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La ritenuta d’acconto

Quando  (di solito) un professionista emette una fattura sulla stessa occorre evidenziare la ritenuta d’acconto che consiste in una percentuale applicata all’imponibile da considerare come un anticipo delle imposte da versare.

Le imposte soggette a ritenuta d’acconto sono l’Irpef o meno frequentemente l’Irap

Il cliente ha il ruolo di “sostituto d’imposta”, ovvero si sostituisce al professionista nel pagamento dell’IRPEF: trattiene pertanto  la percentuale sul compenso che dovrà versare allo Stato del professionista stesso. Nel momento di pagare le tasse,  il professionista dovrà sottrarre le somme già versate dai clienti.

Una precisazione: solo i clienti con partita IVA possono (e devono) essere sostituti d’imposta. Se, si vendono venduto beni o servizi a un privato senza partita IVA, non si dovrà inserire la ritenuta d’acconto nella fattura.

Chi sono i soggetti a cui applicare la ritenuta d’acconto?

Secondo le indicazioni del Testo unico sulle imposte sono tenuti ad effettuare la ritenuta d’acconto, in quanto sostituti d’imposta:

Le società per azioni e in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata, società cooperative e società di mutua assicurazione, società europee e società cooperative europee residenti nel territorio dello Stato;
Gli enti pubblici e privati diversi dalle società, nonché trust, residenti nel territorio dello Stato, aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;
Gli enti pubblici e privati diversi dalle società, trust non aventi come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, nonché organismi di investimento collettivo del risparmio residenti nel territorio dello Stato;
Le società ed enti di ogni tipo, compresi i trust con o senza personalità giuridica, non residenti nel territorio dello Stato;
Le società semplici, società in nome collettivo e società in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato;
persone fisiche che esercitano imprese commerciali o agricole;
persone fisiche che esercitano arti o professioni;
curatore fallimentare e il commissario liquidatore;
condominio.

Aliquote della ritenuta d’acconto

La percentuale di ritenuta d’acconto è evidenziate nella seguente tabella.

Tipo di reddito Aliquota ritenuta Base imponibile
Compensi per prestazioni di lavoro autonomo anche occasionale 20% a titolo d’acconto 100%

Compensi per cessione diritti d’autore da parte dello stesso autore:

soggetti di età superiore a 35 anni 20% a titolo d’acconto 75%
soggetti di età inferiore a 35 anni 20% a titolo d’acconto 60%
Commissione agenzia e mediazione 23% 50%
Compensi per l’assunzione di obblighi di fare, non fare e permettere 20% a titolo d’acconto 100%
Compensi ad associati in partecipazione che apportano solo lavoro 20% a titolo d’acconto 100%
Partecipazione agli utili di soci fondatori o promotori 20% a titolo d’acconto 100%

Nei casi di prestazione occasionale, è possibile usare questo metodo solo fino alla soglia di 5.000 euro annuali per i guadagni netti.

In entrambi i casi i clienti sostituti d’imposta devono consegnare la documentazione che attesta il pagamento della ricevuta perché i professionisti possano detrarre il rispettivo ammontare dal debito impositivo totale.

Ritenuta d’acconto per agenti di commercio o rappresentanti

Nei rapporti di rappresentanza, commercio o mediazione (come sopra riportato nella tabelle) viene usata la ritenuta d’acconto per emettere fattura.

Tuttavia, per questa categoria di operatori economici questa viene calcolata come il 23% sul 50% delle provvigioni e non sul totale.

Nel caso in cui chi emette fattura collabori con altri (che siano interni o esterni all’attività), per la gestione delle operazioni è necessario applicare il 20%.

Ritenuta d’acconto, come si calcola?

La ritenuta d’acconto è la percentuale del 20% per i professionisti residenti in Italia, del 30% per i non residenti. L’importo sul quale va applicata questa percentuale cambia in base al tipo di professionista che emette fattura: con o senza cassa previdenziale .

Professionisti senza cassa

Per un freelance senza cassa previdenziale, la ritenuta si calcola su compenso + rivalsa INPS (più eventuali rimborsi spese). L’IVA non incide sul conteggio.

La “Rivalsa INPS” è una maggiorazione (facoltativa) del 4% sul compenso lordo che si può addebitare ai clienti.

A titolo di esempio

Per un compenso di 1.000 euro, è possibile aggiungere in fattura 40 euro come rivalsa INPS. Questa somma va assoggettata ad IVA  ed è da considerare per il calcolo della ritenuta d’acconto in quanto risulta essere un imponibile ai fini IRPEF.  Se un professionista senza cassa residente in Italia, emette fattura deve contenere i seguenti dati:

Compenso 1.000 euro
Rivalsa INPS 40 euro (1.000*4%)
IVA 228,80 euro [(1.000+40)*22%]

Il Totale fattura sommando i tre importi sarà : 1.268,80 euro.

Per ricavare l’importo che effettivamente il cliente deve versare al freelance  (cioè il netto) occorre calcolare la ritenuta d’acconto e sottrarla dal totale:

Ritenuta d’acconto 1,040 (compenso + rivalsa INPS)*20% = 208,00 euro
Il Totale fattura (1268,80 euro) meno la ritenuta d’acconto (208,00 euro). Il Netto dovuto ammonta pertanto a 1.060,8 euro:

Professionisti con cassa

Il calcolo della ritenuta d’acconto per i professionisti con una cassa professionale si effettua sul solo compenso concordato con il cliente.

Per questa categoria parte dei contributi sono addebitati in fattura al cliente (si parla di “contributo integrativo”) e la percentuale di rivalsa non è sempre del 4%, ma varia a seconda della cassa di appartenenza. Dal punto di vista fiscale questo contributo integrativo va assoggettato ad IVA ma, non avendo la natura di corrispettivo, non è imponibile ai fini IRPEF e quindi non incide sulla ritenuta d’acconto. Torniamo al nostro esempio, ponendo che, anche in questo caso, la rivalsa sia del 4%:

Compenso 1.000 euro
Rivalsa INPS 40 euro (1.000*4%)
IVA 228,80 euro [(1.000+40)*22%]

Il Totale fattura è la somma dei tre importi: 1.268.80 euro.

La differenza compare solo nel calcolo della ritenuta d’acconto:

Ritenuta d’acconto 1.000 (compenso)*20% = 200,00 euro

Il Totale fattura (1.268,80 euro) meno la ritenuta d’acconto (400,00 euro). Il Netto dovuto ammonta pertanto a 1.068,80 euro.

Quando si paga la ritenuta d’acconto?

ricapitolando Il cliente paga al professionista o al collaboratore il compenso al netto della trattenuta e verserà l’ammontare della ritenuta d’acconto all’Erario entro il 16 del mese successivo al pagamento effettuato, utilizzando il modello F24.
Il sostituto d’imposta dovrà  certificare le ritenute effettuate nell’anno entro il 31 marzo dell’anno successivo, in modo tale che il professionista, nel momento della dichiarazione dei redditi, possa sottrarre queste somme dall’imposta dovuta sul proprio reddito annuale.

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