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Ratei e Risconti sono voci contabili che si utilizzano per rettificare i costi o ricavi la cui competenza si trova in corrispondenza di due annualità.  Fanno parte delle scritture di assestamento e contribuiscono alla corretta applicazione del principio di competenza.

Ratei

I ratei sono quote di entrate o uscite future che misurano ricavi o costi già maturati, ma non ancora rilevati, poiché la loro manifestazione finanziaria si verificherà in esercizi futuri.

La loro funzione è quella di aggiungere componenti attive e passive di bilancio, che hanno effetto sulla formazione del risultato di esercizio, per tale motivo si parla di:

ratei attivi: quando si aggiungono quote di ricavi;
ratei passivi: quando si aggiungono quote di costi.
I ratei fanno parte delle scritture di assestamento che si registrano in fase di chiusura del bilancio, e in particolare delle scritture di integrazione in quanto aggiungono quote di costi e ricavi relative a prestazioni già maturate ma non ancora registrate dalla contabilità.

In ragioneria i ratei ed i risconti sono utilizzati per dare piena attuazione al principio di competenza economica. Ciò significa che costi e ricavi devono essere contabilizzati – nell’ambito del regime contabile ordinario – nel momento in cui gli stessi vengono a maturare, a prescindere dall’effettiva manifestazione finanziaria degli stessi.

Ratei attivi

I ratei attivi sono quote di ricavi di competenza dell’anno in corso, che però saranno riscossi in futuro. Tali porzioni di ricavi si rilevano in sede di chiusura del bilancio, sono inserite nel conto economico dell’esercizio di competenza grazie alla rilevazione del rateo attivo e concorrono alla formazione del reddito d’esercizio. I ratei attivi sono poi collocati nell’attivo di stato patrimoniale e costituiscono una sorta di credito a breve.

Esempio rateo attivo

L’impresa ha investito in un immobile che è posto in locazione godendo di un canone di locazione attivo su base semestrale (valore semestrale pari a 1600) riscosso in via posticipata a decorrere dal 1.10.2021 (gli affitti attivi si rilevano e si incassano il 30 marzo e il 30 settembre di ogni anno, per tutta la durata del contratto, a partire dal 1.10.2021).

A fine esercizio si rileva un rateo attivo riferito ad una quota di affitti attivi di competenza 2004.

Procedimento logico:

 Quanto vale la quota di rateo?

Gli affitti attivi sono pari a 600, pertanto gli affitti attivi di competenza dell’esercizio 2021 sono pari a solo tre mesi (ottobre-novembre e dicembre), ne consegue che il rateo attivo è di 800

 Come si rilevano nel bilancio al 31/12/2020?

Rateo Attivo finale a Rateo Attivo finale 800

Valore da inserire nel Valore da inserire nello Stato patrimoniale reddito di esercizio nei
nell’Attivo componenti positivi di reddito

 

Reddito di esercizio 2021   Capitale di funzionamento 31.12.2021
Comp Neg Reddito Comp Pos di reddito   Attivo Passività e Netto
…….. ……….   …………. ……..
…….. ……….   ………….. ……..
…….. Rateo attivo  finale   Rateo attivo  finale ……..
………. ……….   ………….. ………..

Ratei passivi

I ratei passivi sono quote di costi di competenza dell’anno in corso, che però saranno pagati in futuro. Tali porzioni di costi si registrano in fase di chiusura di bilancio, sono inserite nel conto economico dell’esercizio di competenza grazie alla rilevazione del rateo passivo e concorrono alla formazione del reddito d’esercizio. I ratei passivi sono collocati nel passivo di stato patrimoniale e costituiscono una sorta di debito a breve.

Esempio di rateo Passivo


Per fare un esempio di ratei immaginiamo un contratto di assistenza tecnica che prevede un pagamento posticipato. Alfa S.r.l. offre questo servizio alla Beta S.p.a., con un pagamento semestrale posticipato al 28 febbraio di 6.000 €. I sei mesi di assistenza si trovano tra due esercizi ma il pagamento avverrà per intero  solo alla fine.

Come determinare la competenza economica dei ratei?


Al termine dell’esercizio la prestazione è già maturata per un periodo di 4 mesi. Per rispettare il principio di competenza economica, in fase di chiusura del bilancio è necessario integrare i 4 mesi già maturati.

Lo schema di rilevazione del rateo per le due aziende è il seguente:

Come registrare correttamente ratei attivi e passivi
Alfa S.r.l. registra un rateo attivo di 6.000 €, in modo da integrare la quota di ricavi di competenza dell’esercizio appena concluso;
l’impresa Beta S.p.a registra un rateo passivo di 6.000 €, in modo da integrare la quota di costi di competenza dell’esercizio appena concluso.

