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Magazzino fiscale

Per le imprese che hanno il periodo d’imposta che coincide con l’anno solare (la grande maggioranza) e che hanno un’attività con rimanenze di materie prime, semilavorati e prodotti finiti, occorre predisporre una distinta analitica delle rimanenze in essere al 31 dicembre dell’anno, per consentire una corretta valorizzazione del magazzino, al fine di predisporre la chiusura del Bilancio Contabile al 31 dicembre.

In caso di azienda con obbligo di tenuta della contabilità di magazzino l’importo dell’inventario emerge dalla coincidenza con le scritture contabili del magazzino.

In caso contrario, occorre effettuare la valutazione delle merci per verificare la corrispondenza delle reali giacenze di magazzino, considerando i seguenti aspetti:

i beni presenti presso i magazzini dell’impresa, presso i depositi e le unità locali,
le disponibilità presso terzi per merci in conto deposito, in conto lavorazione o ad altro titolo ad esempio, in conto visione.
Per quantoo riguarda la merce in viaggio, se di proprietà dell’impresa, va inclusa fra le rimanenze anche se non ancora pervenuta in magazzino.

Non si tiene invece conto nel computo dei beni che pur presenti in impresa siano giuridicamente di proprietà di terzi che siano beni in deposito, lavorazione o in conto visione.

Quali imprese sono soggette all’obbligo delle scritture ausiliarie di magazzino?

L’ obbligo per le aziende della tenuta fiscale del magazziono scatta dopo il superamento per 2 esercizi consecutivi, dei seguenti parametri di bilancio:

a) Ricavi: €. 5.164.568,99

b) Rimanenze Finali: €. 1.032.913,80

L’obbligo però non diviene effettivo immediatamente nell’esercizio in cui avviene il superamento dei precedenti valori, ma dopo due esercizi consecutivi dal superamento delle condizioni.

Ad esempio

L’obbligo decorre, nel caso più comune di esercizio (e dunque di periodo di imposta) coincidente con l’anno solare, dal 1° gennaio 2021 per le imprese che abbiano superato gli indicati limiti negli esercizi 2018 e 2019.

L’obbligo non è definitivo una volta che questo si acquista. Se infatti un’azienda con scritture contabili di magazzino va al di sotto di uno dei due parametri per due esercizi consecutivi, potrà smettere a partire dall’esercizio successivo quindi è sufficiente un solo anno per l’ annullamento dell’ obbligo.

Importante

Per la tenuta della contabilità di magazzioni non vi è l’obbligo di bollinatura iniziale.

Quali sono le scritture ausiliarie di magazzino?

Le scritture ausiliarie di magazzino vanno tenute in forma sistematica e secondo norme di ordinata contabilità mediante annotazioni giornaliere o periodiche, con periodicità non superiore ad un mese, nel termine di 60 giorni solo per la rilevazione dei movimenti, decorrenti dal ricevimento dei documenti o emissione dei documenti interni e possono assumere la forma di libri, schede o simili.

La valutazione del magazzino

La valutazione delle rimanenze è un’operazione che, ovviamente, dev’essere effettuata seguendo determinati criteri ai sensi dell’articolo 2426 del Codice Civile.

Un aspetto ta tenere ben presente è che il metodo utilizzato dovrà essere mantenuto anche per i futuri esercizi, (fermo restando la distinzione tra beni infungibili e fungibili) pertanto va scelto in modo che risulti allineato con le modalità di approvvigionamento e gestione delle scorte.

Per la valutazione delle merci di magazzino l’azienda può scegliere di utilizzare uno dei seguenti metodi:

Il metodo del costo medio ponderato annuale, del FIFO, del LIFO (continuo o a scatti annuali o mensili).

Sono da considerarsi componenti del costo di acquisto, i costi accessori di diretta imputazione spese di trasporto, dogana, esclusi gli oneri finanziari, al netto di resi, sconti, abbuoni e premi.

Per la valutazione del costo di produzione in caso di prodotti semilavorati sono da considearare le spese di:

materiali, mano d’opera, semilavorati, imballaggi e altri costi per pro quota ragionevolmente imputabile al prodotto  come stipendi e salari della manodopera diretta, ammortamenti direttamente imputabili alla produzione, manutenzioni e riparazioni direttamente imputabili.

Nota :

Per gli esercenti attività di commercio al minuto che adottano il metodo del prezzo al dettaglio, si potrà compilare una distinta di tutte le merci in rimanenza al 31/12 dell’anno, la cui sommatora dei prezzi di vendita, scorporata della percentuale di ricarico, determinerà il valore delle rimanenze, illustrando in modo approriato i criteri e le modalità di calcolo adottati.

I criteri di valutazione contabile delle rimanenze sono quattro:

Costo specifico per beni infungibili;
FIFO per beni fungibili;
LIFO per beni fungibili;
Costo medio ponderato per beni fungibili.

I Beni fungiblili cosa sono?

Sono definiti beni fungibili i beni che possono essere sostituiti con altri della stessa specie. Essi sono fungibili proprio in quantoadempiono tutti la stessa funzione economica.

