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Le immobilizzazioni sono definite dal codice civile come gli “elementi patrimoniali destinati ad essere utilizzati durevolmente” all’interno delle aziende (articolo 2424 bis codice civile).

Immobilizzazioni cosa sono?

Le immobilizzazioni sono attività che fanno parte dello stato patrimoniale di un’azienda.

Sono una componente attiva del patrimonio aziendale, la cui acquisizione avviene per uno scopo diverso da quello relativo alla cessione sul mercato al fine di realizzare reddito. Essa è finalizzata a sostenere la produzione di beni o l’erogazione di servizi da parte dell’azienda in un arco di tempo superiore all’esercizio. In altre parole, il costo può anche essere sostenuto in un’unica soluzione, ma l’utilità dell’immobilizzazione è destinata a restare tale nel medio lungo termine, anche per diversi anni.

Le immobilizzazioni si distinguono in tre categorie:

  • immateriali
  • materiali
  • finanziarie.

In questo articolo ci concentriamo sulle immobilizzazioni immateriali ovvero quelle intangibili, soffermandoci sull’inquadramento civilistico, l’iscrizione nel bilancio di esercizio, i principi contabili nazionali ed internazionali.

Immobilizzazioni immateriali: classificazione secondo l’articolo 2424 codice civile:

Le immobilizzazioni devono essere iscritte nella lettera B) dello schema obbligatorio di Stato Patrimoniale redatto ai sensi dell’articolo 2424 del codice civile.

 Immobilizzazioni Immateriali comprendono:

  • costi di impianto e di ampliamento;

  • costi di ricerca, di sviluppo e di pubblicità;

  • diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno;

  • concessioni, licenze, marchi e diritti simili;

  • avviamento;

  • immobilizzazioni in corso e acconti;

Il codice civile non contiene delle definizioni delle singole categorie di immobilizzazioni immateriali, né alcun commento particolare.
Soltanto con riferimento alle prime due voci – i costi di impianto e ampliamento e quelli di ricerca, sviluppo e pubblicità  l’articolo 2427 comma 3 precisa che la nota integrativa deve indicare le ragioni tecnico-giuridiche che hanno indotto gli amministratori a capitalizzarli ovvero ad inserirli nello stato patrimoniale anziché imputarli direttamente a conto economico.

Le caratteristiche delle Immobilizzazioni Immateriali sono:

Assenza di tangibilità

 Intangibili, si caratterizzano per il fatto di non essere fisicamente percepibili, come potrebbe esserlo un macchinario, un capannone, che in effetti fanno parte delle immobilizzazioni materiali Devono trattarsi di risorse controllate dall’azienda come risultato di operazioni svolte in passato, dalle qualsi sono attesi futuri benefici economici misurabili attendibilmente.

Sostenimento effettivo di costi

I costi devono essere documentati tramite fatture ricevute

Utilità pluriennale

La loro utilità deve protrarsi per vari esercizi

Immobilizzazioni Immateriali ulteriore distinzione

Le immobilizzazioni immateriali si possono suddividere in tre categorie

Beni Immateriali

  • diritti di brevetto industriale
  • diritti di utilizzazione delle opere dell’ingegno
  • concessioni
  • licenze
  • marchi

Oneri Pluriennali

  • costi di impianto e di ampliamento
  • costi di ricerca
  • costi di pubblicità

Costi di Avviamento

I costi di avviamento fanno una categoria a se

 

Perchè è importante la distinzione tra Beni immateriali e Oneri Pluriennali?

Perchè gli oneri pluriennali sono soggetti ad una maggiore incertezza di valutazione. Sono soggetti pertanto alla Tutela prudenziale civilistica (art.2426, 5 e n.6)

Ad esempio nelle società di capitali:

la capitalizzazione subordinata al consenso del collegio sindacale;

ammortamento massimo in cinque anni;

gli utili in presenza di valori non ammortizzati possono essere distribuiti solo se esistono riserve disponibili a copertura del costo.

Per il documento 24 DC-R se sono soddisfatti i requisiti di utilità futura e misurabilità

Per i Beni Immateriali e l’avviamento vi è l’obbligo di iscrizione.

