aventi i requisiti richiesti dai

regolamenti (UE) nn. 345 e 346 del 2013 di commercializzare fondi qualificati

EuVECA ed EuSEF previa comunicazione alla Banca d’Italia e alla Consob. La Banca

d’Italia provvederà automaticamente alla registrazione e la Consob alle notifiche alle

autorità nazionali competenti degli Stati membri in cui ciascun fondo sarà

commercializzato.

Il comma 8 è rivolto a quelle società italiane che attualmente gestiscono FIA e che,

avendone i requisiti, intendono registrarsi ai sensi dei regolamenti (UE) nn. 345 e 346

del 2013. Tali società, purché rispettino tutti i requisiti richiesti dalle norme

regolamentari, possono commercializzare fondi qualificati EuVECA ed EUSEF, previa

comunicazione alla Banca d’Italia e alla Consob.

Il comma 9 precisa che all’autorizzazione di nuovi gestori italiani e all’istituzione e

commercializzazione di nuovi FIA italiani continuano ad applicarsi le disposizioni

contenute nei provvedimenti attuativi del TUF attualmente vigenti, fino alla data di

entrata in vigore delle nuove disposizioni di attuazione (come già esplicitato al co. 1).

Ai nuovi gestori si applica il regime transitorio previsto al comma 2 e ai gestori che

istituiscono e commercializzano nuovi FIA si applicano i commi 4 e 5.

Il comma 10 disciplina il regime transitorio per i FIA UE (cioè costituiti in uno Stato

dell’UE diverso dall’Italia) la cui offerta in Italia è stata autorizzata dalla Consob prima

del 22 luglio 2013.

Come i FIA italiani, i FIA UE possono continuare ad essere commercializzati nei

confronti degli investitori professionali e degli investitori indicati dal DM 228/1999,

fintanto che non entrano in vigore le nuove disposizioni regolamentari. Entro il 22

luglio 2014 i gestori di tali FIA devono adeguarsi alle disposizioni di recepimento della

direttiva ma non sono automaticamente abilitati alla commercializzazione in Italia,

come previsto per i gestori italiani dal comma 5. Essi dovranno seguire le norme

previste dalla legislazione del proprio Stato membro d’origine in tema di

commercializzazione transfrontaliera e usufruire del regime armonizzato del passaporto

introdotto dalla direttiva, che prevede, dopo l’autorizzazione, la notifica da parte della

competente autorità del proprio Stato membro d’origine. In mancanza di autorizzazione

e notifica ai sensi della direttiva la commercializzazione è sospesa.

Il comma 11 disciplina i casi di quei gestori europei che gestiscono fondi che

soddisfano i requisiti previsti dai regolamenti (UE) nn. 345 e 345 del 2013 e che sono

stati autorizzati dalle autorità di vigilanza italiane a commercializzare in Italia ai sensi

delle previgenti disposizioni del TUF (art. 42, co. 5). Questi gestori devono registrarsi

nel proprio Stato membro d’origine e, tramite la propria autorità di vigilanza, effettuare

la notifica alla Consob prevista dall’art. 4-quinquies.

Il comma 12 prevede l’applicazione della nuova procedura di notifica prevista dalla

direttiva alle istanze di autorizzazione relative a FIA UE pendenti alla data del 22

luglio 2013 o presentate successivamente, ai sensi dell’abrogato articolo 42, comma

5, del TUF. Pertanto, i procedimenti relativi alle istanze presentate ai sensi del

richiamato articolo 42, comma 5, per i quali non sia ancora stata dichiarata l’estinzione

in via amministrativa dalla Banca d’Italia, sono estinti.

La norma ha lo scopo di evitare che GEFIA sotto-soglia aventi sede legale in uno Stato

membro dell’UE utilizzino l’autorizzazione ottenibile con la vecchia disciplina per

commercializzare FIA in Italia senza essere soggetti agli obblighi e alla vigilanza

previsti dalla direttiva nel proprio Stato membro d’origine. Si applica, infatti, a tale

fattispecie la procedura di notifica all’autorità del paese di origine prevista dalla

direttiva, che prevale sul diritto nazionale.

