Quota 41 ma non per tutti

A fine anno scadrà quota 102 introdotta dal Governo Draghi per il 2022 e tornerà in vigore la Legge Fornero: tutti in pensione d’anzianità con 67 anni (con almeno 20 anni di contributi) oppure, indipendentemente dall’età, con 42 anni e 10 mesi di contributi (un anno in meno per le donne).

Evitare il ritorno della legge Fornero. È il punto su cui stanno lavorando i partiti di maggioranza, con la Lega che continua a proporre Quota 41. Che potrebbe arrivare, ma solo per una platea ristretta rispetto a quanto preventivato in precedenza. Dopo le valutazioni negative dell’INPS sulla possibilità di attuare la misura nella sua forma originaria, il centrodestra sta passando al vaglio le ipotesi sul futuro delle pensioni in Italia. Sembra invece essere sfumata la cosiddetta Opzione uomo.

Quota 41 ma con limiti di età: si torna così a Quota 101 e Quota 102

Secondo fonti della maggioranza, l’introduzione dei nuovi limiti potrebbe rendere Quota 41 più sostenibile, e richiedere molto meno dei 5 miliardi di euro all’anno previsti per la sua forma originaria. Molto dipenderà da quale età sarà fissata per l’accesso allo scivolo pensionistico. Se la soglia dovesse essere fissata a 60 o 61 anni, si tratterebbe solo di cambiare nome a Quota 101 o all’attuale Quota 102.

Sfuma la proposta Opzione uomo

Opzione Uomo. l’idea sarebbe la possibilità di consentire l’anticipo del pensionamento uscendo dal mondo del lavoro a 58-59 anni. L’anticipo, rispetto agli altri meccanismi (67 anni se entrasse in vigore nuovamente la Fornero) non sarebbe indolore. In quanto prevede una decurtazione dell’import percepito.

Il calcolo

Il meccanismo funziona cosi. Chi andrà in pensione a 58-59 anni dovrà rinunciare fino al 30% della pensione. Facciamo un’ipotesi. Chi andrebbe “regolarmente” in pensione con un assegno di 1.500 euro, anticipando, riceverebbe 1.050 euro. quattrocentocinquanta euro al mese in meno.

Come già accennato opzione uomo perde consensi, uscire dal mondo del lavoro a 58 anni, con assegno che arriverebbe a 59 considerando l’anno di finestra mobile, con la perdita circa il 30% della pensione rispetto a quella maturata 7 anni dopo con 42 anni e 10 mesi di contributi. I contributi infatti sarebbero meno e divisi per più anni. Il primo assegno sarebbe pari a circa la metà dell’ultimo stipendio. Non può essere una opzione praticabile per la maggior parte dei lavoratore che percepiscono salari generalmente troppo bassi.

Considerando che oggi sono i lavoratori ad avere mediamente gli stipendi più alti nelle famiglie. E in un contesto di incertezza economica e rincari in bolletta e nel carrello della spesa, appare evidente che sarebbero in pochi a procedere su questa strada.

Opzione donna è stata scelta da circa il 25% delle persone che ne avevano i requisiti (58 anni per le dipendenti e 59 per le autonome con almeno 35 anni di contributi e calcolo interamente contributivo).

Come viene calcolata la pensione con quota 41?

La pensione con quota 41 anni di contributi non prevede nessuna decurtazione dell’assegno, quindi il calcolo viene effettuato in base a tutti i contributivi versati.

Quanto ammonta la pensione con 43 anni di contributi?

Con una retribuzione annua di circa 25.000 euro lordi, un lavoratore di 64 anni e 43 di contributi ha accesso alla pensione anticipata percependo un assegno mensile di 1.165 euro netti, a fronte di uno stipendio di 1.333 euro.

Accedendo alla pensione di vecchiaia a 67 anni e sempre con 43 anni di contributi, lavoratore riceverebbe una pensione di poco inferiore ai 1.200 euro netti al mese per 13 mensilità.

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