Petrolio, materia prima quotazione

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La materia prima più negoziata al mondo Future-CME 

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Prezzo petrolio Brent grafico in tempo reale

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Materia prima Petrolio

Il petrolio è la materia prima più importante nell’ economia mondiale.

Questa guida aiuta a capirne di più sull’oro nero. Perché è importante? Da dove si ricava? A cosa serve?

Cos’è il  Petrolio

Il petrolio (dal termine tardo latino petroleum, composto di petra, “roccia”, e oleum, “olio”, cioè “olio di roccia”) è un liquido oleoso di colore che può andare dal nero al marrone scuro, passando dal verdognolo fino all’arancione che si trova nelle profondità del terreno.
E’ un combustibile fossile derivato dalla decomposizione di sostanze organiche di origine prevalentemente animale rimaste sepolte sotto la crosta terrestre  da 10 a 100 milioni di anni.

I combustibili (materiali che bruciando rilasciano energia) sono formati principalmente da idrogeno e carbonio, detti anche idrocarburi.

Il petrolio, è una miscela di diversi idrocarburi, la cui composizione varia a in base al luogo di provenienza.

Nel petrolio greggio sono presenti altre sostanze come lo zolfo che lo rendono meno pregiato.

Importanza del petrolio

Il petrolio è una risorsa destinata ad esaurirsi  ed è attualmente ancora la principale fonte energetica a livello mondiale. Viene utilizzato come carburante di veicoli sia terrestri che aerei.  Si utilizza nelle centrali per la produzione di energia elettrica ed è anche la base per numerosi altri prodotti come la plastica

Tipologie di Petrolio Brent e WTI

Sui mercati internazionali, vengono quotate due tipologie di petrolio:

il Brent il cui nome deriva da un giacimento ubicato nel Mare del Nord, scoperto negli anni 70 al largo della Scozia, attualmente  definisce la produzione di 19 campi petroliferi, situati nel Mare del Nord.

Petrolio  WTI  West Texas Intermediate.

E un petrolio di alta qualità, decisamente pregiato, date le sue caratteristiche di bassa presenza di zolfo e di altri inquinanti.

Dalla sua raffinazione si ottiene una maggiore  percentuale di benzina e gasolio.

Entrambi sono classificati come petroli leggeri (in inglese con light sweet, dove per “light” ci si riferisce alla scarsa densità e per “sweet” al basso contenuto di solfuri.

Quotazione andamento Petrolio

Brent e WTI, le due principali tipologie di greggio a livello internazionale, sono scambiati sul NYMEX di New York il principale mercato mondiale per futures ed options sui prodotti energetici e sulle materie prime e sull ‘Intercontinental Exchange di Atlanta. Su questi due mercati sono quotati sia dove il petrolio viene venduto al barile.

Il prezzo del Brent determina quello del 60% del petrolio estratto nel mondo Le due tipologie di petrolio, pur seguendo dinamiche simili, non hanno mai il medesimo prezzo. per diversi motivi  un  aumento della produzione in Nord America e l’instabilità geopolitica nel Medio Oriente.

Entrambi questi fattori vanno a discapito del prezzo del Brent, su cui grava un maggiore costo di trasporto, in quanto il WTI può essere trasportato per mezzo  di oleodotti a un prezzo inferiore.

Le maggiori compagnie petrolifere mondiali

Saudi Aranco

Shell

logo quotazione shell

Exxon Mobile

quotazione exon mobil

ENI

quotazione eni

Chevron

quotazione chevron

Repsol

logo repsol quotazione

BP

QUOTAZIONE BP

Barile di Petrolio

Il prezzo del petrolio, sia esso Brent o WTI,  e fissato al barile (o barrel, in  inglese).

Ogni barile contiene convenzionalmente 159 litri di greggio, pari a circa 135 chili.

Il barile come unità di misura è stato adottato legalmente per la prima volta nel 1886 dallo stato americano del West Virginia, ma solo una parte degli stati americani ne fissa la misura alla temperatura di 60°F (15°C) come condizione standardizzata.

Con il  termine ‘barili per giorno’ (barrels for day) si riferisce all’unità di misura della produzione di un pozzo o di un giacimento, oppure alla capacità di lavorazione di un impianto, adottata a livello universale dall’industria del petrolio.

Un barile/giorno corrisponde a circa 50 tonnellate/anno.