Per gli oneri Pluriennali vi è la facoltà di iscrizione tra i benni immateriali

Principi contabili internazionali

Secondo i principi contabili internazionali le immobilizzazioni immateriali sono disciplinate dallo IAS38.

Lo IAS 38 considera i seguenti requisiti fondamentali per l’iscrizione delle immobilizzazioni immateriali nel bilancio di esercizio delle aziende:

intangibilità

Tali requisiti sono più stringenti di quelli previsti dalla normativa contabile italiana per cui non consentono la capitalizzazione di alcuni elementi come:

i costi di ampliamento e pubblicità.

Le suddette voci non possono essere capitalizzate nel bilancio di esercizio redatto secondo i principi contabili internazionali IAS-IFRS poiché manca il requisito della misurabilità oggettiva.
Per i costi di ricerca e sviluppo, invece, lo IAS 38 prevede solo la possibilità di patrimonializzare i costi di sviluppo (purché possiedano i requisiti sopramenzionati).

Contabilmente cosa avviene?

 Ogni anno  le immobilizzazioni devono essere ammortizzate a bilancio, seguendo le percentuali previste dalla normativa civilistica e fiscale. Su ogni esercizio pertanto grava una quota del costo complessivo, in funzione dell’apporto di utilità presunta garantita dall’immobilizzazione nel periodo.

Il costo va imputato al conto economico e deprime il risultato finale.

L’art.2425 del Codice Civile spiega che l’ammortamento deve avvenire sistematicamente, nel senso che non è possibile incrementare o ridurre la percentuale di ammortamento di esercizio in esercizio, a seconda della convenienza.

Un’azienda, ed esempio, potrebbe aumentare l’ammortamento ricadente su un esercizio per ridurre gli utili del periodo, oppure al contrario potrebbe volere ridurne la quota per migliorare il risultato finale.

L’ammortamento, deve avvenire seguendo un piano conforme.

Esempio

Il costo di impianto e di ampliamento di un’azienda sia pari a 4.000.000 di euro, le norme civilistiche consentono di spalmarlo entro un periodo non superiore ai 5 anni, se l’azienda decide di ammortizzare il costo in in 5 esercizi, significa che per ciascun esercizio verrà imputato un quinto del totale, ovvero per 800.000 euro.

Alla fine del secondo anno, quindi, l’azienda avrà ammortizzato i 2/5 del costo, cioè 1.600.000 euro e si troverà a dover imputare nei restanti tre esercizi altri 2.400.000 euro.

Esempio 2

Facciamo l’esempio di un marchio acquistato da una azienda ad un costo di 12.000.000 di €. Secondo la normativa fiscale,  potrà essere deducibile fino al 50%, ma non fissa un numero massimo di anni entro il quale completare l’ammortamento, imponendo solo che debba concludersi non più tardi della sua durata legale e in assenza, per un periodo ragionevole e comunque non inferiore ai 2 anni.

L’azienda può decidere di avvalersi di un ammortamento di tipo costante, decrescente o crescente.

Per semplicità di calcolo, supponiamo che l’azienda decida di ammortizzare il marchio per 10 anni e secondo quote costanti, ovvero del 10% per esercizio. Ciò significa che potrà dedurre fiscalmente 6 milioni di euro in 10 esercizi, vale a dire 600.000 € per esercizio.

600.000 € è il costo annuale, che ridurrà ai fini fiscali il risultato d’esercizio.

Supponiamo che al termine dei 10 anni, l’azienda decida di cedere a terzi il marchio per la somma di 14.000.000 €. Visto che aveva già ammortizzato sul piano fiscale il costo per la quota massima consentita, resta da vedere se l’ammortamento civilistico sia avvenuto nello stesso arco di tempo o più lentamente o ancora più rapidamente.

In ogni caso, i 14.000.000 € rappresentano una plusvalenza, che sarà sottoposta alla disciplina fiscale vigente.

Può accadere anche il caso in cui un’immobilizzazione immateriale sia soggetta a un deprezzamento del suo valore, tale da rendere necessaria una svalutazione a bilancio.

In tali casi, la rettifica deve riferirsi al valore originario del bene e deve essere indicata e motivata nella nota integrativa.

 

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