Il comma 13 riguarda l’operatività transfrontaliera negli Stati non UE dei gestori italiani

e la commercializzazione in Italia di FIA non UE da parte di un gestore italiano o da

parte di un GEFIA UE, e la commercializzazione di FIA italiani, FIA UE e non UE da

parte di un GEFIA non UE.

La direttiva prevede che le norme riguardanti la commercializzazione con passaporto di

FIA non UE (art. 35) e il passaporto per i GEFIA non UE (artt. da 37 a 41) diventano

applicabili in tutti gli Stati membri a decorrere dalla data prevista nell’atto delegato

della Commissione di cui all’art. 67, paragrafo 6.

Il comma 14, per rendere comprensibili le norme transitorie, fa riferimento alle nuove

definizioni introdotte nello schema di decreto ai sensi della direttiva AIFMD.

Il comma 15, allo scopo di tutelare i diritti acquisiti dai partecipanti ai fondi chiusi,

prevede che le nuove norme riguardanti i poteri e i quorum assembleari contenute

nell’art. 37, comma 3, possano non applicarsi ai regolamenti dei fondi chiusi esistenti

alla data di entrata in vigore del presente decreto. Pertanto, l’assemblea potrà decidere

liberamente se modificare il regolamento per adeguarlo alla nuova normativa contenuta

nel TUF o mantenere l’esistente.

Il comma 16 fissa un periodo transitorio per consentire ai depositari di adeguarsi alla

nuova normativa. Il 22 luglio 2014, previsto per i depositari di FIA, è lo stesso termine

disposto dalla direttiva per i gestori.

Ai depositari di OICVM viene concesso un periodo transitorio più lungo, fino al 22

luglio 2015, dal momento che essi non sono soggetti al termine fissato dalla direttiva

AIFMD.

Il comma 17 fissa anche per i depositari di ciascun fondo pensione un periodo

transitorio più lungo, fino al 22 luglio 2015, per adeguarsi alla nuova normativa.

Il comma 18 dispone che fino alla data di adeguamento alle disposizioni di cui agli

articoli 48 e 49, coloro che svolgono l’incarico di depositario continuano ad essere

soggetti alla disciplina di cui all’articolo 38 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n.

58, nella sua formulazione previgente al presente decreto.