 Esempio: sono beni fungibili il gasolio, l’olio, e in genere le materie prime, il denaro, i beni prodotti in serie.

Sono beni la cui rimanenza non è identificabile rispetto ad un particolare acquisto. Il lovo valore può essere calcolato con il metodo della media ponderata o  indifferentemente con il Lifo o Fifo.

I Beni infungiblili cosa sono?

Sono beni infungibili quelli che hanno una loro individualità e non possono essere sostituiti gli uni con gli altri.

Esempio: Sono beni fungibili un quadro d’autore, un capannone, una casa, un prodotto costruito su misura,

Per questi beni vanno valutati al Costo specifico
Il criterio del costo specifico è il solo previsto dalla normativa in presenza di un magazzino composto, esclusivamente, da beni infungibili.

Il calcolo del valore contabile per le rimanenze appartenenti a questa categoria necessita della singola valutazione di ogni giacenza, seguendo logiche che si rifanno al costo di acquisto e a quello di produzione a seconda delle diverse situazioni.

Chi sono i soggetti obbligati alla contablità del magazzino fiscale?

I soggetti obbligati alla gestione del del del magazzino fiscale sono i seguenti:

Le società di capitali.

Gli enti pubblici e privati che presentano come oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale;
società di persone e società di fatto che svolgono attività commerciali.

Le aziende agricole e di allevamento qualora l’impresa sia organizzata nella forma di una società di capitali o di persone.

Le società di armamento.
Gli imprenditori persone fisiche.
Gli enti non commerciali che al momento svolgono attività commerciali.

Chi sono i soggetti esonerati dalla contabilità di magazzino?

Gli imprenditori individuali minori.
I lavoratori autonomi.
I soggetti che svolgono prestazioni occasionali;.
Gli imprenditori del settore agricolo e dell’allevamento.
I soggetti che offrono prestazioni alberghiere.
I soggetti che svolgono attività di commercio al minuto e promiscuo nello stesso locale. L’obbligo della contabilità di magazzino scatta se l’attività viene esercitata in due o più negozi, tuttavia riguarda solo i movimenti di carico/scarico del magazzino che rifornisce i punti vendita.

FIFO (first in / first out)

Il primo ad entrare è il primo ad uscire. Le rimanenze a magazzino prime ad uscire a seguito di vendita o per l’impiego in produzione devono sempre riguardare i beni in giacenza da più tempo.

Si segue il principio di obsolescenza: la merce o il bene acquistato dall’azienda da maggior tempo e stoccato in magazzino deve essere stornato con precedenza. Per raggiungere l’obiettivo occorre seguire l’ordine cronologico di acquisto o produzione dei beni.

Il vantaggio a livello fiscale del metodo FIFO è rappresentato dalla maggiore valutazione delle effettive rimanenze a magazzino.

Nel caso in cui i prezzi dei beni siano in aumento perché l’azienda vende i beni stoccati in base all’ordine con cui sono stati acquistati o prodotti, dando precedenza all’inventario al bene più vecchio che è meno costoso del più recente.

Così facendo a fine esercizio il valore delle giacenze risulta pari al valore degli ultimi lotto acquistati o almeno dovrebbe esserlo, visto il presupposto che i lotti procedenti siano già usciti dal magazzino. Il criterio FIFO permette un’indicazione precisa del valore del magazzino messo a bilancio.

Ulteriore puntio di forza del sistema di valutazione FIFO è la possibilità di allineare la gestione fisica dello stoccaggio e dei flussi effettivi di merci con la gestione contabile.

LIFO last in / first out

Il metodo LIFO rappresenta il criterio di valutazione contrario rispetto al FIFO. In questo caso l’ultimo ad entrare è il primo. Di conseguenza, il magazzino viene gestito dando precedenza alla merce acquistata o prodotta più recentemente per essere venduta, oppure utilizzata nei processi di produzione.

Solitamente è un sistema scelto da aziende che presentano notevoli scorte di magazzino.

Tuttavia, il metodo LIFO non assicura la medesima precisione di valutazione delle rimanenze del criterio FIFO, e non è altrettanto affidabile poiché le giacenze sono molto più soggette al rischio di obsolescenza. Da non dimenticare che in fase di prezzi crescenti delle materie prime tende a deprimere il risultato di esercizio.

Costo medio ponderato

Il metodo di valutazione del costo medio ponderato (acronimo C.M.P) è il più diffuso e prende in considerazione, da una parte le uscite di magazzino e dall’altra il costo di ogni bene acquistato in precedenza e ancora in giacenza.

Il C.M.P si basa su un calcolo abbastanza semplice, occorre dividere l’importo complessivo delle rimanenze di magazzino espresso in euro per la quantità numerica delle giacenze.

 com

la seguente formula matematica:

costo medio ponderato = importo totale rimanenze / numero rimanenze

A seguito dell’incremento delle giacenze, nel momento in cui avviene un acuisto di merce a magazzino, il costo medio ponderato subisca una variazione.