Paesi produttori di petrolio greggio

I 20 maggiori produttori in percentuale di petrolio sono:

  1. Arabia Saudita 13,2%
  • Russia 12,8%
  • Usa 8,8%
  • Iran 5,2%
  • Cina 5,1%
  • Canada 4,3%
  • Emirati Arabi Uniti 3,8%
  • Messico 3,6%
  • Kuwait 3,5%
  • Iraq 3,4%
  • Venezuela 3,5%
  • Nigeria2,9%
  • Brasile 2,9%
  • Norvegia 2,3%
  • Kazakistan 2.2%
  • Angola, 2,1%
  • Algeria 1,9%
  • Qatar 1,8%
  • Regno Unito 1,3%
  • Indonesia 1,1%

produttori quotazione petrolio

 Principali paesi consumatori di Petrolio greggio

Paese

Barili 

Milioni/giorno

Stati Uniti 19,53
Cina 12.02
India 4.14
Giappone 4.12
Russia 3.55
Arabia Saudita 3.24
Brasile 2.99
Corea del Sud 2.41
Canada 2.41
Germania 2.27
Messico 2.01
Iran 1.91
Francia 1.69
Indonesia 1.65
Regno Unito 1.54
Singapore 1.34
Thailandia 1.27
Italia 1.27
Spagna 1.24
Australia 1.12

Cos’è l’Opec

Per Opec si intende Organization of the Petroleum Exporting Countries organizzazione fondata nel 1960.

Si tratta di un cartello che mira alla stabilità del mercato del petrolio, attraverso una regolazione dei livelli di produzione dei paesi membri che aiuti a mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta per difendere le proprie economie dalla flessione dei prezzi operata dalle maggiori compagnie petrolifere. La sede dell’OPEC, inizialmente stabilita a Ginevra, dal 1º settembre 1965 è stata trasferita a Vienna.

L’influenza dell’Opec,  e enorme in quanto  controllano circa il 78% delle riserve mondiali accertate di petrolio, il 50% di quelle di gas naturale e forniscono circa il 42% della produzione mondiale di petrolio ed il 17% di quella di gas naturale.  I Paesi membri si riuniscono almeno un paio di volte l’anno per coordinare e unificare le proprie politiche petrolifere.

I Paesi membri dell’Opec sono:

  • Algeria
  • Angola
  • Arabia Saudita
  • Ecuador
  • Emirati Arabi Uniti
  • Iran
  • Iraq
  • Kuwait
  • Libia
  • Nigeria
  • Qatar
  • Venezuela
  • Gabon
  • Indonesia

lo Shale Oil

Negli ultimi anni si è sviluppata una nuova tecnologia che permette di ricavare petrolio dalla frantumazione di alcuni tipi di roccia. Questa a tenica prende il nome di fracking (fratturazione idraulica) tramite la quale si ricava lo
Shale Oil  o Olio di scisto è un olio grezzo sintetico che viene estratto dallo scisto bituminoso mediante pirolisi è un petrolio grezzo che viene estratto dai depositi di scisti sotterranei, tramite un calore intenso che viene utilizzato per abbattere una sostanza organica cerosa chiamata kerogene, contenuta nello scisto che rilascia idrocarburi liquidi e gassosi simili a quelli che si trovano nel petrolio convenzionale.

Questo tipo di greggio sintetico viene anche chiamato olio kerogenico. Con la tecnologia attuale l’olio viene recuperato da uno dei due processi. Si tratta di estrarre e frantumare l’olio di scisto e quindi di trasportare la roccia in un impianto di lavorazione in cui viene riscaldata in apposite storte a temperature di circa 500 ° C (930 ° F). Il calore intenso rilascia vapori di petrolio dalla roccia, che si liquefano in una serie di condensatori.

In questa tecnica un deposito di scisto bituminoso è fratturato con esplosivi, dopo di che una miscela di gas e aria viene pompata nel deposito e accesa per riscaldare la roccia. (Anche altre tecnologie come il riscaldamento elettrico sono state provate.)

La conseguente pirolisi del kerogene sotterraneo produce vapori di olio che, una volta condensati, vengono pompati molto come il petrolio greggio. Il petrolio grezzo si trova solitamente in rocce sedimentarie a grana grossa, permeabili e porose relativamente grossolane come arenaria e calcare, da cui può essere prelevato utilizzando la sola pressione di formazione naturale o, se necessario, alcune tecnologie consolidate come il pompaggio meccanico l’olio fuori o forzando gas o liquido nel serbatoio. Oltre a tale produzione convenzionale, nuove tecnologie come punte direttrici, sensori elettronici e fratturazioni idrauliche hanno aperto i cosiddetti serbatoi non convenzionali composti da “rocce strette” dense e impermeabili come lo scisto o la dolomite.

L’olio estratto da tutte queste formazioni è noto nell’industria petrolifera come “olio stretto”.