GESTIONE COLLETTIVA DEL RISPARMIO

Capo I – Soggetti autorizzati e attività esercitabili

Art. 32-quater – Riserva di attività

Art. 33 – Attività esercitabili

Capo I-bis – Disciplina dei soggetti autorizzati

Sezione I – Società di gestione del risparmio

Art. 34 – Autorizzazione della società di gestione del risparmio

Art. 35 – Albo

Sezione II – Sicav e Sicaf

Art. 35-bis – Costituzione

Art. 35-ter – Albi

Art. 35-quater – Capitale e azioni della Sicav

Art. 35-quinquies – Capitale e azioni della Sicaf

Art. 35-sexies – Assemblea della Sicav

Art. 35-septies – Modifiche dello statuto

Art. 35-octies – Scioglimento e liquidazione volontaria

Art. 35-novies — Trasformazione

Sezione III – Disposizioni comuni e deroghe

Art. 35-decies – Regole di comportamento e diritto di voto

Art. 35-undecies – Deroghe per i GEFIA italiani

Capo II – Oicr italiani

Sezione I – Fondi comuni di investimento

Art. 36 – Fondi comuni di investimento

Art. 37 – Regolamento del fondo

Sezione II – Sicav e Sicaf in gestione esterna

Art. 38 – Sicav e Sicaf che designano un gestore esterno

Sezione III – Disposizioni comuni

Art. 39 – Struttura degli Oicr italiani

Sezione IV – Strutture master-feeder

Art. 40 – Autorizzazione e regole di funzionamento delle strutture master–feeder

Sezione V – Fusione e scissione di organismi di investimento del risparmio

Art. 40-bis – Fusione e scissione di Oicr

Art. 40-ter – Fusione transfrontaliera di OICVM

Capo II-bis – Operatività transfrontaliera dei gestori

Art. 41 – Operatività transfrontaliera delle Sgr

Art. 41-bis – Società di gestione UE

Art. 41-ter – GEFIA UE

Art. 41-quater – GEFIA non UE

Capo II-ter – Commercializzazione di Oicr

Art. 42 –Commercializzazione in Italia di quote o di azioni di OICVM UE

Art. 43 – Commercializzazione di FIA riservati

Art. 44 – Commercializzazione di FIA non riservati

Capo II-quater – Obblighi delle Sgr i cui FIA acquisiscono partecipazioni rilevanti

e di controllo di società non quotate e di emittenti.

Art. 45 – Obblighi relativi all’acquisizione di partecipazioni rilevanti o di controllo di

società non quotate

Art. 46 – Obblighi relativi all’acquisizione di partecipazioni di controllo di un emittente

Capo III – Depositario

Art. 47 – Incarico di depositario

Art. 48 – Compiti del depositario

Art. 49 – Responsabilità del depositario

Art. 50 – abrogato

ABROGATI IL CAPO III-BIS E IL CAPO III-TER

Capo III-quater – Gestione di portali per la raccolta di capitali per le start-up

innovative

Art. 50-quinquies – Gestione di portali per la raccolta di capitali per start-up innovative

Pareri delle Commissioni parlamentari

Sullo schema di decreto legislativo di attuazione della direttiva 2011/61/UE hanno reso

i pareri di competenza le Commissioni parlamentari della Camera dei Deputati e del

Senato della Repubblica.

Hanno espresso parere favorevole la V Commissione Bilancio e la XIV Commissione

Politiche dell’Unione europea della Camera dei deputati, nonché la I Commissione

Affari Costituzionali del Senato. Hanno espresso parere favorevole, con osservazioni, la

VI Commissione Finanze della Camera e la VI Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

Nella valutazione dei pareri pervenuti questo Ufficio si è confrontato con le Autorità di

vigilanza che hanno collaborato alla stesura dello schema di decreto (Banca d’Italia,

Consob e Covip) e con il Dipartimento delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate per la

parte riguardante la normativa fiscale.

Si esprimono, di seguito, le considerazioni di questo Ufficio in merito alle osservazioni

pervenute. Per facilitare il confronto, si indicano le lettere corrispondenti a quelle delle

osservazioni della VI Commissione Finanze della Camera (in grassetto le osservazioni

accolte).

  1. a) Con riferimento all’art. 1, comma 1, della proposta di modifica al TUF, si

accoglie il suggerimento formulato dalla VI Commissione Finanze della

Camera nonché dalla VI Commissione Finanze e Tesoro del Senato e, al fine di

completare il quadro delle definizioni, si inserisce la definizione di «depositario

di Oicr».

  1. b) Con riferimento all’art. 4-quinquies della proposta di modifica al TUF, si ritiene

che l’osservazione della VI Commissione Finanze della Camera non possa essere

accolta in quanto comporterebbe un disallineamento rispetto al sistema generale di

riparto di competenze tra Banca d’Italia e Consob, previsto a legislazione vigente.

Più in dettaglio si osserva che, secondo quanto previsto dai regolamenti (UE) n.

345/2013 e n. 346/2013 e nello stesso articolo 4-quinquies, i gestori EuVECA ed

EuSEF rientrano nella categoria dei cd. “gestori sotto soglia” di cui all’art. 3,

paragrafo 1, lett. a), della direttiva AIFMD. Tali gestori, in base allo schema di

decreto legislativo, rientrano nelle categorie dei gestori autorizzati dalla Banca

d’Italia (Sgr, Sicav o Sicaf) e vigilati dalla Banca d’Italia e dalla Consob, in

coerenza con quanto previsto nella legge delega che ha confermato il riparto di

competenze previsto dal TUF (artt. 5 e 6) (cfr. art. 12, comma 1, lett. a), della legge

  1. 96/2013).