Esempio : Un’azienda ha acquistato un primo lotto di merce con quantità 180 al prezzo complessivo di 6.000 euro e, successivamente,  effettua una seconda ordinazione di altri 20 pezzi a 2.000 euro. Le unità totali sono pari a 300 mentre il costo complessivo è di 8.000 euro. Per calcolare il costo medio ponderato basterà eseguire l’operazione:

6000 + 2000 / 200 = 40.

Ora supponiamo che l’azienda venda 190 unità, quindi in magazzino rimangono sullo scaffale 10 pezzi.

Il valore della merce a magazzino risulta ugulale a:

10 x 100 = 100 euro.

Metodi il calcolo del costo medio ponderato:

Per movimento
Per periodo

Costo medio ponderato per movimento

Il calcolo del valore è effettuato in presenza di ogni carico del magazzino. Ogni qual volta viene caricata merce o stoccato un prodotto, bisogna rifare il calcolo del costo medio ponderato. Se esce merce dal magazzio per conoscere il valore in euro dello storno basta moltiplicare il numero delle rimanenze in uscita per il costo medio ponderato riferito all’ultimo movimento.

Costo medio ponderato per periodo

Il metodo per periodo consente di calcolare il costo medio ponderato a consuntivo. Per eseguire il computo nel modo corretto è necessario eseguire due operazioni:

prima calcolare il C.M.P del totale delle giacenze entrate in magazzino durante tutto l’anno;
poi moltiplicare il valore ottenuto per il numero delle rimanenze uscite nel corso dell’anno.

Relazione tra contabilità di magazzino e utili di bilancio

Tra le voci del bilancio di esercizio di un’azienda, la voce relativa al valore delle rimanenze è spesso la meno attendibile. E molto facile alterare i dati della contabilità del magazzino in base alle diverse esigenze fiscali è o finanziarie incrementando o diminuendo il valore delle rimanenze per migliorare o peggiorare l’utile di esercizio. L’alterazione del valore del magazzino è un pratica diffusa in molte imprese al fine di ottenere significative variazioni dei risultati di bilancio.

Uno stratagemma che funziona in tutti i casi:

se al termine dell’esercizio gli utili risultano più alti del previsto è sufficiente abbassare il valore di magazzino per abbattere la base imponibile e versare minori imposte. Al contrario, se a fine anno gli utili sono scarsi ma abbiamo l’impellente bisogno di rinnovare le linee di credito, allora basterà alzare il valore di magazzino e presentare alla banca un bilancio, almeno in apparenza, positivo e sano.

Si sta parlando di una pratica illegale, impiegata però con una certa frequenza,che porta ad avere bilanci alterati che non corrispondono alla reale situazione economico-finanziaria dell’azienda.

Per consegnare un bilancio gonfiato alla banca. Ribadiamo che l’istituto di credito, per prima cosa, verifica il bilancio presentato con quelli dei precedenti esercizi, e chiaramente, già solo questa operazione metterebbe in luce non poche anomalie. Qualora i conti non dovessero tornare, l’imprenditore sarà con tutta probabilità chiamato a dare esaurienti spiegazioni in merito.

Le banche dispongono di appositi software per calcolare lo scostamento del costo del venduto così da far emergere situazioni sospette.

Nel caso in cui l’imprenditore dovesse ridurre il valore delle rimanenze per pagare meno tasse, i problemi li avrà con il Fisco. L’Agenzia delle Entrate dispone di tutte le informazioni tributarie e dei mezzi tecnologici per incrociare i dati comunicati e far emergere possibili anomalie o incongruenze rispetto a quanto dichiarato.

E’ comunque vero che l’alterazione del valore delle rimenze finali può essere fatta solo per un anno in quanto le rimenze finali sono uguali alle rimanenze iniziali dell’ anno successivo è a meno di far crescere o diminuire le rimanenze costantemente negli anni, esse concorreranno alla deteminazione dell’utile di esercizio riequilibrandolo.

Quali sono le sanzioni amministrative in caso di irregolarità nella tenuta del magazzino fiscale?

Il D.Lgs. 471/97 articolo 9 comma 1, stabilisce le sanzioni amministrative da applicare in presenza di omessa tenuta o conservazione delle scritture ausiliarie di magazzino.

Sono previste ammende che partono da un minimo di 1.032,91 euro fino ad un massimo di 7.746,85 euro. La medesima sanzione viene applicata qualora l’impresa si rifiutasse di esibire i registri di magazzino oppure dichiarasse di non possederli.

La sanzione amministrativa può subire una riduzione fino a un minimo di circa 500 euro, se l’autorità ritiene l’irregolare tenuta dei registri o l’assenza dei documenti azioni di scarsa rilevanza, ovvero fatti che non costituiscano un ostacolo all’accertamento delle imposte dovute.

Al contrario, l’ammenda subisce un incremento di misura doppia se l’Agenzia delle Entrate accerta l’evasione di imposte dirette e dell’IVA durante i periodi di esercizio per un ammontare complessivo superiore a 50.000 euro.

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