Risconti cosa sono?

I risconti attivi e passivi sono quote di costi o ricavi rilevati integralmente nell’anno in corso, che vengono rinviate all’esercizio futuro quando una porzione della prestazione non è ancora maturata.

La loro funzione è di sospendere parti di quei costi o ricavi “a cavallo” di due annualità. Lo scorporo di tali quote riduce l’effetto economico del relativo costo o ricavo già registrato, quindi si parla di:

 

Risconti attivi:

Risconti attivi: quando si sospende la quota di un costo;
risconti passivi: quando si sospende la quota di un ricavo.
I risconti fanno parte delle scritture di assestamento che si registrano in fase di chiusura del bilancio, e in particolare sono scritture di rettifica in quanto riducono un costo o ricavo già registrato nel corso dell’anno.

Esempio:
L’esempio classico in materia di risconti attivi è quello sui fitti passivi.

Immaginiamo di pagare in anticipo ed in data 1/12/2021 l’affitto trimestrale del capannone industriale nel quale la nostra azienda realizza le proprie produzioni.
L’importo pagato è pari ad euro 6.000,00. Tale costo è tutto di competenza del 2021? Naturalmente no, facendo una semplice proporzione (6.000:3=x:1) scopriremo che il costo di competenza è pari ad euro 2.000.

Al fine di imputare correttamente tale costo dovremo quindi stornare il conto fitti passivi per la quota di 2/3 che è di competenza dell’anno successivo ovvero del 2022.

Ecco la scrittura in partita doppia:

“Risconti attivi 2.000 a fitti passivi 2.000”

Il conto fitti passivi, inizialmente aperto per euro 6.000 in dare, viene quindi ridotto ad euro 2.000 per effetto della contabilizzazione del risconto.

L’anno successivo, in occasione della riapertura dei conti in data 1/01, imputeremo correttamente il costo considerato spegnendo il conto risconti attivi:

“Fitti passivi 2.000 a risconti attivi 2.000”

Risconti passivi


I risconti passivi sono quote di ricavi già rilevati per intero nel corso dell’anno, la cui competenza riguarda uno o più esercizi futuri. Tali ricavi vengono rettificati (ridotti), rinviandone una quota all’esercizio successivo.

Sono collocati nel passivo di stato patrimoniale, costituiscono una sorta di anticipo incassato da clienti e dunque equiparabili a dei debiti a breve, come passività in quanto relativi a prestazioni non ancora effettuate.

 

Come si calcolano?

Ratei e risconti attivi e passivi: criteri di calcolo nei principi contabili nazionali

I principi contabili nazionali – nella fattispecie l’OIC18 – prevedono due criteri di calcolo dei ratei e risconti:

il criterio del tempo fisico;
il criterio del tempo economico.
Ratei e risconti: calcolo con il criterio del tempo fisico
Il criterio del tempo fisico è quello utilizzato nella prassi; esso comporta che i ricavi e costi cui ratei e risconti si riferiscono siano strettamente proporzionali nel corso del tempo.

In termini pratici questo criterio di calcolo comporta che il costo o ricavo considerato venga diviso per tutto il tempo fisico cui l’elemento si riferisce.
Il valore ottenuto viene successivamente diviso:

per il periodo di competenza di esercizi successivi, se si tratta di risconti;
per il periodo di competenza in corso di chiusura, se si tratta di ratei.
Ratei e risconti: calcolo con il criterio del tempo economico
Il criterio del tempo economico è quello da applicare quando i ricavi e costi cui ratei e risconti si riferiscono sono previsti da contratti a prestazioni non continue nel tempo. Di conseguenza, tale criterio comporta l’esclusione dal calcolo di cui sopra dei periodi in cui tali elementi reddituali non vengono a maturazione.


Calcolo dei giorni nell’anno fiscale 360 o 365?


In fase di calcolo dobbiamo utilizzate il numero reale di giorni dell’anno, ovvero 365, o il suo valore normalizzato, cioè 360?.

Le differenze hanno in realtà poca rilevanza, l’argomento non viene neppure trattato OIC all’interno della pubblicazione dedicata all’OIC 18. In assenza di vincoli, ha senso adottare il sistema semplificato di calcolo normalizzato che conta 360 giorni in un anno e 30 giorni per tutti i mesi.

Fanno eccezione i calcoli che riguardano i titoli mobiliari (es: le obbligazioni) che hanno una valutazione misurata col criterio dei 365 giorni l’anno. In questi casi anche ratei e risconti sono da calcolare col medesimo criterio dei 365 giorni.

 

 

Se sei interessato ad altri moduli vai alla pagina:

Cos’è il Principio di Competenza Economica?. Come si applica?

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