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Attivo Circolante definizione

L’attivo circolante è la somma degli impieghi di breve durata e dei mezzi liquidi a disposizione dell’azienda. La voce è prevista nell’attivo del bilancio civilistico e comprende tutte quelle voci di cui l’azienda ha pronta disponibilità.

Formula per calcolare l’Attivo Circolante

L’attivo circolante può essere calcolato come somma delle attività correnti:

Rimanenze + Liquidità Immediate + Crediti a Breve Termine

Formula per calcolare il Capitale Netto Circolante

Il capitale circolante netto è calcolato nel seguente modo:

Rimanenze + Liquidità Immediate + Crediti a Breve Termine – Debiti Finanziari – Debiti a Breve Termine.

L’Attivo Circolante nello Stato Patrimoniale

La struttura dello stato patrimoniale del bilancio civilistico è disciplinato all’art 2424 del codice civile. Questo prevede, tra le voci dell’attivo, alla lettera C, proprio l’attivo circolante.

Qui vengono indicate le voci di attivo avente breve durata o i mezzi liquidi, vale a dire tutto ciò che non è destinato a essere utilizzato durevolmente dall’azienda. Le altre voci, totalmente opposte, sono le immobilizzazioni. In azienda infatti queste hanno durata pluriennale, hanno cioè vita maggiore e saranno presenti in azienda per un periodo maggiore.

Quali sono gli elementi presenti nell’Attivo Circolante?

– le rimanenze di merci, materie e prodotti;
– i crediti;
– le attività finanziarie che non costituiscono immobilizzazioni;
– le disponibilità liquide.

Le voci dell’attivo circolante sono componenti del patrimonio aziendale che usciranno presto dalla disponibilità della società. Sono destinati ad essere consumati o venduti (come ad esempio le rimanenze), ad essere incassati (come i crediti) o possono uscire in ogni momento dalle casse dell’azienda (come le disponibilità liquide).

Il totale è uno degli indicatori per stabilire la salute di un’azienda. Questo perché comprende tutte le attività che l’impresa può utilizzare per ripagare i propri debiti.

Inoltre, determinando questo valore è possibile calcolare:

margine di tesoreria, cioè la differenza tra attivo circolante (escluso il valore del magazzino) e le passività a breve;
indice di disponibilità, quindi il rapporto percentuale tra attivo circolante e passività a breve;
capitale circolante netto, cioè la differenza tra attività a breve termine e passività correnti.

 

Attivo Circolante Netto

Attivo circolante netto è una definizione impropria, a volte utilizzata per intendere il capitale circolante netto.

l’attivo circolante è una voce di stato patrimoniale che è costituita da attività;
il capitale circolante netto invece è la differenza tra le attività a breve periodo e le passività a breve periodo. Misura quindi la capacità di rispettare i propri obblighi con le liquidità correnti.
Se ti interessa un approfondimento sul capitale circolante netto, abbiamo scritto un articolo che ti aiuterà ad inquadrare meglio l’argomento!

Gestione delle Rimanenze

Le rimanenze dette anche scorte, magazzino o giacenze e non sono altro che materie prime o beni acquistati o prodotti  finiti che ancora non sono stati venduti.

Essendo beni materiali che devono essere ancora utilizzati (nel caso delle materie prime e sussidiaria) o venduti (nel caso dei prodotti finiti), sono attività subito disponibili, ma differite come i crediti.

Le rimanenze possono essere suddivise in:

materie prime;
prodotti in corso di lavorazione e semilavorati;
lavori in corso su ordinazione;
prodotti finiti e merci;
acconti per l’acquisto di materiale.
La valutazione delle rimanenze è un aspetto molto importante nella contabilità di un’azienda, perciò deve essere eseguito con cura e precisione.

Differenze con l’Attivo Corrente

L’attivo circolante rappresenta tutte le voci di bilancio con una rapida disponibilità, ovvero gli impieghi di breve durata e i mezzi liquidi.

L’attivo corrente invece può essere definito come un suo sottoinsieme. Infatti, con questa definizione si intendono tutti gli elementi dell’attivo che hanno una monetizzazione molto breve, solitamente inferiore ai dodici mesi. L’attivo corrente perciò comprende:

rimanenze;
crediti, ma solamente quelli esigibili nell’esercizio successivo (non oltre i 12 mesi);
attività finanziaria che non costituiscono immobilizzazioni;
disponibilità liquide;
ratei e risconti (solo quelli scadenti entro l’anno successivo).
Nell’attivo corrente sono pertanto escluse tutti quelle voci che non hanno una monetizzazione immediata nell’esercizio successivo. Dunque a esso vengono esclusi: crediti esigibili oltre l’esercizio con sadenza oltre i 12 mesi;
ratei e risconti.

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