Il petrolio nell’economia mondiale

Tutta l’economia mondiale, così come la conosciamo oggi, è dipendente dal petrolio. Il petrolio greggio viene stoccato in cisterne e trasportato verso le industrie di raffinazione .

A loro rispose circa dieci anni fa lo sceicco saudita Yamani con la famosa frase “l’età della pietra non finì quando finirono le pietre, ma quando si trovò qualcosa di meglio. Per il petrolio sarà la stessa cosa”.

Nel solo 2007 sono stati utilizzati 31 miliardi di barili di petrolio , il 70% dei quali sono stati impiegati nella produzione di carburanti, fondamentali per i settori dei trasporti e della produzione di energia elettrica.

Dal greggio, infatti, dipende il 96% dei mezzi di trasporto e il 36% delle centrali elettriche. Se poi, oltre al petrolio, includiamo anche altre fonti fossili non rinnovabili, quali gas naturale e carbone, la quota sale all’89% nel caso della produzione di energia.

L’Arabia Saudita, la più grande economia della regione, ha riserve di valuta estera per un valore di 444 miliardi di dollari, sufficienti a coprire due anni di spese al ritmo attuale. I leader arabi sapevano che i prezzi del petrolio alle stelle non sarebbero durati per sempre.

Quattro anni fa il principe ereditario Mohammed bin Salman, che governa l’Arabia Saudita, ha presentato un piano chiamato Vision 2030 che aveva l’obiettivo di emancipare la sua economia dal petrolio. Tuttavia “il 2030 è diventato il 2020”, dichiara un consulente del principe.

Dietro questo fenomeno s’intrecciano questioni economiche, nodi geopolitici e le prospettive tecnologiche legate ai limiti ecologici dello sviluppo. Una partita a scacchi che rende assai complesso un accordo per un taglio della produzione che sospinga in alto i prezzi.

La Cina è il principale importatore mondiale di petrolio e la frenata dell’economia cinese incide sulla richiesta di materie prime energetiche contribuendo al calo della domanda, che spinge il prezzo del petrolio al ribasso.

A seconda delle fasi di mercato gli esperti spiegano che ne resta poco o che ce n’è troppo.

I proventi del petrolio in Medio Oriente e Nordafrica, che produce più liquido nero di qualsiasi altra regione, sono crollati secondo l’Fmi da più di mille miliardi di dollari nel 2012 a 575 miliardi di dollari nel 2019.

Quest’anno i paesi arabi dovrebbero guadagnare circa 300 miliardi di dollari dalla vendita del petrolio, una cifra che non basta nemmeno a coprire le loro spese. Molti stanno bruciando riserve di denaro liquido che avrebbero dovuto finanziare le riforme.

Il covid 19 ed il petrolio

Il covid-19 ha fatto precipitare il prezzo del petrolio ai minimi storici perché le persone hanno smesso di spostarsi per limitare la diffusione del virus.

Solo un accordo con l’OPEC, potrebbe frenare la corsa al ribasso che rischia di avvicinare pericolosamente il prezzo del barile.

Ma in realtà tra i paesi OPEC solo Venezuela e Algeria si sono espresse chiaramente a favore di un taglio.

Nel dicembre del 2015 la Russia ha raggiunto il picco record nella produzione del greggio dalla fine dell’Unione Sovietica, 10,8 milioni di barili al giorno, entrando così di diritto nel club ristretto dei grandi produttori accanto all’Arabia Saudita, leader dei paesi Opec.

Da almeno 50 anni, ogni anno, si stima che le riserve basteranno solo per i prossimi 50 anni. Ogni anno le stime vengono aggiornate, i tempi allungati, e la mitica fine del petrolio viene sospinta verso un orizzonte mai lontanissimo ma neppure vicino.

Negli anni ’80 un think thank chiamato “club di Roma” ebbe molta fortuna predicendo la fine dell’oro nero entro il 2000.

Con la ripresa dei commerci il prezzo è risalito, anche se potrebbero volerci ancora anni per registrare un picco nella domanda.

Il petrolio a buon mercato scoraggerebbe gli investimenti nelle più efficenti infrastrutture energetiche e energie rinnovabili. In alcuni Paesi poi scende anche il costo del carbone rendendo sempre più economico l’uso di queste fonti altamente inquinanti e responsabili della formazione dei gas serra.

Dall’altra parte i prezzi bassi che colpiscono i guadagni di questa industria hanno portato a congelare i progetti di estrazione.

A fermarsi sono stati soprattutto quelli più costosi, come le trivellazioni in acque profonde e l’estrazione di riserve non convenzionali.

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