39

Anche il disegno di legge AC n. 1836, relativo alla legge di delegazione europea

2013 – secondo semestre – che delega il Governo ad adeguare la normativa

nazionale ai regolamenti (UE) n. 345/2013 e n. 346/2013, attribuisce le competenze

e i poteri di vigilanza sui gestori di EuVECA ed EuSEF alla Banca d’Italia e alla

Consob, nel rispetto del richiamato riparto di competenze.

Un’eventuale modifica dello schema di decreto che attribuisse a un’unica autorità la

vigilanza sui gestori di EuVECA ed EuSEF altererebbe l’assetto della vigilanza sul

risparmio gestito, stabilito dalla normativa vigente, determinando incongruenze e

complessità procedurali e operative per gli intermediari. Ad esempio, se si

attribuisse alla Consob il compito di autorizzare i gestori di EuVECA ed EuSEF:

questi, per gestire altre categorie di fondi alternativi “sotto soglia”, come

consentito dai regolamenti comunitari, dovrebbero essere autorizzati anche

dalla Banca d’Italia e, verosimilmente, essere iscritti in due albi; nel momento in cui tali gestori superassero le soglie relative alle masse gestite

previste dai regolamenti comunitari, dovrebbero essere nuovamente autorizzati

dalla Banca d’Italia.

In sostanza, a fronte di una medesima categoria di gestori, l’ordinamento

incardinerebbe le competenze in capo ad un’autorità piuttosto che a un’altra per

ragioni attinenti esclusivamente al superamento di una soglia dimensionale o alla

natura del fondo, fermo restando che il carattere delle valutazioni tecnicoprudenziali svolte in sede autorizzativa non muterebbe.

Sotto un profilo più generale, la scelta della legge delega e del disegno di legge

circa il riparto di competenze appare coerente sia con l’impianto del TUF sia con la

regolamentazione comunitaria del risparmio gestito, che prevedono che i gestori

vigilati siano assoggettati anche a forme di vigilanza prudenziale per fare fronte ai

rischi (di natura prevalentemente operativa) cui sono esposti. In proposito, gli stessi

regolamenti (UE) n. 345/2013 e n. 346/2013 prevedono che i gestori EuVECA ed

EusSEF dispongano di sufficienti fondi propri, utilizzino risorse umane e tecniche

adeguate per la corretta gestione dei fondi, siano gestiti da soggetti in possesso di

requisiti di professionalità e onorabilità.

  1. c) Con riferimento all’art. 6, comma 1, lett. c), n. 5), della proposta di modifica al

TUF, si ritiene non opportuna la sostituzione delle parole “esperti indipendenti” con

“valutatori esterni”. Si osserva, infatti, che le due figure, disciplinate nei numeri 5 e

6 dell’art. 6, comma 1, lett. c), hanno ruoli differenti. In particolare, il ricorso a un

esperto indipendente può essere previsto dalla Banca d’Italia, con lo scopo di

valutare beni non negoziati in mercati regolamentati; il valutatore esterno è invece il

soggetto delegato a svolgere la funzione di valutazione delle attività del fondo per

conto del gestore. Appare quindi preferibile mantenere la distinzione terminologica

suindicata.

  1. d) Con riferimento all’art. 35-undecies della proposta di modifica al TUF, si fa

presente che quanto suggerito dalla VI Commissione Finanze della Camera è già

previsto nell’art. 47, comma 1, della proposta di modifica al TUF, ove si dispone

che per ciascun Oicr (inclusi, ovviamente, gli Oicr gestiti da gestori sotto-soglia) il

gestore conferisce l’incarico di depositario a un unico soggetto.

