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Per costi variabili si intende quei costi che cambiano in maniera proporzionale al variare della quantità di beni o servizi prodotti.

A differenza dei costi fissi, che non cambiano al variare della quantità prodotta (entro i limiti della capacità produttiva degli impianti), in linea teorica se l’azienda non produce i costi variabili sono uguali a zero.

Il costo variabile quindi può essere definito anche come la differenza tra costo totale e costo fisso:

CV (costo variabile) = CT (costo totale) – CF (costo fisso)

Come trovare il costo medio variabile?

Il costo medio variabile si ottiene dividendo i costi totali variabili per il numero di unità prodotte. Ad esempio, se il costo totale variabile è 600 euro e le unità prodotte sono 1200, il costo medio variabile sarà 2 euro.

Costi variabili complessivi

In sede di analisi, i costi variabili sono rappresentati sugli assi cartesiani con una semiretta che parte dall’origine degli assi. In pratica il valore è pari a zero in assenza di quantità prodotte e aumenta in misura proporzionale ai volumi di vendita.

È bene precisare che il concetto di variabilità è riferito al valore complessivo, poiché i costi variabili unitari tendono a rimanere costanti.

Costi variabili lineari
Grafico che rappresenta i costi variabili lineari
Nell’esempio della produzione di gelato, i costi variabili unitari rimangono costanti (3 €) e il loro sviluppo grafico disegna una linea retta e perciò sono definiti lineari.

In altri casi, però, i costi variabili possono avere un andamento decrescente o crescente e in base a ciò sono definiti degressivi o progressivi.

Costi variabili degressivi

I costi variabili degressivi sono costi che disegnano una curva la cui inclinazione tende a diminuire all’aumentare delle quantità prodotte o vendute.

Un esempio di costi variabili degressivi  potrebbe verificarsi dall’aumento della forza contrattuale  data dall’ aumento dei volumi che consente di ottenere prezzi di acquisto più vantaggiosi.

In altre parole, i costi variabili degressivi sono quei costi che aumentano in misura meno che proporzionale al variare dei volumi prodotti.

Costi variabili progressivi

I costi variabili progressivi sono quelli che disegnano una curva la cui inclinazione tende a salire maggiormente all’aumentare delle quantità prodotte.

Uno dei fattori che determina la progressività potrebbe essere ad esempio costo del lavoro straordinario pagato al personale dipendente.

I costi semi variabili

I costi semi variabili, sono quei costi dati dalla somma di una componente fissa, che non varia al variare della produzione e di una componente variabile, che dipende dalla quantità di bene o servizio prodotta.

Un esempio di costi semi variabili sono i costi per la fornitura di energia elettrica o di servizi telefonici o internet.

 

Alcuni esempi di costi variabili

Le materie prime

Il classico esempio di costi variabili sono le materie prime.  Pensate ad una azienda meccanica, il materiale ferroso rappresenta il costo variabile principale.

 

L’energia elettrica

L’energia elettrica per le aziende manifatturiere si può distinguere la parte di energia consumata per l’illuminazione che rappresenta un costo fisso mentre il costo per la forza motrice è sicuramente un costo variabile.

 

Il Carburante

Il carburante è costo variabile per eccellenza nei settori della logistica e dei trasporti: il costo del carburante è direttamente proporzionale ai km percorsi.

Il Gas

Per la maggior parte delle aziende  il costo del gas può essere considerato un costo fisso, pensiamo al consumo di gas per il riscaldamento degli uffici e degli stabilimenti di produzione. È un costo variabile, invece, quando il gas è consumato, ad esempio nel settore della verniciatura dei metalli per alimentare i forni di essicazione.

 

Definizione di costo variabile all’interno di un conto economico

Cos’è un costo variabile all’interno del conto economico di un’azienda?

 Per costo variabile si intendono tutti quei costi che, nel loro ammontare complessivo, variano proporzionalmente al variare della quantità prodotta. Se l’azienda produce zero manufatti i suoi costi variabili saranno zero. Al contrario più aumenta la produzione più aumentano i costi variabili.

Il costo variabile può essere visto come il costo necessario ad un’azienda di beni o servizi per produrre i suoi prodotti o per erogare i suoi servizi.

 

Considerazioni finali sui costi variabili

A cosa serve sapere se un costo è fisso o variabile?

Analizzare il comportamento di talune tipologie di costi al variare dei volumi di produzione è collegata alla necessità di raccogliere informazioni utili alle attività di pianificazione e controllo.

In questa prospettiva, la suddivisione tra costi fissi e costi variabili permette di effettuare rapidamente delle analisi come quella relativa al break even point. 

 

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