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Costo fisso cos’è?

I costi fissi sono i costi che non variano al variare delle quantità prodotte, ovvero quei costi che devono essere sostenuti anche quando l’azienda non produce o non vende e che, quindi, non possono essere modificati nel breve periodo.

I costi fissi nel breve periodo e nel medio lungo periodo

Un’impresa, si trova a far fronte ad un calo della domanda, decide di non utilizzare al massimo la propria capacità produttiva, dovrà comunque sostenere dei costi, quali  ad esempio quelli l’affitto e degli impianti.

Parallelamente, di fronte a un repentino aumento della domanda, l’impresa dovrà incrementare la produzione attraverso l’aumento dei costi variabili, in quanto nel breve periodo non si ha il tempo di modificare gli impianti di produzione attraverso investimenti.

Per queste ragioni i costi fissi sono considerati una costante nel breve periodo.

Se si vuole aumentare la produzione o la produttività della propria azienda o impresa in maniera strutturale è necessario ampliare la capacità produttiva degli impianti.

Bisogna ricordare che tra il momento in cui si prende la decisione di investire su un miglioramento strutturale della propria azienda e il momento in cui questo investimento diventa operativo e inizia a dare i suoi frutti possono passare  mesi a volte anche anni.

Per queste ragioni i costi fissi sono definiti variabili nel lungo periodo, perché l’impresa può modificare la propria capacità produttiva ma solo nel lungo periodo.

 

I costi fissi: esempi

Abbiamo visto che nel breve periodo i costi fissi sono quei costi che non variano al variare della quantità prodotta. Per rendere più chiaro il concetto è bene fare una serie di esempi; nella categoria dei costi fissi quindi rientrano:

 

Canoni di affitto (costi per il godimento di beni terzi);

Costi di ampliamento, di marketing, spese in ricerca e sviluppo, brevetti (ammortamento di beni immateriali);

Costi di manutenzione e riparazione di macchinari;

Imposte di registro, IMU, (imposte e oneri di gestione);


Retribuzioni, salari, oneri sociali, TFR, (costi per il personale dipendente);


Terreni, impianti, fabbricati sia civili sia industriali (ammortamento di immobili materiali);

 

Costo fisso specifico e costo fisso comune


Per costi fissi specifici si intendono quei costi che vengono generati da fattori produttivi utilizzati in via esclusiva per l’adempimento di un dato processo produttivo di grande importanza per l’azienda, come ad esempio l’acquisto di un macchinario o l’acquisto di un capannone dove consegnare la merce in attesa di consegna.

Per costi fissi comuni si intendono tutti i costi relativi al buon funzionamento di un’attività ma non impiegati direttamente nella produzione di beni e servizi. Un esempio di costo fisso comune può essere l’importo che mensilmente l’imprenditore versa alla ditta di pulizie.

Come si calcola il costo fisso?

 

Il costo fisso quindi può essere definito anche come la differenza tra costo totale e costo variabile:

CF (costo fisso) = CT (costo totale) – CV (costo Variabile)

Come si calcolano i costi fissi unitari?


Il costo fisso unitario (CFU) si calcola come il costo fisso diviso la quantità prodotta.

Il costo variabile unitario (CVU) si calcola come il costo variabile diviso la quantità prodotta.

Quali sono i costi fissi in bilancio?


Sono costi fissi quei fattori produttivi riportati nelle voci del bilancio aziendale, il cui valore complessivo rimane costante al variare delle quantità prodotte o vendute. Alcuni esempi sono l’affitto di un capannone o uno spazio commerciale, la parcella del commercialista, il canone di un software, le spese per le pulizie, ecc ecc.

Cos’è il costo marginale?

Il costo marginale è dato dal costo aggiuntivo necessario per la produzione di una unità di prodotto in più.

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