  1. e) Con riferimento all’art. 39, comma 2, lett. c), della proposta di modifica al

TUF, si ritiene condivisibile l’osservazione formulata dalla VI Commissione

Finanze della Camera e, pertanto, viene modificata la suddetta lettera,

eliminando le parole “dei certificati rappresentativi” in quanto le quote degli

Oicr sono soggette al regime obbligatorio di dematerializzazione.

  1. f) Con riferimento all’art. 39, comma 2, lett. d), della proposta di modifica al TUF, si

ritiene di non dover apportare alcuna modifica, alla luce di quanto evidenziato alla

lettera c).

  1. g) e h) Con riferimento all’art. 48, commi 2 e 4, della proposta di modifica al TUF,

si ritengono condivisibili le osservazioni formulate dalla VI Commissione

Finanze della Camera e, pertanto, vengono modificati i citati commi,

accogliendo le modifiche di drafting.

  1. i) e l) Con rifermento all’art. 49 della proposta di modifica al TUF, si ritengono

condivisibili le osservazioni formulate dalla VI Commissione Finanze della

Camera in tema di responsabilità del depositario e in tema di delega

dell’attività di custodia. Pertanto, vengono riformulati i commi 2, 3 e 4 del

citato articolo per renderli più coerenti con la direttiva AIFMD e di più facile

lettura.

  1. m) Con riferimento alla proposta di modifica dell’art. 7, comma 3, del decreto

legislativo n. 252/2005, recante disciplina delle forme pensionistiche

complementari (cfr. art. 8 dello schema di decreto), si ritiene condivisibile

l’integrazione suggerita dalla VI Commissione Finanze della Camera e viene,

pertanto, modificato il relativo comma, inserendo le parole “diversi dagli

OICVM”.

  1. n) Con riferimento all’articolo 9 dello schema di decreto, che modifica la disciplina

tributaria delle Sicaf, si ritiene che la tecnica normativa utilizzata nella formulazione

dell’articolo sia preferibile rispetto a quella della novella, suggerita dalla VI

Commissione Finanze della Camera (e utilizzata in altri articoli ove possibile), sia

per precisione sia per sinteticità.

  1. o) Con riferimento all’articolo 15, comma 16, dello schema di decreto, che

disciplina il regime transitorio per i soggetti che svolgono l’incarico di

depositario, si ritiene condivisibile la proposta avanzata dalla VI Commissione

Finanze della Camera dei Deputati e dalla VI Commissione Finanze e tesoro

del Senato, di dare più tempo (fino al 22 luglio 2015) ai depositari dei fondi

pensione per adeguarsi alla nuova normativa, per dare modo alle banche

depositarie di verificare con attenzione, anche con le Autorità, in che misura la

nuova disciplina sia compatibile con le specificità proprie del depositario dei

fondi pensione e di apportare le modifiche alle procedure e alle convenzioni.

Pertanto, viene inserito il nuovo comma 17, e l’ultimo periodo del comma 16

diventa comma 18.

Si segnala, inoltre, che sono stati corretti i seguenti refusi:

  1. all’art. 35-bis, comma 1, lett. f), del TUF (art. 4 dello schema di decreto);
  2. all’art. 13, comma 5, dello schema di decreto;
  3. all’art. 14, comma 1, lett. a), e comma 2, lett. c), dello schema di decreto.

Inoltre, è stata apportata una piccola integrazione al comma 3 dell’art. 37 del TUF

per rendere la norma più chiara e fugare eventuali dubbi interpretativi,

specificando che il quorum deliberativo si riferisce alle quote degli intervenuti all’assemblea.

Infine, è stata eliminata la modifica al comma 5 dell’art. 10-ter della L. 23.3.1983, n. 77 (cfr. art. 11, comma 1, lett. f), dello schema di decreto) in quanto l’Agenzia delle Entrate ha segnalato che in data 19.02.2014 è stata sospesa l’operatività delle ritenute sui flussi esteri e, quindi, non è più necessaria la modifica prevista nello schema di decreto.

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